Il nostro è un Paese “cicala”

Il nostro è un Paese “cicala”

Per l’ennesima volta il nostro Paese viene colpito da avverse condizioni meteo che mettono in ginocchio intere province e città. Conta dei danni e, purtroppo, dei morti. L’Italia è un Paese idrogeologicamente fragilissimo. Lo è da secoli, e la situazione è andata peggiorando con il mutamento climatico, come era logico aspettarsi. Se nel secolo scorso alluvioni,

Per l’ennesima volta il nostro Paese viene colpito da avverse condizioni meteo che mettono in ginocchio intere province e città.

Conta dei danni e, purtroppo, dei morti.
L’Italia è un Paese idrogeologicamente fragilissimo.
Lo è da secoli, e la situazione è andata peggiorando con il mutamento climatico, come era logico aspettarsi.
Se nel secolo scorso alluvioni, frane, mareggiate, si verificavano a distanza di anni, ora, gli eventi estremi caratterizzano ogni mese da settembre a maggio e anche durante la “bella stagione” lo Stivale è preda di “bombe d’acqua”, trombe d’aria, temporali devastanti.
Ma il nocciolo del problema sta proprio nella “bella stagione”.
Già, perchè, la “bella stagione” ovvero, l’ estate, non può più fregiarsi di tale appellativo.
I mesi estivi sono sempre più siccitosi, con elevate temperature con tassi di umidità simil sud-est asiatico.
Il Mar Mediterraneo,con il suo clima temperato è ormai solo un ricordo dei secoli passati.

L’ energia prodotta nei mesi caldi dell’anno provoca eventi estremi non appena avvengono gli scambi di meridiani delle masse d’aria con le conseguenze che conosciamo.

Antropizzazione del clima ?
Colpa dell’ uomo ?
Probabile, ma non certo.
Certa, invece, e deleteria, la mancanza di previdenza e lungimiranza nel mettere in sicurezza il territorio.
E’ incredibile come la negligenza e il menefreghismo alberghi nel nostro Paese.
Durante i lunghi mesi siccitosi dell’estate i fiumi sono ridotti a rigagnoli maleodoranti con gli alvei ripieni di ogni genere di detriti e immondizia, che non viene rimossa.
Gli alberi ad alto fusto posti lungo i viali cittadini e le strade extraurbane assumono le sembianze delle essenze arboree delle foreste equatoriali per la mancanza assoluta di manutenzione e potatura o di una manutenzione approssimativa o “selvaggia” che produce gravi danni alla stabilità dei tronchi.
Un laissez faire che ben si combina con la “supremazia” del turismo a ogni costo che primeggia su tutto.
Non piove per 4 mesi, il caldo è infernale, il clima in estate non è più “agreable” come dovrebbe essere alle nostre latitudini, echissenefrega perchè così i turisti di ogni angolo del mondo oltre ai nostri connazionali hanno la sicurezza di poter trascorrere le “sacrosante” ferie senza il disturbo di qualche temprale rinfrescante.
Boom del turismo, il mantra che viene ripetuto, la parola d’ordine.
C’è il boom del turismo con tale clima estremo, così ci dicono, seppur mi chiedo come si possa ritenere piacevole trascorrere settimane e settimane con le temperature notturne che non scendono mai sotto i 24 gradi e le massime sfondano facilmente i 34.
Strano modus cogitandi quello di noi occidentali.
Quelle condizioni climatiche estreme generano la migrazione di milioni di persone del Terzo e Quarto mondo in cerca di territori con un meteo più clemente e meno distruttivo, mentre noi non ne percepiamo il pericolo e lo auspichiamo per la “nostra estate”.
Mi genera un certo fastidio ascoltare le litanie urbi et orbi diffuse a mezzo stampa quando “la Natura” provoca le tragedie, così come ascoltare i reiterati moniti dei vari esperti che ricordano l’assoluta mancanza di prevenzione e di opere necessarie per rendere più sicuro il territorio di un Paese che è sovrappopolato con una densità di popolazione maggiore di quella cinese.
Agglomerati urbani simil formicaio ubicati in aree a rischio senza nessun progetto serio per salvaguardare la vita della popolazione.
E’ sufficiente porre l’attenzione della zona vesuviana dove risiedono oltre 700 mila abitanti della cosiddetta zona rossa, l’area a rischio in caso di eruzione del Vesuvio (ricordo che non è un vulcano spento), con un piano che prevede l’evacuazione della zona in 72 ore e la distribuzione degli abitanti nelle altre regioni italiane “gemellate”.
Sorrido amaramente pensando a cosa accadrebbe se dovesse eruttare il Vesuvio, visto le difficoltà e i disagi per sistemare gli sfollati (circa 660 !) della zona di Genova colpita dal cedimento del ponte Morandi.
In Nazioni, come Regno Unito e USA, da alcuni anni si stanno attuando piani di rimboschimento in aree soggette ad alluvioni oltre alla progettazione di nuovi quartieri dove ricollocare interi quartieri e città a rischio idrogeologico.
Noi, invece, rimaniamo abbagliati dall’eldorado effimero del turismo, ormai divenuto “di massa” che invade le località più famose e più cool andando a incidere pesantemente sul delicatissimo ecosistema. 
Esempi emblematici l’attraversamento della laguna veneziana delle grandi navi croceristiche o l’ invasione spasmodica dei centri urbani delle città d’ arte con il lascito di tonnellate di rifiuti che ormai sommergono anche le più alte cime dolomitiche.
Un settore economico che molti vorrebbero essere preponderante nel nostro Paese tanto da soppiantare il settore manifatturiero (siamo ancora la seconda manifattura europea) oltre alla completa mancanza di incentivazione della ricerca e del settore della riqualificazione ambientale e urbana.
Per quanto è accaduto nel nostro Paese in questi anni e per quanto non è stato fatto e non si è progettato, si può parafrasare una famosa favola di Esopo.
Siamo un popolo “cicala” che detestiamo e scherniamo le “formiche” e poi, dopo aver cantato tutta l’estate dicendo di aver allietato il cielo e la terra, non ci resta che “ballare” nel buio dell’ inverno con la pioggia battente, il freddo che fa battere i denti, e con i piedi a mollo.
Massimo Puricelli
Castellanza(VA)  

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