Fino al 22 marzo a Firenze la 43esima edizione del congresso “Conoscere e curare il Cuore” 2026 fa il punto su diagnosi, terapia e prevenzione delle malattie cardiovascolari
La cardiologia che cambia e guarda al futuro. Integrazione tra tecnologie di imaging sempre più sofisticate, algoritmi di intelligenza artificiale, nuovi biomarcatori biologici e farmaci innovativi stanno modificando radicalmente il modo di prevenire, diagnosticare e trattare le malattie cardiovascolari. Che restano la principale causa di morte nel mondo.
Ma non solo. Dalla diagnosi precoce dell’aterosclerosi, alla medicina di precisione nello scompenso cardiaco, dalle nuove terapie cardiometaboliche alla prevenzione guidata dall’imaging. Questi è molti altri temi sono al centro della 43° edizione del Congresso “Conoscere e Curare il Cuore”. Appuntamento scientifico che, di fronte alla comunità dei cardiologi italiani, riunisce a Firenze, fino al 22 marzo 2026 a Fortezza da Basso, alcuni tra i principali esperti italiani per analizzare le nuove frontiere della cardiologia dei nostri giorni.
La consegna di due premi prestigiosi
La 43esima edizione del congresso è stata anche occasione per assegnare due importanti riconoscimenti scientifici. “Siamo orgogliosi di poter premiare professionisti che, ciascuno per il proprio ambito di intervento, hanno contribuito a rendere la cardiologia più capace di trovare soluzioni e più comprensibile per il grande pubblico – ha commentato Francesco Prati, Presidente della Fondazione Centro per la Lotta contro l’Infarto e Direttore Dipartimento Cardio-toraco-vascolare, Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata, Roma.
“Conoscere e Curare il Cuore Award” a James Muller, Premio Nobel 1985 per la Pace, Professore alla Facoltà di Medicina di Harvard e co-fondatore dell’associazione “Medici Internazionali per la Prevenzione della Guerra Nucleare (IPPNW). Muller è stato anche menzionato come Scienziato dell’Anno per il 2023 dall’American College Cardiology per il lavoro introduttivo svolto in questi anni. Finalizzato alla individuazione del concetto di placca coronarica vulnerabile. Stesso tema di indagine, in Italia, del Prof. Francesco Prati, Presidente della Fondazione “Conoscere e Curare il cuore”, che ha condotto i suoi studi attraverso l’utilizzo dell’OCT. La motivazione del premio è “per aver avuto il privilegio di esplorare due temi apparentemente distanti ed invece profondamente interconnessi. La fragilità dell’umanità in relazione alla malattia coronarica e la sua vulnerabilità, all’ombra della minaccia nucleare”.
Il Premio “Cuore e Salute Franco Fontanini” a Luciano Onder, “padre nobile” del giornalismo medico – scientifico, invece è “per aver contribuito, con la sua pluriennale attività di giornalista, conduttore e divulgatore televisivo, alla diffusione della cultura cardiologica anche al di fuori della comunità scientifica”.
La cardiologia di domani
“Questa branca della medicina sta attraversando una fase di trasformazione senza precedenti. Tanti sono gli ambiti di evoluzione, come ad esempio, in relazione al tema della placca vulnerabile. Che vede il mio diretto contributo, da anni – ha spiegato Francesco Prati – Infatti, la ricerca scientifica “Prima guardare la placca: la rivoluzione scot-heart a 10 anni” indica una direzione chiara in relazione all’ischemia.
Per oltre mezzo secolo la cardiologia clinica ha ragionato in modo semplice: cercare l’ischemia, trattare l’ischemia. La stenosi coronarica veniva considerata il bersaglio primario e la rivascolarizzazione il principale strumento terapeutico per modificare la prognosi. Negli ultimi vent’anni questa visione è stata progressivamente messa in discussione. Studi fisiologici avanzati, infatti, hanno dimostrato che la rivascolarizzazione mirata, pur efficace nel controllo dei sintomi, non riduce in modo consistente infarto miocardico o morte improvvisa nella popolazione stabile.
Parallelamente è emersa una realtà epidemiologica sorprendente. L’aterosclerosi subclinica è estremamente diffusa anche in soggetti apparentemente sani. Lei è visto che una quota rilevante di individui a basso rischio presenta già depositi aterosclerotici documentabili all’imaging. Questo dato ha spostato l’attenzione dal fenomeno ischemico terminale al processo aterosclerotico precoce. Favorendo un cambio di paradigma. Non più cercare solo l’ischemia, ma identificare direttamente la malattia aterosclerotica. Dal paradigma ischemico al paradigma aterosclerotico.
L’ischemia dunque è una conseguenza tardiva, mentre la placca è la malattia. Intercettare l’aterosclerosi prima che diventi emodinamicamente significativa apre una finestra preventiva che la strategia tradizionale non coglieva. Questa transizione concettuale ha favorito lo sviluppo di approcci diagnostici anatomici orientati alla visualizzazione diretta delle coronarie. La tomografia coronarica infatti computerizzata (CT) si è progressivamente affermata come la principale metodica non invasiva per lo studio anatomico dell’aterosclerosi. Con una finalità non soltanto diagnostica ma prognostica e preventiva”.
Stefania Lupi


