La dittatura bianconera in serie A

La dittatura bianconera in serie A

Che il calcio moderno sia giunto al livello più lontano dai canoni dello sport è un aspetto ormai acclarato e palese. E’ la linea di “condotta” verso il liberalismo più totale nel solco tracciato dalla globalizzazione economica e sociale imperante di questi ultimi due decenni. Basti pensare al progetto (subito smentito mediaticamente, ma assoluta realtà prossima futura)

Che il calcio moderno sia giunto al livello più lontano dai canoni dello sport è un aspetto ormai acclarato e palese.
E’ la linea di “condotta” verso il liberalismo più totale nel solco tracciato dalla globalizzazione economica e sociale imperante di questi ultimi due decenni.
Basti pensare al progetto (subito smentito mediaticamente, ma assoluta realtà prossima futura) della UEFA di accaparrarsi i fine settimana per far disputare le gare di coppa (Champions, in primis) relegando i campionati nazionali alle serate infrasettimanali parificandoli a un qualunque torneo para-dilettantistico dei circoli ricreativi o dei bar.
Del resto il fine ultimo è un campionato europeo disputato dalle compagini più ricche, mutuando la formula degli sport professionistici USA, con tutte le conseguenze del caso (ad esempio spostamento delle sedi e dei campi da gioco delle società nelle città dove vi sia maggior introiti in fatto di presenze, di vendita di diritti televisivi, audience, merchandising).
Quella “strada demoniaca” è seguita anche dal nostro campionato di serie A.
Una squadra a dominare senza troppa fatica, con lo scudetto praticamente già assegnato quando i tifosi sono ancoro sotto l’ombrellone a godersi le ferie estive.
Una sola squadra, sì quella a strisce bianconere con sede (almeno fino ad oggi) a Torino.
Ma sì, la Juventus FC emanazione dell’ Agnelli’ s Family dai primi anni del secolo XX.
La squadra più vincente in Italia (in Europa misere apparizioni e trofei ancora più miseri) da ormai, quasi dieci anni, vince l’ennesimo tricolore a mani basse.
La vulgata popolare dei tifosi avversi sostiene che le sue vittorie siano frutto di “sviste arbitrali”, “aiutini”, e per i più benevoli per “sudditanza psicologica”.
Una sudditanza generata anche da un potere economico notevole e da un capacità manageriale lungimirante e previdente che non si può sottacere (principalmente il pionieristico stadio di proprietà in una nazione dove edificare un impianto proprio è quasi impossibile).
Ma proprio quelle doti incontrovertibili stridono con la sfrontatezza con cui conquistano le vittorie.
La loro strapotenza tecnica viene supportata da “non uniformi decisioni arbitrali” con o senza VAR.
E sì, perchè oggi le sviste sono suffragate anche dalla tecnologia (non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere).
E così il campionato italico di massima serie di questi ultimi anni è molto simile ai campionati di oltrecortina di oltre 30 anni fa (non Cortina d’Ampezzo, ma la cortina di ferro ante crollo Muro di Berlino), dove per decenni vinceva la squadra del partito comunista, del soviet centrale, del dittatore fantoccio degli stati satelliti della grande “madre russa”.
Uno strapotere troppo fagocitante, troppo ingordo, troppo famelico, troppo cannibale.
Già perchè il potere bianconero esercitato fin dai primordi del calcio non aveva mai raggiunto un tale apice.
Lo stile dei patriarchi Agnelli, concedeva ai competitori qualche briciola, elargiva qualche benefit, insomma, lasciva qualche scudetto ai poveri plebei.
Certo non mancavano le sviste e le incongruenze arbitrali (usiamo termini politicamente corretti).
In ordine sparso.
Annullamento del gol di Turone per un inesistente fuorigioco in Juve Roma stagione 80/81; la squalifica di 4 giornate a Gianni Rivera per aver criticato l’operato degli arbitri pro-Juve stagione 1971/72 (rigore sacrosanto non concesso in Juve Milan a Bigon dall’arbitro Lo Bello, che, poi, riconoscerà l’errore alla Domenica Sportiva !); il rigore non concesso al Catanzaro nell’ultima giornata del campionato 1981/82 contro la Juve di Brady e il concomitante gol annullato alla Fiorentina a Cagliari (era a pari punti con in bianconeri); il gol regolare annullato al Torino dei record nella stagione 76/77 contro la Roma e concomitante vittoria della Juve a Catanzaro con gol in fuorigioco; ecc.
“Poveri plebei” come le squadre di Milano che nel corso di alcuni decenni iniziavano un ciclo di successi in Italia e soprattutto in Europa che intervallavano la monotonia e il “monocromo” bianconero.
In altre epoche piccoli puntini colorati spiccavano nella nuance monocorde dell’albo d’oro.
Che so la Fiorentina di Fulvio Bernardini, o quella di Bruno Pesaola; il Cagliari di Gigi Riva; la Lazio di Maestrelli e Chinaglia; il Torino di Pulici e Graziani; la Roma di Liedholm, Pruzzo, Falcao, Bruno Conti, l’Hellas di Bagnoli, il Napoli di Maradona, la Samp di Boskov , di Mancini e Vialli; il Napoli di Maradona.
Variazioni sul tema che rendevano il calcio italiano interessante e rinfocolavano la passione dei tifosi.
Uno stile Juve “d’antan”, che sapeva non eccedere nel potere e nelle sue manifestazioni non umiliando i suoi concorrenti (qualche pecca si evidenziava, come l’aggressione del presidente della Roma Dino Viola in tribuna d’onore al vecchio Comunale di Torino colpito con un calcio nelle “sacre terga”).
Oggi, dal desco imbandito nella sede della Continassa, non cade più alcuna briciola e l’ alterigia è talmente elevata che i suoi più illustri e famosi calciatori miliardari non si accontentano di vincere facile, ma assommano anche lo scherno e lo sberleffo nei confronti dei loro avversari appena “matati” (vero Ronaldo? vero Bonucci ?).
Questa ingordigia, questa bulimia di vittorie e di potere non è ben dosata, e la logica conseguenza sarà quella di uccidere il giocattolo calcio italiano, renderlo a livello di una succursale dell’ entertainment sontuoso di un torneo europeo più simile ad un circo Barnum con nani, ballerini, acrobati, giocolieri dove però il pubblico è composto solo da bambini, bambani e “pupazzi”.
Durerà questa nuova formula di calcio circense ?
Molto probabilmente, imboccherà un celere declino come il circo con animali che non suscita più apprezzamento da parte del pubblico profondamente disgustato e ormai conscio dello sfruttamento e crudeltà nei confronti di esseri senzienti.
E allora così come da più parti si declama “W il circo senza animali”, così si dirà “W il campionato di calcio italiano senza dittatura bianconera”.
Massimo Puricelli
Castellanza(VA)  

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