Il Mago del Cremlino – Le origini di Putin è un film che si addentra all’interno del potere, per esplorarne gli aspetti più inquietanti, quando la politica diventa una forma di stregoneria nera, capace di piegare le persone, la verità e perfino il tempo storico pur di sopravvivere a se stessa.

Ispirato a una visione spietata del potere russo post-sovietico, il film racconta l’ascesa di Vladimir Putin non come la parabola di un uomo, ma come la costruzione di un sistema. Un sistema che non arretra di fronte a nulla, che si nutre di paura e che trasforma la debolezza in una colpa da cancellare.

Il Cremlino, qui, non è solo un luogo: è un organismo vivo, una macchina che fagocita chi la serve e annienta chi la ostacola.

Il cuore del racconto sta nel rapporto tra il futuro leader e i suoi più stretti collaboratori: strateghi, consiglieri, manipolatori dell’immaginario collettivo. Figure ambigue, affascinanti e profondamente ciniche, che comprendono una verità fondamentale: nel mondo moderno il potere non si esercita solo con le armi, ma con le narrazioni. La realtà può essere riscritta, distorta, messa in scena. La politica diventa spettacolo, e lo spettacolo diventa verità.

Il film insiste su un punto cruciale e disturbante: nulla di ciò che vediamo nasce per caso. Ogni gesto pubblico, ogni parola, ogni silenzio è calcolato. La morale non è un ostacolo da superare, ma un lusso da disprezzare.

In questa visione, l’etica è debolezza, la compassione è un errore strategico. Il potere, per restare tale, deve essere freddo, impersonale, pronto a sacrificare chiunque.

Visivamente, Il Mago del Cremlino adotta una messa in scena glaciale. I colori sono spenti, i volti spesso immobili, come se le emozioni fossero state bandite dal quadro. Anche nei momenti più intimi, domina una sensazione di distanza, di controllo assoluto. È un cinema che non cerca empatia, ma consapevolezza.

Lo spettatore non è invitato a capire, bensì a osservare, quasi come un testimone scomodo di un esperimento politico.

Il lato oscuro della politica emerge con forza soprattutto nel modo in cui il film racconta la violenza. Non è mai gratuita, né spettacolarizzata. È amministrativa, burocratica, spesso invisibile. Le decisioni che distruggono vite vengono prese in stanze eleganti, con toni pacati, tra una battuta e un sorriso appena accennato.

Ed è proprio questo a renderle ancora più terrificanti: il male non urla, sussurra.

Ma è nel finale che il film compie il suo gesto più crudele e inatteso. Quando lo spettatore pensa di aver compreso le regole del gioco, la narrazione cambia prospettiva. Senza ricorrere a colpi di scena rumorosi, il film mostra l’atto definitivo del potere: la cancellazione totale dell’individuo. Non solo degli avversari, ma anche di chi ha contribuito a costruire il sistema. Il mago, alla fine, non ha più bisogno dei suoi apprendisti.

Il finale è spietato perché nega ogni illusione di redenzione. Non c’è punizione morale, non c’è crollo tragico. C’è solo la continuità del potere, che sopravvive a tutto e a tutti. È inatteso perché rifiuta la catarsi, lasciando lo spettatore con un senso di vuoto e di inquietudine profonda. Come a dire: questa storia non è finita, e forse non finirà mai.

Il Mago del Cremlino – Le origini di Putin è un film scomodo, necessario, e profondamente politico. Non offre risposte rassicuranti, ma pone una domanda che brucia: fino a che punto il potere è disposto a spingersi per non perdere se stesso?

La risposta, qui, è chiara e gelida. Fino a tutto. Anche oltre.

Sinossi

Russia, primi anni ‘90. L’URSS è crollata. Nel caos di un Paese in ricostruzione, Vadim Baranov, un giovane uomo dall’intelligenza brillante, si sta facendo strada. Ex artista d’avanguardia nonché produttore di un reality show televisivo, Baranov diventa il braccio destro di un uomo che ha lavorato nel KGB e che è destinato ad imporsi  nel mondo.

IL MAGO DEL CREMLINO – LE ORIGINI DI PUTIN
di Olivier Assayas
Regia
Olivier Assayas
Cast
Paul Dano, Alicia Vikander, Tom Sturridge, Will Keen, Jeffrey Wright, Jude Law
Genere
Biografico
dal 12 febbraio al cinema