L’Italia sta attraversando una fase economica che, più che una semplice congiuntura sfavorevole, assomiglia sempre più a una crisi strutturale.

Gli indicatori sociali ed economici mostrano segnali chiari: il potere d’acquisto delle famiglie continua a ridursi, i prezzi dei beni essenziali rimangono elevati nonostante il rallentamento dell’inflazione, e la precarietà lavorativa si consolida come condizione “normale” per intere fasce di popolazione. Il risultato è un Paese stanco, schiacciato da un peso crescente e con sempre meno margini di respiro.

Uno dei nodi principali è il divario tra salari e costo della vita. Da anni gli stipendi reali italiani crescono meno della media europea, mentre l’aumento delle spese – dall’energia alla spesa alimentare, fino agli affitti – erode qualsiasi margine di stabilità economica. Molte famiglie si trovano così a dover scegliere cosa sacrificare ogni mese: risparmi, qualità della vita o persino cure mediche non urgenti.

Nel frattempo, anche le imprese soffrono. Le piccole e medie realtà, che rappresentano l’ossatura del sistema produttivo nazionale, faticano ad assorbire costi operativi sempre più elevati e una burocrazia che continua a rallentare investimenti e innovazione. Chi esporta resiste, ma chi vive quasi esclusivamente del mercato interno percepisce con forza la contrazione dei consumi.

A tutto ciò si somma la crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni. La mancanza di politiche di lungo respiro, la frammentazione degli interventi e l’impossibilità di incidere realmente sul costo della vita alimentano un clima di disillusione che coinvolge soprattutto i giovani. La conseguenza è una nuova ondata di emigrazione qualificata: ricercatori, infermieri, ingegneri, educatori, professionisti che trovano all’estero ciò che in patria sembra irraggiungibile.

L’Italia non è ancora al collasso, ma il Paese sente chiaramente che la crisi non sta finendo: sta cambiando forma, diventando più sottile, più quotidiana e più difficile da combattere. Per invertire la rotta servirà una visione strategica che oggi, purtroppo, appare ancora lontana.

Costel Pezzetta