Il monile della Sciarelli, poco consono alla “nuance della serata televisiva”

Il monile della Sciarelli, poco consono alla “nuance della serata televisiva”

Serata di coppa Italia ieri sui canali Rai. Scorpacciata di gol, e piacevoli partite, come spesso accade per la competizione un po’ bistrattata dal campionato di massima serie inondato dai soldoni delle pay-tv. Ottimi ascolti e ottimo show gratuito per tutti gli utenti televisivi, pagatori obbligati del canone di Stato. Spettacolo sul rettangolo di gioco, ma anche

Serata di coppa Italia ieri sui canali Rai.
Scorpacciata di gol, e piacevoli partite, come spesso accade per la competizione un po’ bistrattata dal campionato di massima serie inondato dai soldoni delle pay-tv.
Ottimi ascolti e ottimo show gratuito per tutti gli utenti televisivi, pagatori obbligati del canone di Stato.
Spettacolo sul rettangolo di gioco, ma anche sugli spalti con le coreografie e il sostegno vocale delle tifoserie, su tutte quella atalantina. A Bergamo si respira e si vive ancora il calcio “old-style”.
Tribune scoperte, gradoni di cemento, senso di appartenenza, repulsione per il calcio-business.
Senso di appartenenza, orgoglio per la maglia, per i colori, per la storia della squadra emblema suprema della città.
Atalanta folle amore nostro; a guardia di una fede; BERGAMO.
Gli striscioni che meglio rappresentano quei sentimenti del popolo orobico.
Sentimenti retrò ? Valori cancellati dalla nuovelle vague globalizzante ?
Nella città dipinta di neroblu, no di certo.
La malinconia e la nostalgia per quel calcio e quello che ha rappresentato, lo vivo sempre ogni volta che mi reco in trasferta a seguire il mio Milan alle pendici delle Orobie, o seguendo in diretta tv le partite della squadra atalantina.
Un vero e proprio flash-back nel secolo scorso, quando il calcio era il calcio.
Un dolce abbandono onirico, un placebo che ho ingurgitato che anche ieri sera.
Il mio viaggio a ritroso, però, si è interrotto, durante l’intervallo della partita avviluppato dal consueto zapping compulsivo che mi ha carambolato su Rai 3.
Come consuetudine, mercoledì, prime-time, ecco capeggiare a tutto schermo Federica Scialrelli e il suo immarcescibile “Chi l’ha visto”, programma di utilità sociale alla continua ricerca di persone scomparse o nella ricerca di moventi e soluzioni per i casi di cronaca nera più eclatanti.
Programma storico, meritorio, seppur un po’ melenso, come si conviene per questo genere di trasmissioni
Ieri sera, erano ospiti in studio i genitori e i famigliari del povero Marco Vannini morto a seguito di un colpo di pistola sparato accidentalmente dal “futuro suocero”, almeno così ha giudicato la corte di assise d’appello.
Uno sconcertante fatto di cronaca a cui ha fatto seguito una, ancora più sconcertante, “storia giudiziaria” che ha generato l’indignazione dell’opinione pubblica.
La mestizia che ho provato nel riascoltare sinteticamente la cronaca di quel dramma, che ha bruscamente interrotto il mio dolce rimembrare del calcio che fu, è stata macchiata da un fremito di fastidio osservando il ciondolo indossato dalla conduttrice. 
Un monile dorato raffigurante i confini geografici del continente africano.
Si dirà: Rai 3 feudo progressista; la Sciarelli quirinalista al tempo del presidente Cossiga e fiera oppositrice della Prima Repubblica; la Sciarelli globalista tout court.
Viene facile produrre un nesso tra quanto sta accadendo nel Meditteraneo in questi giorni, in fatto di immigrazione, navi delle ONG,  la presa di posizione del governo giallo verde,  l’ accusa di sequestro di persona richiesto dal tribunale dei ministri di Catania e l’ornamento sfoggiato dalla conduttrice.
Quel ninnolo “geografico” di chiara espressione politica, ha generato nella mia mente, intrisa di dolci ricordi dell’aura bergamasca e la tristezza per la morte violenta di una giovane vita, una sorta di turbamento.
Un piccolo difetto, un piccolo graffio che va a stonare con la nuance di un dipinto di un pittore impressionista che produce vere, reali, mai nascoste, emozioni.
Che ci azzecca tale manifestazione di pensiero politico con quella trasmissione, direbbe l’ex pm Di Pietro.
Già che necessità ci fosse di ricordare manifestamente quale sia la connotazione politica della conduttrice in un ambito decisamente estraneo all’agone politico.
Nulla, e aggiungo che tristezza.
Lo scompiglio, però, è ben presto svanito con il fischio dell’arbitro Pasqua, che ha sancito la ripresa della partita sul rettangolo di gioco dello stadio Atleti Azzurri d’Italia (ex Brumana, ex Comunale) in via Giulio Cesare 18 Bergamo.
E così è ripreso “il naufragar m’è dolce in questo mare…”.
Massimo Puricelli
Castellanza(VA)

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