Le lamentele di Confindustria e “l’economia di carta”

Le lamentele di Confindustria e “l’economia di carta”

Cahiers de doleances da parte del presidente di Confindustria, Boccia, alla riunione delle maggiori associazioni imprenditoriali alle OGR (Officine Grandi Riparazioni) di Torino. “Conte convinca i vicepremier o si dimetta” così ha tuonato il leader di Confindustria contro la manovra economica del governo gialloverde, bocciata dalla Commissione Europea che ha minacciato la procedura di infrazione.   Al consesso

Cahiers de doleances da parte del presidente di Confindustria, Boccia, alla riunione delle maggiori associazioni imprenditoriali alle OGR (Officine Grandi Riparazioni) di Torino.
“Conte convinca i vicepremier o si dimetta” così ha tuonato il leader di Confindustria contro la manovra economica del governo gialloverde, bocciata dalla Commissione Europea che ha minacciato la procedura di infrazione.  
Al consesso di lunedì hanno partecipato oltre a Confindustria anche molte altre associazioni di categorie imprenditoriali, tra cui Confcommercio, la lega delle Cooperative, ecc. 
Un’espressione di scontento, quella di Boccia, più volte ripetuta da parte di molti dei suoi associati nel corso degli ultimi decenni.
Molti di questi rappresentanti e soci non hanno mai nascosto di essere stati e di essere, i fautori di continue e reiterate richieste per lo sviluppo dell’industria e del commercio italiano ai vari governi che si sono succeduti alla guida del Paese.
Richieste mai accolte, secondo la vulgata delle associazioni, che hanno prodotto la crisi del sistema imprenditoriale italiano.
Davvero ?
Cronistoria degli ultimi 20 anni del mondo del lavoro.
Rispondendo ai loro desiderata e ai diktat delle istituzioni europee, in ordine sparso:
Sostegno tout court all’Europa, alla globalizzazione, al libero mercato, all’ Euro, al WTO, al FMI.

Richieste reiterate di maggior flessibilità e libertà nei contratti di lavoro; in altre parole abolizione del posto fisso, “male assoluto” della crescita economica con ipoteca, peggio, distruzione del futuro di milioni di lavoratori, precarizzandoli a vita.

Si aggiunga, inoltre, la marea di incentivi che lo Stato ha elargito a pioggia in questi decenni (si parla di oltre 40 miliardi di euro!) a centinaia di aziende, senza l’obbligo di assunzioni, o di investimenti in innovazione.
Ma non solo.
Continue e reiterate richieste di taglio del cosiddetto cuneo fiscale per diminuire il costo del lavoro, palla al piede dell’espansione e sviluppo dell'”azienda Italia”.
Peccato che il costo del lavoro non sia il maggiore nell’area euro ed è minore rispetto la media (28 euro quello italiano, media Ue 30,3). 
Un costo del lavoro che indurrebbe alcune imprese ad emigrare in Paesi “più vantaggiosi”.
Una scelta obbligata per evitare il fallimento e la chiusura, così si sostiene.
Un’ emigrazione di “massa” anche da parte di molte realtà con fatturati positivi, e dopo aver percepito miliardi di euro in fatto di incentivi statali.
Si aggiunga, inoltre, la vendita a cifre munifiche di gloriosi marchi a multinazionali senza scrupoli che hanno depauperato il nostro tessuto economico.
E poi come scordarsi la sempiterna cassa integrazione “donata”, da oltre 40 anni, urbi et orbi producendo socializzazione dei debiti e privatizzazione dei profitti reinvestiti in speculazioni finanziarie che hanno generato un’ “economia di carta” dove la finanza ha soppiantato l’impresa produttiva.
Il tutto in contesto nazionale dove la corruzione, l’illegalità, l’evasione fiscale si attesta, secondo i dati Istat, a circa 210 miliardi nel solo anno 2016.
Questi sono i dati, la storia, i fatti di cosa è accaduto nel nostro Paese negli ultimi due decenni durante i quali l’economia è risultata essere moribonda, l’aspettativa futura e la fiducia delle famiglie è a livelli agonizzati; il tutto in un quadro legislativo e politico caratterizzato dalle politiche generate dal Trattato di Maastricht, dall’introduzione dell’Euro, dal fiscal compact, dal pareggio di bilancio, nel solco tracciato dall’austerity imposta dalle istituzioni europee a cui i nostri Governi hanno aderito senza se e senza ma in maniera supina, barattando un po’ di flessibilità artefatta accentando un’invasione di massa di disperati dal Terzo e Quarto Mondo, nuova manodopera a basso costo per meglio schiavizzare i lavoratori autoctoni.
Quelle “ricette” tanto care alle lobbies finanziarie del nuovo capitalismo imperante che segue i nuovi dogmi economici lontani anni luce dalle teorie Keynesiane e del New Deal post bellico, vengono sollecitate e reclamate dal dott. Boccia che comunica all’attuale esecutivo il termine della sua pazienza paragonabile, a suo dire, a quella del patriarca Giobbe.
E’ evidente come il presidente di Confindustria e molti suoi associati non percepiscano quale sia lo stato d’animo del popolo italico che ha espresso le sue rivendicazioni associate a tolleranza pacifica con cui ha vissuto questa epoca di crisi.
Rivendicazioni e malcontento mai sfociate in atti eversivi e rivoluzionari, ma espressi nel potere attribuito dalla Costituzione attraverso il suffragio universale nella scelta dei propri rappresentanti politici e amministrativi.  
Il presidente Boccia è pregato, pertanto, di non formulare preconcetti ad una manovra economica governativa che ribalta la linea di condotta fin ora seguita che ha portato allo sfascio totale, se vuole realmente contribuire a far ripartire l ‘Italia opponendosi ai potentati finanziari trasnazionali che vorrebbero svilire i valori politici e costituzionali delle nazioni sovrane.
Dimostri di essere un imprenditore “old style” e di guidare l’imprenditoria nazionale seguendo i dettami che hanno portato il nostro Paese ad essere uno delle prime sette potenze economiche del Mondo, allontanando le speculazioni finanziarie, i derivati, gli NPL, l’economia di carta.
Massimo Puricelli
Castellanza(VA)

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