Koen Vanmechelen  The Worth of life

Koen Vanmechelen   The Worth of life

“The Worth of life”, “Il valore della vita” è non a caso il sottotitolo della mostra dedicata dal Teatro dell’Architettura di Mendrisio, all’interno del Campus dell’Università della Svizzera italiana-Accademia di architettura, all’artista fiammingo nato nel 1965 nel Limburghese, zona che, situata tra i Paesi Bassi la Vestfalia e il Brabante, aveva dato i natali a

“The Worth of life”, “Il valore della vita” è non a caso il sottotitolo della mostra dedicata dal Teatro dell’Architettura di Mendrisio, all’interno del Campus dell’Università della Svizzera italiana-Accademia di architettura, all’artista fiammingo nato nel 1965 nel Limburghese, zona che, situata tra i Paesi Bassi la Vestfalia e il Brabante, aveva dato i natali a Bruegel, Bosch e soprattutto a Rubens.   

L’etica fondata sul valore della vita e l’estetica della meraviglia sono infatti motivi ispiratori nelle creazioni di Koen Vanmechelen, che spaziano dalla scultura alla pittura, dalla lavorazione del vetro alle installazioni, dal disegno ai video, tutto all’insegna dell’interdisciplinarità. Attivista dei diritti umani, ha centrato le proprie opere sulla relazione tra natura e cultura, coinvolgendo la scienza, che fa assurgere a branca della poesia.

Il lasso di tempo abbracciato dalla mostra corrisponde a poco meno di una quarantina d’anni, dal 1982 al 2019, periodo in cui si è sviluppata la carriera dell’artista che è anche filosofo e scienziato. Le sue opere sono approdate nel tempo nelle principali istituzioni nel mondo. A Londra alla National Gallery e al Victoria and Albert Museum, a New York al Museum of Art and Design, ma anche al Museum Kunst Palast di Dusseldorf, al Muziekgebouw aan’t IJ di Amsterdam e al Museo Puskin di Mosca. Ha inoltre partecipato attivamente ai Venice Projects a Venezia e alla Biennale dell’Avana.

MEDUSA 2015 – Marble sculpture taxidermy

I lavori esposti nella mostra ticinese, tra installazioni, fotografie, neon, dipinti e sculture, superano i sessantacinque. Non mancano un campo di grano, le mani di un gigante che offrono semi e proteggono un pulcino, piuttosto che un’infinita serie con miliardi di cifre e lettere con cui si denomina il genoma di una gallina. 

“Tutto è cominciato con un uovo e una gallina.” Scrive il curatore della mostra Didi Bozzini, nella prefazione del catalogo. “Da un lato un’incubatrice, dall’altro un pollaio. E’ l’intuizione del fatto che per trasformare il presente in avvenire, bisognasse coniugare l’autonomia dell’immaginazione con le regole del pensiero logico-scientifico. Nutrire le immagini con i concetti, sostenere l’utopia con l’esperienza. Così Koen Vanmechelen ha rotto la gabbia in cui era imprigionata la gallina e, con i pezzi di legno ottenuti, ha realizzato una scultura che rappresentava l’uccello in libertà. In un certo senso quell’animale mezzo gallina e mezzo pollaio, allo stesso tempo in cattività e allo stato brado, era il primo risultato delle sue operazioni d’ibridazione. Poi ha fatto schiudere all’interno dell’incubatrice le uova fecondate e ha iniziato ad allevare pollame.” All’insegna della diversità. Valore della vita necessario per poter oggi sopravvivere.

Regno dell’artista fiammingo è un parco della biodiversità, chiamato Labiomista da lui creato nella città di Genk nelle Fiandre, dove, in atmosfere rarefatte lontane anni luce dallo stress cittadino, coabitano volatili delle specie più diverse, ibridate da lui ad arte, negli anni. Opere e installazioni si alternano all’aperto e all’interno del futuribile studio atelier di 5.300 metri quadrati, splendidamente ideato dall’architetto svizzero Mario Botta, il progettista costruttore del Teatro dell’architettura di Mendrisio.

Koen Vanmechelen  The Worth of life

TEMPTATION 2018 – taxidermy, ostrich eggshell

Non è un caso quindi che il famoso architetto sia diventato il promotore della mostra quale ideatore e ricercatore dei mezzi necessari per ospitarla. E’ così che lo splendido edificio cilindrico con diametro di 27 metri e superficie di 3000 metri quadrati, distribuiti su più livelli, è diventato gabbia e incubatrice delle opere d’arte che Koen Vanmechelen ha creato all’insegna della metafora e della metamorfosi, dell’allegoria e della teatralità. Luogo di nascita e di trasformazione, di trasfigurazione di forme naturali in immagini chimeriche quasi la re-invenzione della natura sia il presupposto della sua salvaguardia.  I visitatori vivono un eccezionale momento in cui si gode dell’esposizione di opere d’arte all’interno di un’altra opera d’arte. Inoltre ciò avviene nell’ambito di un luogo, l’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana, frequentata da studenti provenienti da almeno cinquanta nazioni, crogiuolo della diversità e del dibattito culturale.   

 

Informazioni: http://www.arc.usi.ch/tam

TESTO E FOTO DI MARIA LUISA BONIVENTO

 

anna.rubinetto
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