[dropcap]I[/dropcap]n occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente (5 giugno), la Fondazione Bcfn presenta le raccomandazioni di scienziati ed esperti di fama internazionale che hanno ripensato i paradigmi alimentari, difendendo la nostra salute e quella del pianeta.

Obiettivo: trovare nuovi sistemi che permettano di sfamare una popolazione che nel 2050 sarà di 9mld di persone, limitando le concentrazioni di gas serra e mantenendo l’aumento del riscaldamento globale entro 1,5°C.

Il Manifesto conclusivo sarà presentato il 30 Novembre e il 1 Dicembre al Settimo Forum di BCFN.

Le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera sono ai massimi livelli da 800 milioni di anni a questa parte. Siamo di fronte a una accelerazione senza precedenti in termini di impatto ambientale. Da sola, l’agricoltura può contribuire a questa situazione fino al 30% (utilizza circa il 70% delle risorse idriche mondiali e il 30% di quelle energetiche). Se pensiamo che da qui al 2050 il pianeta dovrà nutrire 9 miliardi di persone, è semplice comprendere che quello di cui c’è bisogno è un vero e proprio “cambio di paradigma”: un nuovo approccio al cibo e all’agricoltura. Proprio per rispondere a questa sfida, il 22 aprile – Giornata Mondiale della Terra, nonché giorno della firma a New York degli accordi raggiunti durante il COP21 – il Barilla Center for Food and Nutrition (BCFN) ha organizzato a Roma il primo Stakeholder Forum del suo Osservatorio Internazionale sull’Agricoltura Sostenibile, intitolato: ‘Climate @ Risk & Food @ Risk’. 12 esperti di fama mondiale, in rappresentanza di agricoltori, mondo accademico, investitori, organizzazioni non governative e industria agro-alimentare, si sono riuniti per elaborare scenari condivisi, indicare possibili soluzioni e stimolare il dialogo sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, soprattutto per il settore agro-alimentare. Un primissimo passo è stata la definizione di una vera e propria “call to action”, un documento che verrà presentato simbolicamente in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente (5 giugno). L’obiettivo è chiamare a raccolta la comunità scientifica e tutta la società civile intorno a questo documento, basato sulla chiara definizione delle criticità e dei nuovi paradigmi da cui ripartire per individuare tutti insieme i passi necessari da compiere nella direzione di una agricoltura che sia sempre più sostenibile. Il risultato finale sarà un manifesto che verrà presentato durante il Panel sull’Agricoltura Sostenibile del Settimo Forum BCFN, previsto per il 30 Novembre e 1 Dicembre all’Università Bocconi di Milano.

 “Con questa iniziativa – spiega Paolo Barilla, Vice Presidente Fondazione BCFNabbiamo voluto lanciare una vera e propria “call to action”, primo passo di una consultazione pubblica sui temi dell’agricoltura, del cibo e dei cambiamenti climatici. Chiediamo a tutti gli attori della filiera agro alimentare di lavorare insieme per trasformare la società attraverso nuove regole e paradigmi, nuove soluzioni, nuovi modelli di business e una nuova consapevolezza. Purtroppo, in questo momento, con le nostre scelte alimentari e coi nostri stili di vita, ci stiamo letteralmente “mangiando il nostro pianeta”. La sfida che ci aspetta, da qui ai prossimi anni, è proprio questa: camminare e lavorare fianco a fianco per puntare ad una agricoltura che sia sempre più sostenibile e a un approccio al cibo e all’alimentazione che siano non solo buoni per la nostra salute, ma anche per il pianeta”.

LA SFIDA: NUTRIRE 9MLD DI PERSONE AL 2050 SENZA INNALZARE LA TEMPERATURA TERRESTRE

Il sistema agroalimentare globale produce oggi molto più cibo rispetto a quanto ne servirebbe per sfamare l’intera popolazione mondiale, eppure l’insicurezza alimentare colpisce le grandi regioni del mondo, come Africa e Asia, dando vita a quelli che chiamiamo “paradossi” del nostro sistema alimentare. L’evoluzione delle abitudini alimentari globali sta portando a un incremento del consumo di prodotti legati alla filiera della carne, ossia quelli che incidono di più sul riscaldamento globale. Occorre promuovere diete diversificate, nutrienti e sostenibili sia nei Paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. Se non saremo capaci di reinventare il nostro sistema agroalimentare e le abitudini di consumo, cresceranno i problemi legati all’accesso al cibo, perché già nel 2050 ci troveremo a dover nutrire 9 miliardi di persone, delle quali l’80% vivrà nelle città. L’umanità deve agire insieme e deve farlo velocemente

Lo scenario nel quale siamo chiamati a muoverci è molto ampio e complesso: il 2015 è stato l’anno più caldo dal 1850, la siccità che ha colpito le regioni del Mediterraneo Orientale nel 2012 è stata la peggiore degli ultimi 900 anni e un aumento della temperatura oltre i 2°C, che appare ormai probabile, colpirebbe gravemente la produzione di cibo in aree già in gravi difficoltà geopolitiche, come gran parte dell’Africa e il medio e vicino Oriente. Proprio per queste ragioni agricoltori, industria, politici e cittadini devono impegnarsi per preparare la società a questi cambiamenti. Ma cosa deve essere fatto per riuscire a sfamare la crescente popolazione mondiale, mitigare la pressione sulle risorse naturali, incrementare la resilienza e stabilizzare il cambiamento climatico evitando l’innalzamento delle temperature oltre 1,5°?

Agricoltura e cibo giocheranno sicuramente un ruolo notevole in questo scenario di cambiamento e nell’agenda per lo sviluppo post-2015. Gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs) approvati a settembre 2015 e l’Accordo di Parigi sul clima raggiunto a dicembre 2015 sono la prova di quanto si sta facendo anche a livello internazionale. Resta da capire come queste intenzioni verranno trasferite agli attori nazionali (sia pubblici che privati) che sono ampiamente responsabili dell’applicazione di ciò che è stato concordato globalmente. Un quadro nel quale si riconosce il potere regionale, come quello dell’Unione Europea, di assistere e coordinare gli impegni nazionali.

5 CAMBI DI PARADIGMA DA CUI RIPARTIRE PER RIPENSARE IL NOSTRO SISTEMA ALIMENTARE

Gli esperti riuniti dalla Fondazione BCFN hanno individuato 5 cambi di paradigma sui quali la società civile è chiamata a confrontarsi per poi suggerire azioni conseguenti.

  1. Riconciliare l’agricoltura e il sistema alimentare: la produzione dei prodotti agricoli deve tornare ad essere considerata parte fondamentale del sistema alimentare, e completamente integrata nella catena di creazione del valore.
  1. Includere i costi reali del cibo nei modelli di business. Oggi i prezzi del cibo non riflettono i costi reali, vanno considerate anche le esternalità positive e negative dal punto di vista dell’impatto sulla società, sulla salute, sull’ambiente.
  1. Aumentare la produzione di cibo in aree urbane e periurbane. Questo implica destinare spazi per l’agricoltura nelle città, in modo da favorire l’accesso a cibo e nutrizione di qualità anche alle fasce più povere e poter conservare l’importanza culturale di cibi tradizionali.
  1. Includere l’agricoltura nelle strategie di mitigazione e di riduzione del cambiamento climatico. Adottando strategie e tecnologie adeguate, l’agricoltura è in grado sia di mitigare il cambiamento climatico sia di proteggerci dai suoi effetti. Inoltre, i suoli contengono più carbonio che le piante e l’atmosfera messe insieme, e questa risorsa dev’essere protetta e utilizzata nella maniera più efficiente possibile.
  1. Accelerare una transizione completa all’agro-ecologia e ad un’economia circolare.

Dobbiamo realizzare dei sistemi alimentari sostenibili in termini sia di produzione che uso delle risorse naturali attraverso la prevenzione, il riciclo e il riuso di rifiuti e perdite del settore agricolo.

Per implementare questo cambio di paradigma servono cambiamenti organizzativi e tecnologici. Serve una coerente struttura legislativa, sia a livello UE che nazionale, servono incentivi finanziari (ad esempio investimenti in ricerca pubblica), ed è importante concentrarsi sull’implementazione di soluzioni che poi siano applicabili anche su vasta scala.

Ed è indispensabile agire sulla educazione del consumatore. Rischiamo infatti di dimenticare metà del problema – e metà della soluzione – se approcciamo al problema solo dal lato della produzione. I consumatori devono essere coinvolti nella condivisione del sapere e nell’aumento di consapevolezza. Le linee guida per mangiare in modo nutriente devono diventare line guida per mangiare in modo nutriente e sostenibile attraverso la condivisione di informazioni riguardanti l’impatto ambientale che hanno i vari alimenti. L’educazione alimentare deve diventare parte dei curricula scolastici al fine di iniziare a delineare nuovi standard di comportamento del consumatore in termini di abitudini alimentari sin dalla prima infanzia.

La Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (Fondazione BCFN) è un centro di pensiero e di proposte nato nel 2009 con l’obiettivo di analizzare i grandi temi legati all’alimentazione e alla nutrizione nel mondo. Fattori economici, scientifici, sociali e ambientali vengono studiati nel loro rapporto di causa-effetto con il cibo attraverso un approccio multidisciplinare. Presidente e Vice Presidente della Fondazione BCFN sono Guido e Paolo Barilla, mentre il CdA è formato, tra gli altri, da Carlo Petrini, presidente di Slow Food e Paolo De Castro, coordinatore della commissione agricoltura e sviluppo rurale del parlamento europeo. Organismo garante dei lavori della Fondazione BCFN è l’Advisory Board.

Per maggiori informazioni: www.barillacfn.com; www.protocollodimilano.it