Famiglia , diritti civili: uno scontro senza senso

Famiglia , diritti civili: uno scontro senza senso

Ormai è una consuetudine annuale, anche più frequentemente, udire il dibattito accesissimo attorno alla forma più semplice di società che l’essere umano conosca: la famiglia , la società naturale. Una controversia veemente, rutilante e ripetitiva tra le opposte fazioni definibili come conservatori e progressisti; terminologie anacronistiche e non appropriate. Ogni contesto, ragione, motivo riguardante la famiglia

Ormai è una consuetudine annuale, anche più frequentemente, udire il dibattito accesissimo attorno alla forma più semplice di società che l’essere umano conosca: la famiglia , la società naturale.
Una controversia veemente, rutilante e ripetitiva tra le opposte fazioni definibili come conservatori e progressisti; terminologie anacronistiche e non appropriate.
Ogni contesto, ragione, motivo riguardante la famiglia e i cosiddetti “diritti civili” scatena uno scontro acerrimo, irriducibile.
Viene organizzato in Italia, il Convegno mondiale delle famiglie, ed ecco la scintilla che alimenta il fuoco della battaglia mai sopita, mai spenta.
Questa contesa, generata da estremismi ideologici, produce una serie di semplici domande a cui si può fornire risposte altrettanto semplici per una civile, normale convivenza nella società italiana e non solo.
La Costituzione italiana cita all’ articolo 29: “La Repubblica Italiana riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità famigliare”.
L’articolo 23 del Patto internazionale dei diritti civili e politici riprendendo l’articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti umani, considera la famiglia quale nucleo naturale e fondamentale della società.
Diritti, famiglia, matrimonio, semplici concetti se non inseriti in estremismi ideologici politicizzati.
Ed ecco allora, che la tutela e garanzia dei diritti è di facile attuazione.
L’ inclinazione sessuale di ogni singolo individuo deve essere salvaguardato a difesa dei diritti inalienabili.
Allo stesso modo, però, devono essere tutelati i diritti fondamentali degli individui più deboli della società come previsto dalle leggi fondamentali di ogni stato civile.
I bambini, i minori, in virtù del loro stato, debbono avere la priorità nei confronti degli adulti e delle loro aspirazioni, e inclinazioni.
Un principio “naturale” come lo sono il concepimento e la nascita di un nuovo essere umano.
Partendo dalla “naturalità” del concepimento e della nascita, la difesa, la tutela, la concreta applicazione dei diritti deve svolgersi in un contesto paritetico.
Pertanto il riconoscimento dei diritti civili delle coppie omosessuali è un “dovere” di uno Stato civile per la difesa della dignità umana; un riconoscimento equivalente delle coppie etero eccezion fatta per quanto concerne la genitorialità.
Una concezione retrograda , oscurantista, “medievale” (termine in voga di questi tempi) ?
Semplicemente la tutela “naturale” della vita di un nuovo essere umano.
Già, perchè la società civile è una dicotomia di diritti e di doveri, e nel dibattito attorno alla famiglia si odono spesso solo i primi e poco i secondi.
Da questa dicotomia è evidente come le leggi dello Stato prevedano i diritti e doveri reciproci previsti dall’istituzione matrimoniale.
Un negozio giuridico, ecco come lo considera la legge, la giurisprudenza.
Per tale ragione coloro che contraggono matrimonio assumono uno stato civile riconosciuto dallo legge.
Le coppie etero che non vogliono stipulare questo “negozio giuridico” non potranno godere di tutti i diritti e i doveri che prevede la normativa.
Non per questo non debbono essere riconosciuti i diritti fondamentali anche, e soprattutto, per le nuove vite che nasceranno da queste unioni.
Per tutto il resto, ovvero i diritti economici e patrimoniali, devono assolutamente (e sottolineo assolutamente) essere preclusi per tali conviventi che i latini definivano “more uxorio”.
E sì, perchè è molto facile contrarre matrimonio a livello burocratico e di tempistica (8 giorni per le pubblicazioni, ulteriori 3 giorni per eventuali opposizioni, ed entro 180 giorni la celebrazione del matrimonio civile), così come sono state “snellite” le procedure per lo scioglimento (il cosiddetto “divorzio breve” (6 mesi di separazione consensuale e 12 mesi per quella giudiziale).
Diritti e doveri, niente di più semplice e di più giusto per una società civile.
Pare, invece, che la destrutturazione di tale dicotomia sia alquanto comune nei movimenti per la difesa dei diritti civili.
Una destrutturazione figlia dello svilimento di un valore fondamentale e vitale: il senso di responsabilità; un connotato che dovrebbe essere presente in ogni individuo adulto di qualunque sia il suo sesso, la sua razza, la sua lingua, la sua religione, la sua opinioni politiche, le sue condizioni sociali e personali.
Massimo Puricelli
Castellanza(VA)

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