Il coronavirus continua a fare paura. Stando agli ultimi dati (in continuo aggiornamento) diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo sono 80.980 casi di contagio confermati (dei quali 78.190 in Cina), 2.762 i decessi (dei quali 2.718 in Cina). In Italia, gli ultimi bollettini parlano di 12 vittime e oltre 370 casi in Italia tra cui 4 minori, fortunatamente nessuno in gravi condizioni.

 

Una situazione certamente seria, che richiede un attento e continuo monitoraggio, oltre all’attuazione di politiche per il contenimento del fenomeno, la cui gravità viene percepita dalla popolazione spesso in modo ancora più amplificato.
Decine di migliaia di utenti ogni giorno affidano al web dubbi e paure. La rete, però, talvolta può rivelarsi cattiva consigliera, tra fake news e informazioni parziali o inesatte. Immancabili le teorie cospirazioniste, secondo le quali il rilascio del virus stato pianificato per controllare la popolazione, secondo altri, invece, si tratterebbe di un attacco con armi biologiche non ancora rivendicato. Notizie di ogni sorta, spesso assurde, che non citano la fonte, che vengono rilanciate sui social senza essere prima verificate, diventando virali.

I social e la rete sono uno strumento formidabile, democratici nell’accesso e nell’utilizzo, ma hanno anche la colpa di contribuire a diffondere la disinformazione. – Spiega di Fernando Angulo, Capo della Comunicazione di SEMrush, azienda che si occupa quotidianamente di analizzare la rete e la reputazione online. – In situazioni come questa più che mai, è indispensabile la verifica dell’attendibilità della fonte che dà la notizia. Fate riferimento solo alle comunicazioni ufficiali di organi competenti, come l’OMS o il Ministero della Salute. La popolazione è preoccupata per la propria salute e quella dei propri cari, e la mancanza di notizie ufficiali certe provenienti dalla Cina, così come dichiarazioni di alcuni Governatori locali, che invocano la chiusura di scuole nella propria Regione, sta aumentando la paura”.

I cittadini, dunque, si rivolgono al web per cercare risposte quanto più chiare ed esaustive riguardo al virus, per questo SEMrush ha deciso di analizzare le ricerche online fatte negli ultimi mesi, constatando che, nel periodo che va da dicembre 2019 a febbraio 2020, le ricerche per la parola chiave “coronavirus” sono state in media 9 milioni e mezzo circa ogni mese.
Prendendo in esame il periodo che va da novembre 2019 a gennaio 2020 (ancora non si dispone di dati ufficiali relativi al mese di febbraio) la domanda che la gente digita più di frequente è relativa ai viaggi in Cina (in media 2.510 volte al mese), seguita da “cosa è il coronavirus” (1.200 ricerche mensili in media) e “come eliminare il coronavirus” (903 ricerche mensili in media).

Per quanto riguarda le ricerche correlate al coronavirus, le più frequenti sono:

  1. sintomi coronavirus – media di ricerche mensili: 397.026, previsioni dato febbraio 2020: 2.382.000
  2. oms coronavirus – media di ricerche mensili: 16.500, previsioni dato febbraio 2020: 148.500
  3. coronavirus contagio    – media di ricerche mensili: 7.407, previsioni dato febbraio 2020: 88.800
  4. test coronavirus – media di ricerche mensili: 4.940, previsioni dato febbraio 2020: 177.600
  5. incubazione coronavirus – media di ricerche mensili: 4.500, previsioni dato febbraio 2020: 54.000

Numerose anche le ricerche correlate alle mascherine, che in moltissime città sono andate letteralmente a ruba:

  1. mascherina – media di ricerche mensili: 16,767, tasso di crescita da nov 19 a gen 20: +820,45%
  2. mascherina antismog – media di ricerche mensili: 9,067, tasso di crescita da nov 19 a gen 20: +1.546,25%
  3. mascherine chirurgiche – media di ricerche mensili: 8,127, tasso di crescita da nov 19 a gen 20: +3.543,06%
  4. mascherina ffp2 – media di ricerche mensili: 4,470, tasso di crescita da nov 19 a gen 20: +1.950,85%