Sacro e profano

Sacro e profano

Domenica sera, zappando tra politica-cronaca e sport, seguo quasi in contemporanea il talk-show “Non è l’arena”, LA 7 conduttore Massimo Giletti, e le solite trasmissioni calcistiche delle varie tv locali. Sacro e profano, oserei definire i generi. Il torpore fisico mi attanagliava (causato dall’aver percorso contro vento decine di chilometri in sella alla mia due ruote) e le braccia

Domenica sera, zappando tra politica-cronaca e sport, seguo quasi in contemporanea il talk-show “Non è l’arena”, LA 7 conduttore Massimo Giletti, e le solite trasmissioni calcistiche delle varie tv locali.
Sacro e profano, oserei definire i generi.
Il torpore fisico mi attanagliava (causato dall’aver percorso contro vento decine di chilometri in sella alla mia due ruote) e le braccia di Morfeo si stringevano sempre più; i dibattiti che si dipanavano e che sfociavano dallo schermo erano le solite tiritere.
Seppure tematiche diametralmente differenti, nella mia mente ormai sonnolente, si accendeva un segnale che mi portava a pensare a cosa accomuni il calcio (argomento considerato “profano” per i non tifosi) alla politica (argomento “sacro” , almeno così viene percepito dalla stragrande maggioranza dei cittadini).
Molto più di quanto si possa credere, entrambi gli ambiti sono pervasi da una serie di valori che io definisco “inalienabili” e fondanti una società che si definisce civile.
Ma non solo.
Col passare dei minuti, mi accorgo che il “sacro e il profano” sono contaminati dalla nouvelle vague globalista che erode da ormai un quarto di secolo proprio quei valori che hanno accompagnato per secoli, generazioni e generazioni di uomini e donne che hanno vissuto sul nostro Pianeta contribuendo alla crescita e allo sviluppo della civiltà umana.
Calcio e politica così simili ?
Sembrerebbe una bestemmia, invece è la realtà.
Nell’anfiteatro televisivo di Giletti la tematica su cui si incentra la discussione non poteva, visto i recenti fatti di Macerata, non essere focalizzata circa il pericolo di un rigurgito fascista nel nostro Paese.
Ospiti Alessandra Mussolini, Pippo Civati, Alessia Morani, Nunzia De Girolamo, Alan Friedman, Vittorio Feltri, dulcis in fundo Karima Moual, giornalista di origine marocchine, ma di cittadinanza italiana, con un curriculum vitae fantasmagorico (riassumendo sinteticamente: laureata in lingue e civiltà orientali, master in Usa, esperienze lavorative a La 7 , Repubblica, Sole 24 Ore) e fiera sostenitrice di tematiche contro l’ islam radicale e la sottomissione della donne arabe.
Il programma procede senza sussulti e novità sostanziali; le due fazioni, come sempre, dibattevano le loro tesi sostenendo i loro assiomi.
Nei momenti di pausa pubblicitaria zappavo sulle tv locali per aggiornarmi circa il risultato del posticipo di serie A tra Roma e Benevento e un tantino incuriosito dallo show della contesa dei vari opinionisti dei post partite.
Solito plot, soliti discorsi, solite tematiche, nulla di nuovo.
Il torpore cresceva sempre più, e le palpebre diventavano sempre più pesanti.
Ad un tratto la mia narcolessia svaniva come una bolla di sapone non appena i miei timpani hanno udito le parole della giornalista Moual.
Traini, secondo la Moual, è paragonabile ai terroristi jiadisti dell’Isis che hanno insanguinato l’ Europa perchè, oltre ad essere un attentatore (del resto è indagato per tentata strage) è il “frutto” di un’ ideologia della parola che ha fomentato l’odio verso gli immigrati che non si è voluto fermare.
Come, come ?
Un’ ideologia presente nel nostro Paese (ergo, cerco di tradurre il pensiero della Moual, un ‘ideologia presente in certe formazioni politiche) comparata all’ estremismo di alcuni imam e di alcuni capi spirituali dell’Isis che istruiscono centinaia di fondamentalisti criminali che si immolano nel nome di Allah uccidendo centinaia di cittadini europei e non europei per conquistarsi il paradiso delle Vergini ?
Non volevo credere a quanto i miei condotti uditivi avevano percepito.
Credevo di vivere un momento onirico.
Questa allucinante teoria, non è nuova, visto che era stata divulgata qualche giorno fa dai soliti estremisti di sinistra che tacciano gli avversari politici di ogni nefandezza di stampo razzista che accade sul globo terracqueo.
Lo sconcerto provocatomi è dato dal fatto che una giornalista impegnata nella lotta ai fondamentalismi che conosce la realtà musulmana estremista, abbia seguito quella linea di pensiero.
Sono certo che tale pensiero non l’ abbia mutuato da suo marito, Enzo Amendola, membro della segreteria del PD, sottosegretario al ministero degli Affari Esteri.
No, non può un autorevole esponente politico e governativo generare tali pensieri e teorie.
Così, rimuginando quelle parole, lo shock che ho vissuto era in parte dovuto anche alla totale mancanza di sdegno da parte del conduttore, degli altri ospiti e del pubblico presente in studio (evidentemente il controllo da parte dell’assistente di studio era ferreo, del resto le immagini dei suoi comandi per cadenzare gli applausi della claque erano poco edificanti).
Non certo e sicuro di quanto avevo udito, ho voluto rivedere il video della puntata e, ahinoi, quelle parole sono state pronunciate realmente.
Ho pensato con profonda tristezza (la rabbia è ormai svanita per la mancata reazione dei presenti) come la società italiana sia ormai allo sbando più totale.
L’opera di distruzione è prossima alla conclusione.
Come fuscello percosso da un vento tempestoso, gran parte del popolo italiano subisce senza batter ciglio ogni offesa, accetta qualunque teoria, è totalmente rassegnato ad un destino ineludibile.
Del resto la giornalista Moual, che orgogliosamente ha tenuto a sottolineare di aver acquisito la cittadinanza italiana, si dichiara una “nuova italiana” e quindi “zitti e mosca”.
Cittadina italiana, la signora Moual, dovrebbe sapere che tale status le fornisce diritti e doveri; ma non solo.
La cittadinanza di qualunque nazione, dovrebbe essere una condivisione di elementi culturali, di tradizioni, che sorreggono i diritti e i doveri acquisiti.
Dovrebbe essere la meta di un percorso vissuto e caratterizzato da un certa consapevolezza.
E allora riascoltando quelle frasi, ho pensato ai sostenitori dello ius soli che vogliono concedere la nostra cittadinanza solo dopo un minimo ciclo di studi senza valutare altri elementi.
La cittadinanza come fosse una “bazzecola”, una atto dovuto, automatico.
Ma i feroci sostenitori dello ius soli, della concessione della nostra cittadinanza con quei criteri così superficiali peccano di superbia e di mancanza di rispetto per le tradizioni e i valori di civiltà di altri popoli e nazioni.
E sì, perchè, quel meccanismo automatico di assegnazione di “nuova cittadinanza” svilisce la cittadinanza originaria come fosse uno stigma da eliminare, togliere, sostituire.
Valutano e pesano le diverse cittadinanze creando una gerarchia assolutamente ignobile.
Alla fine del dibattito, cercando sollievo all’amarezza che mi pervadeva, mi sono sintonizzato su Telelombardia inseguendo argomenti più lievi, più faceti, come da tradizione.
Non così ieri.
Ospite Fernado Orsi, una vita come portiere alla Lazio, presenta la sua biografia scritta insieme al figlio Gabriele e alla giornalista Susanna Marcellini.
Un fiume di ricordi e aneddoti di un calcio che non c’è più.
I calciatori che prima di tutto erano uomini; il rapporto coi tifosi che venivano considerati il vero patrimonio, la vera anima del calcio; il senso di appartenenza; le squadre composte da giocatori italiani, magari della stessa città (annata 1982/83 la sua Lazio aveva 12 giocatori romani!), con pochissimi stranieri e quasi sempre fuoriclasse acquistati perchè elevavano il tasso tecnico della squadra non per ragioni finanziarie; un racconto di una carriera calcistica che si intreccia alle vicende dell’Italia degli anni 70/80 ed inizio 90.
Un’ Italia completamente diversa, perchè diversa la società, diverso il mondo.
Tanta nostalgia si percepiva dal volto e dalle parole di Orsi, ma anche un monito per la perdita dei valori fondamentali dell’ essere umano ormai inglobato e frullato in un vortice virtuale senza punti di riferimento e completamente vacuo.
Il calcio come metafora della società, come elemento sociologico che spiega le trasformazioni storiche.
Non ho potuto essere immune da quella nostalgia che trasmetteva l’ex portiere biancoceleste, anche perchè le sue parole, il racconto della sua vita della nostra vita, la storia del nostro Paese, quelle virtù fondamentali di quella nostra “comunità” , di quel mondo che fu, sono state immediatamente tacitate dal paffuto conduttore che ha annunciato con enorme enfasi nuovo post della Wags, Wanda Nara assolutamente impedibile …
Che tristezza !
Massimo Puricelli
Castellanza(VA)    
   

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