Quello che i cinesi di Inter e Milan non possono comprare

Quello che i cinesi di Inter e Milan non possono comprare

Primo derby cinese; diretta televisiva in Mondovisione, con il record di ascolto (un miliardo di telespettatori, il numero stimato). Seppur sold-out, si scorgono molti seggiolini di I e II arancio desolatamente vuoti; evidentemente i fruitori dei tagliandi omaggiati dagli sponsor hanno preferito trascorrere le festività Pasquali in mete più esotiche e più cool, degli spalti dello

Primo derby cinese; diretta televisiva in Mondovisione, con il record di ascolto (un miliardo di telespettatori, il numero stimato).
Seppur sold-out, si scorgono molti seggiolini di I e II arancio desolatamente vuoti; evidentemente i fruitori dei tagliandi omaggiati dagli sponsor hanno preferito trascorrere le festività Pasquali in mete più esotiche e più cool, degli spalti dello stadio di Milano all’ora del brunch.
Mi perdonerete se sto utilizzando questa terminologia globalizzatrice (no, non posso e non riesco a definirla “internazionale”, dovrei abiurare la mia fede), ma l’impatto trasmessomi dalle immagini che ho percepito nelle 3 e mezza assiepato a  sostegno dei miei colori e del mio blasone mi hanno inoculato la “sindrome cinese” che ha invaso il calcio meneghino.
I pannelli pubblicitari erano un florilegio di ideogrammi mandarini con lo stemma di “casa Suning” in ogni dove.
E’ il mercato bellezza sento risuonare da più parti mentre attendo il fischio d’inizio della gara.
Sarà, ma la mia idiosincrasia per il calcio moderno e la mercificazione della passione mi induce a cercare un roccaforte che mi difenda dall’occupazione da parte del dragone orientale.
E così, osservando le coreografie delle due curve riesco a fuggire dall’ologramma che ci vogliono imporre i nuovi proprietari delle due compagini meneghine.
“Anca a mezzdi, viva l’ Inter” e “ogni città il suo guaio ha…” sono i titoli alle gigantografie colorate che accolgono i 22 in campo.
E poi il fumo acre dei fumogeni e delle torce (elementi del tifo d’antan, ormai rarissimi visto le nuove disposizioni) che invadevano gli alveoli dei miei polmoni, hanno prodotto una conferma del perchè sono assiepato su quei gradoni.
Certo che la passione di noi vecchi innamorati delle nostre squadre è messa a dura prova.
Orari impossibili, prezzi dei biglietti, repressione durissima, lungaggini per l’acquisto dei tagliandi, e “invasione” degli occasionali che partecipano “all’evento” solo per poterlo poi condividerlo sui social.
Gli occasionali sono il prodotto del genocidio perpetrato in questi ultimi anni da parte dei nuovi padroni del calcio.
Quest’oggi ero convinto che si stesse producendo una puntata di Emigratis, osservando due epigoni dei protagonisti del programma “cafonal” di Italia 1.
Agghindati come Pio e Amedeo hanno trascorso l’intero tempo della gara a chattare, a rimirare il loro vestiario e le loro calzature in stile “cafonal” e a bere ettolitri di birra che li costringevano di continuo, a recarsi in bagno per espletare le conseguenti necessità fisiologiche. Il sentimento che mi hanno generato, era un livello di insofferenza che col passare dei minuti aumentava sempre più.
Mi chiedevo fino a quando la mia profonda passione calcistica mi avrebbe indotto a recarmi a seguire le gesta dei calciatori che indossano la maglia che amo.
Del resto sotto di due gol e con De Sciglio capitano più dannoso delle cavallette bibliche (mi chiedo come si possa assegnare quella fascia a giocatori che non possiedono neppure in un’unghia l’animus pugnandi che dovrebbe avere un capitano di una squadra di serie A), con un centrocampo evanescente in balia dei rocciosi mediani nerazzurri lo scoramento e la rabbia erano a livelli parossistici.
Al minuto 94, in preda allo sconforto più profondo mi appropinquo verso l’uscita rifilando una spinta volontaria, seppur seguita da false parole di scuse, ai due cafonal-occasionali, rimanendo in bilico cercando di intravedere, attraverso il muro di folla, le ultimissime azioni di gioco, sperando di vedere accadere “l’impossibile”, di vendicare quanto subito nel derby di andata.
E “l’impossibile” è diventato realtà grazie a una Za(m)pata- finale.
Ebbro di gioia e scendendo a perdi fiato i gradini delle vecchie scale interne della curva, comprendo pienamente e consapevolmente perchè mi ostini, così come molti altre migliaia di “veri tifosi”, a seguire questo calcio così difforme da quello del secolo scorso: l’emozione unica che nessun tycoons cinese, arabo, indonesiano, marziano, venusiano potrà mai comprendere e soprattutto comprare.
PRICELESS come direbbe un famosa pubblicità di una nota carta di credito. 
E questa emozione infinita mi induce a pensare, parafrasando una celebre canzone milanese, che non potrei stare lontano dal “…me Milan….”.
Massimo”old-football”Puricelli
Castellanza(VA)

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