La protesta italica per la chiusura delle 3 frontiere svizzere

La protesta italica per la chiusura delle 3 frontiere svizzere

E’ trascorso poco più di un mese, dalla decisione del Canton Ticino di chiudere alcuni varchi di frontiera di minore importanza (Pedrinate, Novazzano, Ponte Cremenaga) durante le ore notturne (dalle 23 alle 5) per, a detta delle istituzioni cantonali, combattere la criminalità e far fronte alle rapine e ai furti perpetrate dai malviventi provenienti dall’Italia. Apriti cielo. Sommossa mediatica in difesa dell’onore

E’ trascorso poco più di un mese, dalla decisione del Canton Ticino di chiudere alcuni varchi di frontiera di minore importanza (Pedrinate, Novazzano, Ponte Cremenaga) durante le ore notturne (dalle 23 alle 5) per, a detta delle istituzioni cantonali, combattere la criminalità e far fronte alle rapine e ai furti perpetrate dai malviventi provenienti dall’Italia.
Apriti cielo.
Sommossa mediatica in difesa dell’onore italico disonorato da tale decisione dei vicini rossocrociati.
Un atto di lesa maestà.
Come si possa criticare una nazione che ha a cuore la sicurezza, l’incolumità e la serenità dei propri cittadini, non è dato sapersi.
Sia vero o meno la tesi dell’ autorità svizzera, lasciando evaporare il clamore mediatico, ho voluto capire concretamente quale sia la situazione scaturita da tale decisione.
Ho deciso di sincerarmi se tale decisione abbia creato un caos dantesco e se ci abbia catapultati nel più oscuro medioevo, con i confini difesi da torri, roccaforti, fossati, recinzioni con cavalli di frisia, ecc.
E sì, perchè per oltre una settimana le televisioni italiane, nazionali e locali, hanno inviato uno stuolo di reporters con tanto di collegamenti in diretta e servizi che annunciavano il finimondo causato dalla chiusura notturna dei tre valichi.
Del resto, seppur mai ammalato e influenzato da esterofilia, non posso che comprendere e approvare la decisione del vicino Cantone svizzero, visto che nel nostro Paese i furti per il 97 % rimangono impuniti (dati anno 2014), nel 76 % delle rapine non viene assicurato alle patrie galere l’autore, per salire al 98 % di impunibilità dei borseggi.
Un primato poco invidiabile, evidentemente, che indurrebbe a attuare una serie di provvedimenti rigorosi ed efficaci, anche a difesa dell’immagine che stiamo fornendo oltre confine.
Che siano cittadini italiani da generazioni o persone risiedenti sul suolo italico, ma di nazionalità straniera, gli autori delle scorribande nella terra di Guglielmo Tell non se ne ha certezza; fatto sta che per gli opinion leader tricolori il nostro onore e la nostra effige sono stati macchiati indelebilmente dalla chiusura dei valichi.
Così a fronte del battage mediatico propinato urbi et orbi e convinto di piombare nell’oscurantismo dell’inizio dello scorso millennio, percorro in sella alla mia bicicletta le strade adiacenti il confine italo svizzero da Bizzarrone a Chiasso, dove incontro una serie di cartelli di avvertimento della chiusura dalle 23 alle 5 della frontiera di Novazzano con l’ indicazione del percorso alternativo per raggiungere le dogane di Chiasso, Bizzarrone, Gaggiolo; così come, in cima alla dura salita che porta al paesino di Pedrinate, capeggiano indicazioni chiare e numerose per varcare il confine dalla dogana di Ponte Faloppia. 
Mentre affrontavo i tornanti dell’erta confinale, mi domandavo come si sia potuto creare un allarme mediatico degno di un’ imminente guerra nucleare, perchè la Confederatio Helvetica e il suo piccolo Cantone ticinese abbia deciso di presidiare il territorio dalle scorribande di malfattori, sbarrando tre piccoli valichi collinari che distano solamente pochi chilometri dalle frontiere più grandi raggiungibili percorrendo strade più larghe, meno impervie, e più illuminate, soprattutto nel periodo invernale quando ghiaccio, e neve sono spesso presenti in quelle zone.
Mistero assoluto.
Poi il dilemma che si arrovella nella mia mente, svanisce non appena giungo in cima alla salita, uscendo dal paesino svizzero e superando la frontiera “incriminata”, che non è presidiata nè da lato italiano, nè dal lato svizzero (unico segno distintivo, retaggio del periodo pre Schengen, alcune transenne bianche e rosse collocate a scacchiera che costringono a zigzagare all’altezza della vecchia casupola di controllo dove un tempo si abbassavano e si alzavano le stanghe di ferro con le bande catarifrangenti) ed entrando nel territorio italiano.
Nella penombra prodotta dalla fitta boscaglia, ecco che a mala pena riesco a schivare i numerosi rattoppi e le decine di buche disseminate lungo il manto stradale, in condizioni simili a quello di Saigon alla fine dell’ aprile del 1975, “martellato” dall’artiglieria pesante delle truppe nord vietnamite in procinto di conquistare la capitale sud-vietnamita dopo una guerra durata 20 anni.
Ma non solo.
Sacchi dell’immondizia gettati ai lati della carreggiata e numerosi rifiuti sparsi tra i campi, la brughiera, i boschi.
Immagini consuete del nostro territorio.
Come non stigmatizzare la gestione dei richiedenti asilo, con i bivacchi di decine di sedicenti profughi accampati nei giardini pubblici della stazione di Como, solo 9 mesi fa.
L’aspetto più desolante è però un altro.
Un qualunque progetto di miglioramento o di sviluppo è destinato ad essere realizzato (se verrà realizzato…) dopo anni se non addirittura decenni.
Rimanendo in zona, un esempio eclatante è stata la costruzione della linea ferroviaria Arcisate Stabio.
Nella parte rossocrociata la tratta è stata ultimata nel 2014; la tratta in territorio italiano è stata oggetto di numerosi ritardi ed è ancora in via di costruzione e dovrebbe (l’ uso del condizionale è d’ obbligo) entro il 2017.
E sì perchè alcuni giorni fa durante la posa di una campata del viadotto a Bevera si è rovesciata una gru causando danni e non, grazie al cielo alcun ferito. 
Intendiamoci, non è tutto rose e fiori in Svizzera.
Non è certamente il Paese mitizzato dal cartone animato televisivo degli anni 70, Heidi.
Basta seguire le trasmissioni di approfondimento della RSI, Patti Chiari e Falò, per comprendere quali e quanti problemi, storture, illegalità, “magagne” si scoprono nei 23 cantoni elvetici.
Una differenza sostanziale, tuttavia, si evince ponendo l’attenzione al comportamento delle istituzioni dei due Paesi confinanti.
Problemi, scandali, storture, illegalità, attuazione dei progetti, in Svizzera vengono analizzati, affrontati, non procrastinati e risolti, almeno in buona parte.
Nel nostro Paese, invece, è consuetudine procrastinare ogni decisione, ogni opera, e nascondere “la polvere sotto il tappeto”.
Poi la si butta in caciara, se la nostra immagine, già peraltro macchiata dalle nostre malefatte, viene appena appena scalfita da qualche decisione o atto proveniente oltre confine.
E’ d’uopo sottolineare, poi, che c’è confine e confine.
Il confine di Pedrinate è di vitale importanza (!?!); guai a chiuderlo per 6 ore di notte, mentre i nostri confini marittimi sono in balia di un’ invasione senza precedenti che porterà alla distruzione dell’italianità e del nostro welfare.
Ma questi ultimi problemi sono quisquiglie, sono bazzecole, perchè così li considera l’ Unione “sovietica ” Europea, di cui siamo membri effettivi da oltre mezzo secolo.
La “meravigliosa e salvifica” UE, di cui, al contrario, non fa parte la Confederatio Helvetica. 
Definiscila stupida !
 
Massimo Puricelli
Castellanza(VA)    

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