Un disagio che si fa sentire maggiormente tra i più giovani: il 70% dei 18–34enni vive l’alitosi come un fattore di insicurezza relazionale
Quasi 6 italiani su 10 si sono sentiti a disagio per via dell’alito cattivo in una situazione sociale, al lavoro o nella vita privata.
È quanto emerge dal sondaggio condotto da YouGov per Curasept sulle abitudini relative alla cura dell’igiene orale degli italiani. In quest’ottica, le occasioni sociali possono diventare un vero stress test delle piccole insicurezze quotidiane, condizione che può rivelarsi amplificata a San Valentino, quando le distanze si accorciano e il timore di sentirsi a disagio cresce.
In un contesto di relazione e di intimità l’alito non è un fattore neutro, ma un elemento che incide sulla sicurezza personale e sul modo di vivere la relazione con l’altro. Proprio come un tratto estetico, un alito gradevole rientra fra le qualità che contribuiscono a dare una buona impressione di sé, al pari di avere un sorriso pulito, o di presentarsi con i capelli in ordine.
Senza contare che il disagio legato all’alitosi non riguarda solo chi lo vive, ma tutte le dinamiche di relazione, spesso in modo silenzioso.
“Il sorriso è un elemento centrale della socialità e la bocca ha un ruolo di primo piano nell’intimità” ricorda Marta Giovannardi, Clinical Affairs and Quality Manager di Curasept.
“Tuttavia, il disagio psicologico legato al disturbo dell’alitosi non viene quasi mai affrontato, spesso crea imbarazzo e arriva ad influenzare la spontaneità e la naturalezza dei rapporti interpersonali, trasformandosi in uno spiacevole tabù”
I dati mostrano una frattura generazionale interessante: tra i più giovani la preoccupazione è significativamente più alta e arriva a toccare il 70% nella fascia d’età compresa fra i 18 e i 34 anni, segno probabile di una maggiore attenzione all’immagine, una vita sociale e intima attiva, ma anche di una maggiore pressione sociale soggetta al giudizio altrui.
Con l’età, la percezione del problema sembra ridimensionarsi (50% fra chi ha almeno 55 anni), forse per una maggiore consapevolezza di sé e una maggiore esperienza sul fronte della prevenzione.
È proprio la prevenzione, infatti, l’elemento chiave per evitare imbarazzi e assicurarsi un approccio efficace nel tempo.
“È risaputo che la prevenzione dell’alitosi parte da una corretta igiene orale, utilizzando sia ausili meccanici come il filo interdentale o gli scovolini, sia chimici, come dentifrici e collutori con azione antibatterica. Ma non solo: è possibile adottare alcuni accorgimenti pratici nella vita quotidiana, come evitare digiuni prolungati, che favoriscono l’attività metabolica dei microrganismi presenti nel cavo orale, e bere frequentemente, per favorire il flusso salivare.” commenta Daniele Modesti, Igienista Dentale. “A proposito di idratazione, anche lo stress è spesso causa di un problema di alitosi: quando viviamo situazioni di ansia la bocca può diventare improvvisamente asciutta. In questi casi è meglio giocare d’anticipo e munirsi di uno spray per l’alito fresco”.
Un insieme di pratiche che, al di là dei singoli gesti, racconta un modo più consapevole di prendersi cura di sé e del proprio benessere, anche nelle relazioni con gli altri. “Dai trattamenti di igiene orale professionale, ai prodotti chimici e meccanici pensati per l’uso quotidiano, le strade per sentirsi a proprio agio con se stessi e con il prossimo non mancano. La cura della bocca merita una maggiore consapevolezza: oggi sappiamo che la salute del cavo orale è strettamente legata a quella dell’organismo e incide anche sul benessere psicologico, come dimostra l’impatto dell’alitosi sulla sicurezza personale e relazionale” osserva Marta Giovannardi.



