Il balzello “non biodegradabile” dei sacchetti della spesa

Il balzello “non biodegradabile” dei sacchetti della spesa

Il nostro è un Paese dove i conflitti di interessi fanno, ormai, parte dei vizi secolari. Intendiamoci, anche negli altre nazioni del globo terracqueo gli intrecci tra politica e lobbies sono frequentissimi ed enormi. La normativa per eliminare questi intrecci non è mai stata legiferata, nonostante le invettive, le denunce , le accuse, le manifestazioni di tutta

Il nostro è un Paese dove i conflitti di interessi fanno, ormai, parte dei vizi secolari.
Intendiamoci, anche negli altre nazioni del globo terracqueo gli intrecci tra politica e lobbies sono frequentissimi ed enormi.
La normativa per eliminare questi intrecci non è mai stata legiferata, nonostante le invettive, le denunce , le accuse, le manifestazioni di tutta la sinistra italica allorché a Palazzo Chigi sedeva Sua Emittenza S. Berlusconi.
Le grida per l’attentato alla Costituzione e al genocidio delle libertà di stampa e di pensiero, hanno costellato le cronache politiche per oltre un quarto di secolo.
Tutto vero, tutto reale, soprattutto prendendo in considerazione anche solo l’aspetto etico.
Una persona eletta dal popolo con interessi economici o finanziari deve improrogabilmente cedere le sue attività ad un fondo gestore ed estraniarsi da qualunque decisione inerente ai suoi precedenti interessi.
Etica, trasparenza, interesse pubblico, ecco, niente di più pronunciato ed udito, ma che va a cozzare con la realtà dei fatti.
Dal 1 gennaio i sacchetti della spesa (compreso gli shopper per l’acquisto di ortofrutta nei supermercati) sono a pagamento (da 2 a 20 centesimi di euro) da addebitare al cliente-consumatore.
Le istituzioni governative negano risolutamente che si tratti di un nuovo balzello che aggrava le già vuote tasche degli italiani.
Sarà, ma sempre di tassa si tratta.
Come era logico attendersi, è scoppiata la protesta dei cittadini.
I social network sono stati inondati dalle contumelie e dall’ironia dei cyber-nautici.
Il motivo di questo nuovo esborso è di natura ecologica.
Si cerca di limitare lo spreco dei sacchetti che sono una delle fonti più inquinanti del Pianeta.
Una ragione valida, anzi validissima visto le condizioni in cui si trovano i mari .
Secondo un recente studio della Fondazione Ellen McArthur, oltre 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare e se il trend dovesse continuare, nel 2050 gli oceani potrebbero contenere più plastica di pesci.
Le immagini, prodotte dalla fotografa Caroline Power, degli specchi d’acqua delle coste honduregne hanno fatto il giro del Mondo.
Una distesa di plastica che galleggia con i fondali marini ripieni di ogni genere di rifiuti.
Nulla questio ponendo mente al futuro della nostra Terra e delle generazioni che verranno.
Una lotta encomiabile, ma il dilemma del conflitto d’interesse che è esploso con il nuovo balzello rimane.
La maggiore azienda produttrice dei “nuovi sacchetti” biodegradabili è la Novamont, leader nel settore, all’avanguardia nella ricerca con un fatturato nel 2016 di circa 170 milioni di euro per una quota di mercato pari al 50%.
L’AD, Catia Bastioli, accusata di essere molto vicina a Renzi e al Giglio Magico ha tenuto a sottolineare che Renzi non l’ha mai incontrato e che partecipò alla “Leopolda” nel 2011 invitata da Ermete Realacci deputato PD ed ex presidente di Legamabiente, oltre a sottolineare che le imprese nel settore sono circa 450.
Novamont (sede centrale ubicata a Novara), è la prima azienda che ha introdotto le bioplastiche in Italia.
Una delle tante eccellenze del “made in Italy” ; un orgoglio nazionale che dà lustro al nostro Paese.
Già, quei pregi italici che fanno da contraltare ai tanti difetti che non si riesce o non si vuole eradicare presenti da tanti decenni.
E la vicenda della “tassa” sui sacchetti rientra in quelle pecche più o meno gravi che zavorrano l’Italia relegandola agli ultimi posti della crescita economica, ma anche sociale.
E sì, perchè, seppur la Novamont non è di proprietà di un esponente governativo, ha condiviso per anni le battaglie di Legambiente, l’associazione ambientalista nata ad inizio anni 80 dai movimenti antinucleari ed ecologisti.
Tra i vari presidenti succeduti il più noto è senza dubbio Ermete Realacci tuttora deputato PD (ex Margherita).
Tra le fila dell’associazione militò anche l’attuale presidente del Consiglio, Gentiloni, che diresse per un decennio il mensile di Legambiente, La Nuova Ecologia.
Un area politica ben delineata a livello ideologico, visto che i maggiori esponenti hanno tutti militato nell’area ex PCI o Verdi, come Chicco Testa, Francesco Ferrante, Laura Conti, eccezion fatta per la “mosca bianca” Maurizio Sacconi ex PSI, ex Forza Italia, ex NCD (AP), ora facente parte della nuova formazione Energie per l’Italia capitanata da Stefano Parisi.
Una “commistione” che non ha nulla a che vedere con il classico conflitto d’interesse, ma che suscita un certo fastidio agli occhi dei cittadini più informati e più attenti proprio per le discutibili modalità con cui è stata introdotta la nuova normativa.
Se lo scopo era ed è quello di eliminare gli shopper di plastica per questioni ecologiche ambientali, non si capisce per quale motivo si sia voluto applicare un costo aggiuntivo per l’utilizzo dei nuovi sacchetti in “Mater-Bi” completamente biodegradabili senza impatto ambientale.
Non si comprende perchè introdurre un costo a carico della clientela per disincentivarne l’uso, se lo scopo della legge vuole è l’eliminazione della produzione e dell’utilizzo dei vecchi sacchetti di plastica.
Non solo; la fornitura dei nuovi sacchetti è effettuata dai supermercati e dai commercianti che avrebbe potuto ricaricarne il costo sul prezzo dei beni e delle merci in vendita (se il prezzo dei sacchetti è irrisorio come sostenuto dal Governo, non si comprende perchè non accollarlo ai venditori).
Come spesso accade, coloro che siedono sugli scranni del potere politico sono riusciti a complicare e a macchiare una condivisibile battaglia ecologista, intorpidendola con conflitti d’interessi ideologici.
Pertanto, se si vuole sgombrare il campo da qualunque sospetto, venga eliminato il balzello.
Si trasformi questa faccenda in maniera “biodegradabile” come la pellicola di Mater-Bi con cui vengono confezionati i sacchetti.
Il premier Gentiloni, il ministro dell’ambiente Galletti, seguano anche loro la strada del riciclo e degradino immediatamente questa norma così “inquinante” buttandola in uno dei cestini della raccolta differenziata.
 
Massimo Puricelli
Castellanza(VA)   
 

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