Presentato in Concorso all’ultimo Festival di Cannes, dove ha conquistato il Premio Speciale della Giuria per la sua audacia visiva e narrativa, Resurrection segna il ritorno di uno degli autori più radicali e ipnotici del cinema contemporaneo, Bi Gan.
Dopo aver incantato cinefili e critica con Kaili Blues e Un lungo viaggio nella notte, il regista cinese firma qui un’opera ambiziosa e totalizzante, destinata a dividere e affascinare in egual misura.
Arrivato in anteprima italiana al Torino Film Festival 2025 e al FanHua Chinese Film Festival, e distribuito nelle sale italiane dal 23 aprile grazie a I Wonder Pictures, Resurrection non è semplicemente un film: è un’esperienza sensoriale, una riflessione stratificata sulla natura stessa del cinema e del tempo.
La trama di Resurrection, un viaggio tra sogno e immortalità
La storia di Resurrection si svolge in un futuro indefinito in cui l’umanità ha raggiunto l’immortalità rinunciando però alla capacità di sognare. In questo mondo apparentemente perfetto, esistono ancora individui ribelli chiamati Fantasmers: esseri capaci di sognare e, proprio per questo, destinati a consumare lentamente la propria vita.
Quando uno di loro viene ritrovato in una fumeria d’oppio da una misteriosa ragazza interpretata da Shu Qi, accade qualcosa di straordinario: una pellicola cinematografica viene innestata nel suo corpo, riportandolo in vita. Da quel momento, il protagonista intraprende un’odissea attraverso epoche, identità e generi cinematografici.
È qui che Resurrection rivela la sua natura più profonda: il cinema non è solo racconto, ma materia viva, organica, capace di generare esistenza.
Il cinema, in Resurrection, è, quindi, molto più di un mezzo espressivo: è un organismo vivo, capace di generare realtà e di attraversare il tempo. L’innesto della pellicola nel corpo del protagonista rappresenta una potente metafora della fusione tra uomo e immagine, tra memoria e visione.
Gli interpreti
Accanto a Shu Qi, brillano Jackson Yee, presenza magnetica e fragile, e Mark Chao, che contribuisce a dare corpo a questo universo stratificato e mutevole. Il cast, nel suo insieme, incarna perfettamente la tensione tra corporeità e astrazione che attraversa l’intero film.
Bi Gan costruisce un viaggio che è al tempo stesso fantascienza, poema visivo e dichiarazione d’amore al cinema.
Ogni segmento attraversato dal protagonista corrisponde a un’epoca, a un genere, a una modalità espressiva diversa: dal muto al noir, dal melodramma alla sperimentazione più pura. Non si tratta di semplici citazioni, ma di una vera e propria reincarnazione del linguaggio cinematografico lungo un secolo di storia.Il risultato è ipnotico.
La macchina da presa si muove con una grazia quasi irreale, i piani sequenza si dilatano fino a diventare esperienze immersive, e il tempo perde ogni linearità.
Lo spettatore è chiamato a lasciarsi andare, a rinunciare a una comprensione razionale per abbracciare una dimensione più intuitiva e sensoriale.In questo senso, Resurrection è un film esigente. Non offre appigli facili, né una narrazione tradizionale. Ma è proprio in questa sua radicalità che risiede la sua forza.
Bi Gan non cerca il consenso, bensì un dialogo profondo con lo spettatore, invitandolo a interrogarsi su cosa significhi davvero “vedere” un film.
Il sogno come gesto rivoluzionario
Il tema del sogno diventa così centrale: non solo come elemento narrativo, ma come atto politico e poetico. In un mondo che ha scelto la sicurezza dell’eternità, sognare diventa un gesto rivoluzionario, un modo per affermare la propria umanità. E il cinema, in questa prospettiva, si configura come l’ultimo spazio possibile per continuare a sognare.
Visivamente, il film è di una bellezza abbagliante. Ogni inquadratura è costruita come un quadro, ogni movimento di macchina è calibrato con precisione millimetrica. La luce e i colori contribuiscono a creare un universo sospeso tra realtà e sogno.
Ma Resurrection è anche un film profondamente malinconico. Dietro la sua ambizione formale si nasconde una riflessione sulla fine: la fine del mondo, forse, ma soprattutto la fine del cinema come lo abbiamo conosciuto.
Il cinema come esperienza sensoriale
Parlare di Resurrection come di un semplice film è riduttivo. Bi Gan costruisce un’opera complessa e stratificata, in cui ogni sequenza diventa un’esperienza sensoriale che trascina lo spettatore in una dimensione onirica.
Il film attraversa diversi generi cinematografici — dal muto al noir, fino alla sperimentazione più radicale — trasformandosi in una vera e propria dichiarazione d’amore alla storia del cinema.
Non si tratta di citazioni nostalgiche, ma di una reinvenzione continua del linguaggio cinematografico.
Un messaggio sul futuro del cinema
Bi Gan sembra chiedersi se sia ancora possibile, oggi, restituire al cinema quella capacità di meraviglia e di trascendenza che lo ha reso unico.
La risposta, implicita ma potente, è contenuta nel film stesso. Resurrection non si limita a evocare il passato del cinema: lo riporta in vita, lo reinventa, lo proietta nel futuro. È un’opera che guarda indietro per andare avanti, che si nutre della memoria per generare nuove visioni.
Non è un film per tutti, e non vuole esserlo. Richiede attenzione, pazienza, disponibilità a perdersi. Ma per chi è disposto ad accettare la sfida, rappresenta un’esperienza rara, quasi mistica.
In definitiva, Resurrection è molto più di un semplice film: è un atto d’amore verso il cinema e verso la sua capacità di trasformare il tempo, lo spazio e la percezione. Un’opera che, come il suo protagonista, attraversa epoche e identità, consumandosi lentamente per offrirci qualcosa di irripetibile.
E forse è proprio questo il suo messaggio più profondo: finché esisterà qualcuno disposto a sognare, il cinema non morirà mai.
Perché vedere Resurrection al cinema
Resurrection è un film che divide, ma proprio per questo merita di essere visto. Non è un’opera immediata: richiede attenzione, apertura mentale e disponibilità a lasciarsi trasportare.
Tuttavia, per chi ama il cinema d’autore e le esperienze visive immersive, rappresenta un appuntamento imperdibile.
La visione in sala è fondamentale per apprezzarne appieno la potenza visiva e sonora. Bi Gan costruisce infatti un’esperienza che vive di grande schermo, di immersione totale e di coinvolgimento sensoriale.
Un capolavoro visionario per cinefili
Con Resurrection, Bi Gan firma uno dei film più ambiziosi e affascinanti degli ultimi anni. Un’opera che trascende i confini del racconto tradizionale per diventare un’esperienza unica, sospesa tra sogno e realtà.
Non è un film per tutti, ma è sicuramente un film necessario. Un viaggio ipnotico che attraversa la storia del cinema e ne celebra la magia, ricordandoci che, finché esisteranno i sogni, il cinema continuerà a vivere.
RESURRECTION
di Bi Gan
con Qi Shu, Mark Chao, Jackson Yee, Zhang Yi, Lei Hao
Il trailer e il poster italiani ufficiali del visionario capolavoro di Bi Gan, Premio Speciale della Giuria a Cannes
Trailer Download: https://bit.ly/RESURRECTION_TRL_H264_CTA
Trailer YouTube: https://youtu.be/5rhNdeqV4is
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