Sono notorie a tutti i cittadini le storture e le lungaggini della burocrazia italiana.
Lungaggini che creano ingiustizie che vanno ad intaccare i diritti e gli interessi soggettivi tanto da creare situazioni profondamente ingiuste e provocare disagi esistenziali non di poco conto.
Talvolta la burocrazia supera ogni limite immaginabile per un paese che si definisce civile e democratico.
Decine di governi fin dalla tanto vituperata “Prima repubblica” hanno promesso non appena insediati a Palazzo Chigi di sburocratizzare l’Italia e agevolare il rapporto cittadino-Stato in ogni settore e in ogni attività.
Promesse, promesse, solo promesse a cui non sono mai seguiti atti concreti, tanto che la situazione, pur vivendo nell’ “era digitale” è rimasta immutata, talvolta addirittura peggiorata.
Un esempio concreto di quanto sia “imperante” la burocrazia e quanto sia distante dalla realtà quotidiana, si può capire osservando il settore dell’ edilizia residenziale pubblica.
Le cosiddette “case popolari” risalgono ad inizio del secolo scorso con l’istituzione di un ente (ICP) che si occupasse della realizzazione e della gestione di edifici pubblici destinati ai cittadini più bisognosi in virtù di una prospettiva di miglioramento delle condizioni di vita basato sul principio di solidarietà sociale e di giustizia distributiva.
Iniziativa promossa e attuata dall’ On. Lizzatti,ministro del tesoro nel governo Giolitti.
Ora gli enti che gestiscono questo patrimonio piuttosto numeroso (si calcolano che vi siano circa un milione di famiglie che vivono in case residenziali pubbliche) fanno capo a diverse istituzioni locali come le regioni o i comuni.
Per questo motivo le diverse denominazioni che si riscontrano nel nostro Paese: Aler, Iacp, Atc, Ater, ecc.
E’ ormai nota l’ annosa e mai risolta necessità di reperire nuovi alloggi “popolari” stante l’elevata richiesta da parte di una parte di popolazione che non è in grado di acquistare o di affittare una casa rivolgendosi al mercato immobiliare privato.
Da recenti stime ci sarebbero 650 mila domande per un alloggio popolare e città come Milano con una richiesta di oltre 20 mila alloggi.
E’ evidente che si è creato un contesto così caotico che occorreranno anni per risolverlo.
Morosi, racket delle occupazioni abusive, degrado, bilanci con un profondo rosso dei vari enti gestori, mancanza di fondi per la ristrutturazione degli edifici, sono i problemi più lampanti e urgenti che si devono risolvere se si vuole dare una soluzione “alla fame” di casa che attanaglia alcune zone del nostro Paese. 
Oltre a tutto questo, il “mondo” delle case popolare è pervaso dal sottobosco di una burocrazia soffocante e devastante.
Per l’assegnazione di un alloggio sono previste graduatorie in ogni Comune compilate seguendo criteri economici sociali che assegnano un punteggio. 
L’attesa è lunghissima, a volte può trascorrere anche un decennio.
Un’ attesa causata da molteplici fattori.
Mancanza di nuove costruzioni (dagli anni 80 lo stato non ha più affrontato la questione case popolari con un vero “piano casa”), abusivismo elevato, morosità nei pagamenti da parte di molti inquilini, mancanza di fondi per la ristrutturazione del patrimonio esistente, ecc.
Ebbene in questo “caos biblico” che saltuariamente viene portato alla ribalta della cronaca non appena accadono episodi eclatanti di cronaca nera, i cittadini onesti e rispettosi delle normative vigenti vengono penalizzati e ostacolati nell’esercizio dei loro diritti.
Quanto sia cinica e cieca la nostra burocrazia lo si evince da alcuni casi concreti che quotidianamente si possono vivere relazionandosi con i regolamenti Aler.
Ad esempio se una coppia di genitori residenti in un alloggio pubblico da decenni, con un regolare contratto d’affitto, con i pagamenti delle rate debitamente saldati in anticipo e senza alcuna nota di demerito, se hanno un figlio che era residente in un altro immobile di sua proprietà che ha dovuto abbandonare per mancanza di reddito dovuto allo stato di disoccupazione, troverà una serie di ostacoli da superare per risiedere nuovamente con i suoi genitori. Dovrà attendere un “beneplacito” da parte dell’ente gestore che concederà una sorta di “permesso temporaneo” rinnovabile !!!
Capito bene ?
Un genitore non può far risiedere nel suo alloggio, un suo figlio disoccupato e in precarie condizioni economiche perchè deve attendere un “nullaosta” dell’ente gestore, che, assurdamente, lo considera “benestante e agiato” perchè proprietario di un monolocale con una rendita catastale minima.  
Siamo alla follia. Siamo oltre la follia.
Nel regno dell’abusivismo, della sopraffazione, della mancanza di rispetto delle regole, come è il settore dell’edilizia pubblica, si creano ostacoli a persone oneste, probe, e con elevato senso civico.
Persone, ma prima ancora lavoratori, che, tanto per rinfrescare la memoria, hanno contribuito alla costruzione e alla gestione delle case popolari con una quota delle loro trattenute in busta paga (la famosa Gescal) dedicata proprio per quello scopo e che nel corso degli ultimi decenni ha creato un patrimonio di parecchi miliardi di vecchie lire, evidentemente gestito male e utilizzato peggio visto i risultati attuali. 
Mentre, si “tollerano” inquilini che non pagano le rate d’affitto o le spese condominiali da anni; non si riesce a estirpare il racket delle occupazioni abusive; si assegnano alloggi a stranieri che “inventano” requisiti inesistenti con un ISEE (indicatore della situazione economica equivalente) totalmente falso; non si sgomberano appartamenti occupati illegalmente solo perchè sono presenti famiglie con minori (famiglie che “affittano” mamme incinte e minori per avere una sorta di immunità); si “consente di sfrattare” anziani soli e ammalati che si trovano la casa occupata abusivamente dopo un breve assenza, magari a seguito di un ricovero ospedaliero; si lasciano nel degrado interi quartieri soggetti a bande criminali dedite a qualunque attività criminale (droga, prostituzione, estorsioni, rapine,ecc.) che spadroneggiano indisturbate esercitando un potere assoluto su tutto e tutti.
Morale, anche il variegato mondo delle case popolari sono l’emblema di cosa sia diventato il nostro Paese; di quanta strada e di quanto lavoro occorra fare per ripristinare una situazione in cui il senso civico e uno stato di diritto possano essere i principali e basilari capisaldi della vita quotidiana.
Massimo Puricelli
Castellanza(VA)