Pensioni: le contraddizioni italiane

Pensioni: le contraddizioni italiane

L’ Italia è un Paese di contraddizioni. Lo dicono in molti, ma in pochi sottolineano le varie storture che lo stanno devastando. Una delle massime espressioni di queste illogicità e incongruenze è l’annoso problema delle pensioni. Il “peccato” supremo, a detta di molti economisti e politici, del mancato sviluppo nel corso degli ultimi 30 anni.

L’ Italia è un Paese di contraddizioni.
Lo dicono in molti, ma in pochi sottolineano le varie storture che lo stanno devastando.
Una delle massime espressioni di queste illogicità e incongruenze è l’annoso problema delle pensioni.
Il “peccato” supremo, a detta di molti economisti e politici, del mancato sviluppo nel corso degli ultimi 30 anni.
Per tale teoria, una serie numerosa di riforme ha innalzato sempre più l’età pensionabile, fino ad arrivare a 67 anni abbondanti per poter usufruire dell’assegno di vecchiaia.
L’ultima legge in ordine cronologico è datata 2011, la famosa, famigerata, temibile, odiata, asfissiante, tremenda “legge Fornero”.
Solo evocarne il nome, milioni di italiani manifestano una sequela di sintomi psicologici e fisici molto simili ad pandemia letale potenzialmente letale per tutto il genere umano.
Gli effetti di questa sciagura sono noti.
Lavoratori per anni senza più un’ occupazione e senza poter percepire la pensione.
Ricalcolate le future indennità che elargiranno cifre abbondantemente sotto la soglia di povertà.
Età pensionabile in continuo aumento tanto che non è lontana la fatidica soglia dei 70 anni.
I fautori e i sostenitori di tale normativa sostengono da anni che sia stato applicato questo nodo scorsoio e queste clausole capestro per evitare il fallimento del nostro Paese.
Dicono, esatto, dicono, ma non hanno mai dimostrato la veridicità di tale scenario apocalittico e non vi è e non vi sarà mai una vera prova tangibile (del resto andare a ritroso nel tempo non è possibile).
Di tangibile, invece, ci sono dati reali riguardo l’occupazione, meglio la disoccupazione, e la dura realtà quotidiana da affrontare per milioni di italiani che combattono giornalmente per sbarcare il lunario e cercare di sopravvivere, con un futuro alquanto nebuloso per non definirlo tetro.
4 milioni 742 mila cittadini vivono in povertà assoluta (ultimi dati Istat). 
Oltre questa cifra impressionante, vi è un dato se vogliamo, ancora più preoccupante, che rientra nelle contraddizioni del nostro Paese.
Secondo una stima recente una famiglia su tre “salva” il proprio bilancio grazie all’aiuto di genitori o di nonni.
Questi “assistenti sociali” sono oltre 7 milioni.
Pensionati, ovviamente, con un assegno mensile che la legge Fornero non garantirà più ai “nuovi pensionati”.
E’ evidente come i politici, i boiardi europei, gli economisti “estremisti”, sostenitori delle teorie globaliste finanziarie vogliano condurci in una situazione sociale da guerra civile, con l’assalto ai forni e ai negozi di generi alimentari.
Quello sarà lo scenario che ci attende.
E’ logico pensare come una volta passati a miglior vita gli attuali percettori di pensioni appena, appena dignitose (oltre 6 milioni di pensionati percepiscono meno di mille euro al mese) che riescono a fornire quegli ammortizzatori sociali che lo Stato non garantisce, quale sarà la situazione economica del nostro Paese.
600 euro di pensione al mese tra dieci anni avrà un potere d’acquisto meno della metà di quello odierno, con l’impossibilità di aiutare figli e nipoti.
Ma non solo.
I fautori delle “nuove pensioni” suffragano le loro assurde e devastanti decisioni con il supposto aumento dell’aspettativa di vita che ha comportato l’innalzamento dell’età pensionabile.
Un’ aspettativa di vita teorica, visto che nel 2015 è diminuita dello 0,2% per gli uomini e dello 0,4 % per le donne.
Inoltre, da una ricerca dell’Istat la qualità della vita degli anziani italiani è decisamente peggiore rispetto a quella dei coetanei europei
E’ facile comprendere come si impossibile e crudele continuare a lavorare con malattie croniche invalidanti e quale possa essere la qualità del lavoro offerto.
E non è tutto. Perchè secondo un recente studio della UIL il godimento dell’assegno pensionistico dura meno anni rispetto gli altri cittadini europei
Bazzecole, secondo i tecnocrati italici ed europei. 
Bazzecole, come il blocco del “turnover naturale” nei luoghi di lavoro dove dovrebbe esserci la normale sostituzione dei lavoratori anziani in possesso di un sacrosanto diritto al riposo, con le nuove leve lecitamente aspiranti a costruirsi una vita dignitosa.
Nemmeno i dati sciorinati mensilmente che indicano la disoccupazione giovanile oltre il 40% e quella totale sopra l’ 11% inducono ad un cambiamento radicale, quanto urgente.
Ma queste contraddizioni, non vengono fornite solamente dagli organi istituzionali, ma anche da taluni operatori dell’informazione.
Non mancano mai servizi giornalistici dove vengono posti alla ribalta dell’ opinione pubblica, la vita, il lavoro e la gesta di attempati uomini e donne che nonostante l’ottuagenaria età continuano a svolgere il loro lavoro, a guidare autoveicoli, a svolgere mansioni più o meno gravose.
Specchietti per allodole, ecco come posso definirsi tali “notizie”.
E sì, perchè l’encomio dispensato a questi sempre giovani “anziani” porge il fianco alle riforme pensionistiche draconiane che stanno distruggendo e distruggeranno l’esistenza di milioni di cittadini.
Sono esempi di vita abbacinanti e fuorvianti.
Non solo.
In taluni casi si evince come l’Italia sia proprio la Patria delle incoerenze.
La legge permette di svolgere professioni pericolose pur avendo superato i 75 anni di età.
Barbieri e parrucchieri che ostentano i loro 60 anni di attività e che maneggiano lame affilatissime mentre radono la gola di clienti sorridenti.
E’ logico chiedersi come si possa concedere tale facoltà a persone “agèe” che potrebbero soffrire di qualche disturbo neuro vegetativo e circolatorio anche estemporaneo rendendo la mano tremolante e instabile e cagionando gravi lesioni al cliente.
Assolute incongruenze, visto che è impedito ai medici di oltre 67 anni di effettuare qualunque genere di operazione chirurgica nelle strutture pubbliche proprio a difesa dell’ incolumità dei pazienti.
Si concede di condurre autoveicoli anche ai centenari, semplicemente assoggettandoli ad un controllo biennale basato su un’ autocertificazione anamnestica prodotta dal guidatore e ad un, definiamolo così, superficiale e frettoloso test visivo. 
Un controllo che viene superato dalla maggioranza dei richiedenti il rinnovo, con buona pace della sicurezza stradale.
Anni fa, il Parlamento propose di sottoporre ad una Commissione provinciale tutti i soggetti ultra ottantenni richiedenti il rinnovo del permesso di guida.
Non se ne fece nulla; si disse che sarebbe stata una lungaggine inutile e dispendiosa in contrasto con il nuovo iter riguardante la semplificazione delle procedure burocratiche (!?!).
Un Paese che si definisce civile dovrebbe imporre un controllo annuale con test pratici di conduzione dei veicoli, test di controllo dei riflessi, e un certificato anamnestico prodotto dai medici di base sulle reali condizioni di salute del soggetto.
Contraddizioni, si diceva.
Forse, più semplicemente questioni di pecunia.
Proprio così.
Il cittadino è considerato sempre “giovane” e attivo quando deve versare nelle casse erariali tasse, balzelli, imposte, contributi previdenziali, trattenute (qualunque tipo di balzello, locale o nazionale) o allorché fornisce un contributo al PIL nazionale.
Se, al contrario, è portatore di diritti e interessi legittimi anche a seguito di sottoscrizione di “patti e contratti” come nel caso della Previdenza sociale, viene considerato un soggetto “vecchio” da rottamare, come un qualunque rifiuto che nuoce alla società, che incide negativamente sul bilancio statale.
Una vera e propria distrazione di massa; una scientifica schiavitù programmata a cui il popolo italico dovrebbe prendere coscienza e opporsi a difesa e tutela dei propri diritti, dei propri sogni, delle speranze di vita futura.
Una difesa che produca un ‘azione diretta nei confronti dei veri sprechi che stanno devastando l’economia italiana.
Corruzione, malavita, immigrazione clandestina, privilegi ingiusti, crimini ambientali, svendita del patrimonio dello Stato, mala giustizia.
Ho dimenticato qualcosa ?
Cifre a 9 zeri che nessuno osa andare a intaccare.
Ah, ma quelli sono settori dove non c’è nulla di vecchio…
 
Massimo Puricelli
Castellanza(VA)

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