Nel XVII Rapporto “Paesaggi sommersi”, la Società Geografica Italiana analizza come la crisi climatica stia trasformando le coste del Paese e quali territori rischiano di scomparire
Innalzamento dei mari, erosione, urbanizzazione e pressione turistica stanno ridisegnando il profilo costiero italiano, mettendo a rischio infrastrutture, agricoltura e insediamenti.
Secondo gli scenari più attendibili, entro il 2100 diverse aree saranno sotto il livello del mare. Le più vulnerabili sono l’Alto Adriatico, il Gargano, i litorali tra Toscana e Campania, e le coste di Cagliari e Oristano.
Il 28 ottobre la Società Geografica Italiana ha presentato il nuovo Rapporto “Paesaggi sommersi” a Palazzetto Mattei a Roma, documentando con dati e proiezioni come metà delle infrastrutture portuali, oltre il 10% delle superfici agricole e molte zone lagunari siano minacciate.
Un prestigioso panel
I dati del rapporto sono stati sintetizzati dai due professori che ne hanno curato la stesura, Filippo Celata della Sapienza di Roma e Stefano Soriani di Ca’ Foscari di Venezia.
Al successivo interessante dibattito hanno preso parte Monica Guida, Responsabile Area difesa del suolo, della costa e della bonifica di Regione Emilia Romagna, Rossella Muroni, Presidente di Nuove Ri-Generazioni e Nello Musumeci, Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare.
Coste a rischio e strategie di adattamento
Le aree agricole costiere soffriranno un’accelerazione della salinizzazione, con pesanti ricadute sull’economia rurale. Secondo le stime, circa 800 mila persone vivono già oggi in territori sotto il livello del mare atteso. Difese costiere artificiali e possibili ricollocazioni diventeranno sempre più frequenti.
Nonostante le norme che vietano nuove costruzioni in prossimità del mare, il consumo di suolo nelle aree costiere prosegue. L’abusivismo e la turistificazione hanno aggravato la fragilità del sistema.
Il Rapporto stima una perdita di spiagge tra il 20% al 2050 e il 45% al 2100, con punte critiche in Sardegna, Lazio, Friuli-Venezia Giulia e Campania.
“Bonifiche, urbanizzazione e infrastrutturazione hanno irrigidito un ambiente dinamico come la costa, rendendolo vulnerabile” afferma Stefano Soriani dell’Università Ca’ Foscari Venezia, sottolineando la necessità di una gestione costiera sostenibile e coordinata a livello nazionale.
Narrazione della crisi e percezione pubblica
Un altro aspetto cruciale riguarda il modo in cui la crisi climatica viene raccontata.
L’urgenza percepita, spesso amplificata dai media, rischia di generare allarme più che azione. La polarizzazione tra catastrofismo e negazionismo indebolisce il dibattito, distorcendo la comunicazione scientifica.
L’Italia costiera porta con sé le eredità della crescita economica e della “corsa al mare” del dopoguerra, che hanno prodotto un tessuto insediativo fragile. La crisi climatica agisce oggi come “moltiplicatore di stress”, aggravando problemi ambientali e sociali.
Serve un confronto politico e scientifico condiviso per ripensare la gestione delle coste.
Rinaturalizzare per il futuro delle coste
“Il rischio non è solo perdere spiagge, ma aumentare la vulnerabilità attraverso una continua artificializzazione” spiega Filippo Celata, docente alla Sapienza di Roma.
L’unica via sostenibile è rinaturalizzare i litorali, restituendo loro la capacità di adattamento, nonostante gli ostacoli economici e politici.
Imparare a convivere con la crisi climatica sarà la sfida del futuro. Il nodo non è quale destino attende le coste, ma quali scenari vogliamo costruire insieme.
Come ricorda Claudio Cerreti, presidente della Società Geografica Italiana, “da vent’anni proponiamo analisi fondate e soluzioni concrete ai decisori politici, evitando allarmismi e puntando su una visione equilibrata”.
I dati chiave del Rapporto “Paesaggi sommersi”
- Artificializzazione costiera: quasi un quarto del territorio entro 300 metri dal mare è coperto da strutture artificiali, con picchi del 47% in Liguria e del 45% nelle Marche
- Erosione accelerata: rischio di perdita fino al 45% delle spiagge entro il 2100
- Difese costiere: barriere artificiali proteggono più di un quarto delle coste basse, aggravando però la vulnerabilità
- Pressione turistica: i comuni costieri offrono il 57% dei posti letto turistici, contribuendo a uno sviluppo non sostenibile
- Salinizzazione dei terreni agricoli: nell’estate 2023 il cuneo salino ha risalito il Delta del Po per oltre 20 chilometri
- Aree protette vulnerabili: solo il 10% delle acque e delle coste italiane è tutelato, spesso senza un piano di gestione adeguato
- Porti a rischio: 2.250 km di infrastrutture portuali minacciate dall’innalzamento del mare
Ugo Dell’Arciprete



