Ogni volta che transito sull’autostrada A8, tra il casello di Castellanza e quello di Busto Arsizio, oppure nelle immediate vicinanze, penso, amaramente a quale livello minimo sia scesa l’ Italia.

Da oltre 6 anni sono in corso lavori per la sostituzione delle barriere fonoisolanti.
Quelle precedentemente installate oltre ad essere vetuste e logore, non soddisfacevano i criteri di isolamento acustico ed sicurezza di stabilità (solo alla vista si scorgevano tali difetti, peraltro segnalati ripetutamente da molti cittadini e utenti).

Da cronoprogramma, il termine dei lavori fu fissato per l’anno 2024, poi spostato al 2025, infine lo scorsa estate, “definitivamente” stabilito per febbraio 2026.
Si badi bene, termine lavori per il lato sud del tratto in questione, perchè per il lato nord si prospettava il 2027.

Dallo scorso mese di ottobre notai la sospensione dei lavori nel tratto tra Marnate e Castellanza, circa 2 km.
Motivo ?
Semplice, ma sconcertante.

Durante i lavori di trapanatura, evidentemente per calcoli ingegneristici errati o per errori in esecuzione, nel mese di settembre è stata bucata la volta della galleria della linea ferroviaria Nord Milano con la interruzione del transito dei convogli per una giornata, fino alla messa in sicurezza dell’opera danneggiata.
Richiedendo spiegazioni, l’ente responsabile dei lavori mi comunicò che a dicembre 2025 sarebbe stato ripresentato alla commissione responsabile un nuovo progetto di scavo e che, se le tempistiche previste fossero state rispettate, per inizio estate 2026 si sarebbero conclusi i lavori.
Ad oggi la situazione è identica a 5 mesi fa.
In più, nei tratti dove proseguono i lavori, le nuove barriere sono più basse di quelle precedenti, e vengono montati i vari pezzi “MANUALMENTE” dagli operai addetti.
Una lungaggine incomprensibile nonostante i motivi addotti dalla società responsabile riguardanti la sostituzione e la creazione di nuove fondazioni e la edificazione di condotte per i cavi delle varie utenze.
Lavori importanti e delicati visto quanto accaduto a settembre 2025 , ma non concepibili rispetto a quanti mesi sono trascorsi senza l’ultimazione delle opere.

Ecco, cosa è il nostro Paese, oggi.
Una Nazione dicotomica e distopica, dove vi sono settori e una quota parte di popolazione, di ricchi, super ricchi, che compongono la “vetrina HQ – high-quality” per il mondo del turismo, della globalizzazione, dei garantiti, dei potenti, del lusso e del super lusso.

Una parte di Paese dove tutto viene progettato, realizzato, ultimato nei tempi previsti o quasi, senza troppi intoppi e lungaggini per non andare ad intaccare l’immagine patinata del Luna Park Italia.
L’altra, invece, è la vetrina buia senza luci a led con ancora le lampadine a incandescenza e con merce di bassa qualità (LQ low quality), della burocrazia elefantiaca, delle lungaggini bibliche, degli errori ed orrori, della frase reiterata “ci vuole pazienza”.
Esempi della prima tipologia di esposizione luccicante, sono stati l’Expo ieri, e oggi, le Olimpiadi.
In epoca Expo ci rassicuravano che l’evento avrebbe giovato a tutti, nessuno escluso; poi si vista la vera realtà.

La gentrificazione di molte città lombarde, in primis Milano, il capoluogo (non più la Milano anni 60/70/80 “vicino all’Europa”, come cantava Lucio Dalla, del Milan Benfica, Milano che fatica, quella dei quartier,i e del coeur in man) trasformata in real estate per i miliardari worldwide (ingolositi dai vari decreti legge che hanno agevolato il pagamento di imposte scontate ai milionari che decidevano e decidono di porre la residenza fiscale in Italia) con effetto domino in tutta la Regione, andando a discapito della classe media e della classe operaia, con i salari e pensioni con un potere d’acquisto sempre più basso e il costo della vita sempre più alto.
Una gentrificazione figlia dell’apertura indiscriminata delle frontiere e della mancanza di controlli di sicurezza, e igienico sanitari che hanno generato un’immigrazione di massa incontrollata di disperati, manovalanza della criminalità che ha reso insicure le nostre città.
Non solo.

La Lombardia è stata la prima zona del Pianeta ad essere pesantemente colpita dalla pandemia da Sars CoV2, patogeno respiratorio, che a distanza di oltre 6 anni, può risultare ancora letale per la parte più fragile della società (quando si definisce dicotomica la società di oggi…).
Due “mondi” distinti e distanti, presenti nella nostra società, nella nostra regione, nella nostra Nazione.
Quanto sono distanti gli anni del vero “boom”, dell’ “ascensore sociale”, del miglioramento della qualità della vita di tutti i cittadini, della crescita sociale ed economica, della tutela dei diritti, della salvaguardia della salute pubblica.
Nostalgia, passatismo?

Per rimanere in ambito viabilistico e delle opere pubbliche, ecco cosa “accadde” dal 1956 al 1964: costruzione dell’Autostrada del Sole.
Quasi 700 chilometri di strada ad alto scorrimento, da Milano a Roma.
Un’opera ingegneristica che ha collegato le due principali città italiane in un territorio caratterizzato da un’orografia imponente, costituita dalla dorsale appenninica, e da una sequela di fiumi e corsi d’acqua da superare, che ha imposto la costruzione di ponti, viadotti e lo scavo di numerose gallerie.
Otto anni di un’ opera che hanno realmente e tangibilmente rappresentato il benessere generalizzato post bellico del nostro Paese, divenuto la quarta potenza economica mondiale.

Oggi nell’era iper-tecnologica, digitale, globalizzata, 8 anni, forse, non saranno sufficienti per sostituire 18 chilometri di barriere fonoisolanti di una delle autostrade più trafficate d’Europa, in una delle Regioni più popolose e importanti del continente.
Ma queste barriere non fanno parte della “merce” esposta nella vetrina lussuosa del Luna park Italia.

Massimo Puricelli