Al Teatro Carcano va in scena uno spettacolo che sfugge a ogni etichetta e, proprio per questo, colpisce nel segno.

FRA’ – San Francesco, la superstar del medioevo non è solo un monologo: è un viaggio febbrile, ironico e sorprendentemente contemporaneo dentro la figura di San Francesco d’Assisi, filtrata attraverso l’energia incontenibile di Giovanni Scifoni.

Scifoni sale sul palco con un’ambizione dichiarata: evitare la trappola della banalità. E ci riesce con una naturalezza spiazzante. Il suo Francesco non è un santino, ma un artista ribelle, quasi punk ante litteram, capace di trasformare la predicazione in performance teatrale. Il risultato è un racconto che alterna registri alti e bassi, sacro e profano, risate improvvise e momenti di autentica vertigine emotiva.

La drammaturgia è un flusso vivo, che sembra nascere sotto gli occhi dello spettatore. Scifoni gioca con il corpo, con la voce, con il ritmo, passando dalla narrazione intima alla chiamata collettiva.

E quando la parola non basta, arrivano le musiche dal vivo – suggestive, stratificate – che partono da echi medievali per spingersi fino a inattese contaminazioni moderne, quasi elettroniche. Non è semplice accompagnamento: è parte integrante del racconto, una seconda voce che amplifica e distorce, proprio come farebbe lo stesso Francesco.

La regia di Francesco Ferdinando Brandi si percepisce nella fluidità dello spettacolo: niente è statico, tutto evolve. C’è un senso di costruzione collettiva che si traduce in una messinscena dinamica, mai prevedibile, dove ogni elemento – gesto, luce, suono – sembra contribuire a un disegno più grande.

Ma è nel finale che FRA’ affonda davvero il colpo. La morte, “sora nostra morte corporale”, irrompe senza retorica, costringendo il pubblico a confrontarsi con ciò che spesso evita. Non c’è consolazione facile, né spiritualismo di facciata: solo la nuda verità di una condizione umana fragile e irripetibile.

Quello che resta, uscendo dal teatro, è una sensazione rara: aver assistito a qualcosa di vivo, imperfetto nel senso più autentico, e proprio per questo necessario.

Scifoni costruisce un Francesco meno iconico e più umano, capace di farci ridere e subito dopo metterci a disagio, ricordandoci – con disarmante semplicità – che la grandezza, a volte, nasce proprio dalla contraddizione.

Note di regia di Francesco Ferdinando Brandi

Lavorare con Giovanni è entusiasmante perché è un attore vulcanico che sa fare tutto bene, recitare, ballare, cantare, suonare e persino disegnare. Abbiamo lavorato durante le prove in modo quasi laboratoriale. Una volta condivisa la direzione del racconto, ognuno proponeva digressioni, suggestioni, invenzioni nuove. Nessuno imponeva mai nulla, niente era mai definitivo, ma tutto in divenire.

È il modo più bello per costruire uno spettacolo, le idee nascono da un’intuizione ancora sfocata, poi rielaborata, metabolizzata e rielaborata ancora fino a che non prende la sua forma definitiva.

Lo stesso è stato con i musicisti. Loro proponevano un arrangiamento, noi provavamo a raccontare l’effetto che cercavamo, e loro lo riadattavano, spesso restituendo un effetto ancor più efficace. 

Il teatro è un’arte che si fa insieme, dove ognuno apporta la sua competenza, sensibilità, esperienza e quando uno spettacolo si costruisce così è la migliore garanzia di ottenere un buon risultato.

Spero che siamo riusciti a raccontare un Francesco bellissimo, meno ieratico e iconico delle grandiose rappresentazioni cinematografiche, ma più umano, fragile, perfino confuso e incapace di portare avanti l’immane compito che si è dato. Sublime e grezzo, immenso e miserrimo, della stessa pasta dei grandi personaggi letterari e teatrali e come loro capace di aprirci grandi interrogativi sulle nostre vite in ogni tempo.

Una narrazione perfetta per Giovanni che ha da sempre la grande abilità di riuscire a trattare temi elevati con semplicità e divertimento, unendo l’alto e il basso in una seducente affabulazione. Anche le composizioni musicali, del bravissimo Luciano Di Domenico, sono state create con la stessa immaginazione. Reinventando temi medievali fino ad arrivare, attraverso variazioni e modulazioni, alla musica techno.

Il risultato di così tanto lavoro è uno spettacolo, credo, unico nel suo genere, pieno di invenzioni narrative, musicali e sceniche per onorare il nostro formidabile santo che si chiamava Giovanni come Scifoni e Francesco come me. Non potevamo che farlo insieme.

TEATRO CARCANO – Milano 

GIOVANNI SCIFONI è
FRA’ – 
San Francesco, la superstar del medioevo

Dal 22 al 26 aprile 2026

FRA’
San Francesco, la superstar del medioevo
di e con Giovanni Scifoni

musiche originali Luciano Di Giandomenico
strumenti antichi Luciano Di GiandomenicoMaurizio Picchiò Stefano Carloncelli
regia Francesco Brandi
coproduzione Teatro Carcano, Viola Produzioni
distribuzione Mismaonda