Il documentario It’s Never Over racconta la breve ma intensissima vita di Jeff Buckley, uno degli artisti più affascinanti e misteriosi della musica degli anni Novanta. Attraverso immagini d’archivio, testimonianze e materiali inediti, il film costruisce il ritratto di un musicista che, nonostante una carriera brevissima, ha lasciato un segno profondissimo nella storia della musica.
Nato nel 1966 ad Anaheim, in California, Jeff Buckley era figlio del cantautore Tim Buckley, figura di culto della scena folk e rock sperimentale degli anni Sessanta e Settanta. Il rapporto tra i due fu praticamente inesistente: Jeff incontrò il padre solo una volta, da bambino. Questa assenza segnerà profondamente la sua identità artistica e personale. Il documentario suggerisce che la ricerca di una propria voce – libera dall’ombra paterna ma inevitabilmente legata ad essa – sia stata una delle forze motrici della sua carriera.
Il film mostra come Buckley abbia sviluppato un talento musicale straordinario fin da giovane. Dopo aver studiato musica a Los Angeles, si trasferì a New York all’inizio degli anni Novanta, dove iniziò a esibirsi nei piccoli locali dell’East Village. Fu proprio in questi spazi intimi che la sua voce unica, capace di passare da sussurri delicati a esplosioni quasi operistiche, iniziò ad attirare l’attenzione di musicisti, critici e produttori.
Una parte centrale del documentario è dedicata alla nascita di Grace, l’unico album in studio pubblicato da Buckley durante la sua vita, nel 1994. Il film racconta il processo creativo dietro il disco, mostrando sessioni di registrazione, interviste e riflessioni dello stesso artista. Grace è oggi considerato uno dei capolavori degli anni Novanta, un’opera che mescola rock alternativo, folk, jazz e suggestioni spirituali.
Tra i momenti più emozionanti del film c’è la ricostruzione della famosa interpretazione di Hallelujah, brano scritto da Leonard Cohen. Buckley trasformò quella canzone in qualcosa di completamente nuovo: una performance fragile e intensa che molti considerano la versione definitiva del brano. Il documentario mostra come questa interpretazione abbia contribuito a costruire il mito dell’artista, soprattutto negli anni successivi alla sua morte.
Una personalità sensibile ed inquieta
It’s Never Over non si limita però a celebrare il talento musicale di Buckley. Il film indaga anche il lato più vulnerabile della sua personalità: la sensibilità estrema, l’insicurezza, il desiderio costante di perfezione. Attraverso le parole di amici, collaboratori e familiari, emerge il ritratto di un artista profondamente appassionato, ma anche inquieto, sempre in bilico tra entusiasmo creativo e fragilità emotiva.
Una delle scelte più riuscite del documentario è l’uso di materiali personali: lettere, registrazioni domestiche e filmati privati. Questi elementi permettono allo spettatore di entrare in contatto con la dimensione più intima di Buckley, rivelando un giovane uomo ironico, curioso e pieno di sogni. Lontano dall’immagine stereotipata della rockstar tormentata, il film restituisce la complessità di una persona che stava ancora cercando il proprio posto nel mondo.
La morte prematura
Il racconto conduce inevitabilmente verso l’evento tragico che ha interrotto la sua carriera. Nel maggio del 1997, mentre si trovava a Memphis per lavorare al suo secondo album, Buckley morì annegato nel fiume Mississippi. Aveva solo trent’anni. Il documentario affronta questo momento con grande delicatezza, evitando il sensazionalismo e concentrandosi piuttosto sull’impatto emotivo che la sua scomparsa ebbe su amici, colleghi e fan.
La morte prematura ha contribuito a trasformare Jeff Buckley in una figura quasi leggendaria. Tuttavia il film insiste su un punto importante: il suo valore non risiede solo nella tragedia della sua fine, ma soprattutto nella potenza della sua arte. Anche con un catalogo relativamente piccolo, Buckley è riuscito a influenzare generazioni di musicisti e a conquistare nuovi ascoltatori nel corso degli anni.
Il titolo It’s Never Over riflette proprio questa idea. La storia di Jeff Buckley non si è conclusa con la sua morte: continua attraverso la musica, le reinterpretazioni dei suoi brani e l’ammirazione di artisti che lo considerano una fonte d’ispirazione. La sua voce, capace di trasmettere emozioni profonde e contrastanti, rimane ancora oggi sorprendentemente attuale.
In definitiva, il documentario è molto più di una semplice biografia musicale. È un viaggio nella sensibilità di un artista unico, ma anche una riflessione sul rapporto tra talento, identità e destino. Guardando It’s Never Over, lo spettatore non scopre soltanto la storia di Jeff Buckley: entra in contatto con l’energia fragile e luminosa di un musicista che, nonostante il tempo passato, continua a parlare direttamente al cuore di chi ascolta la sua musica.
Al cinema solo 16, 17 e 18 marzo


