È attiva fino al 2 marzo la campagna internazionale che informa sui rischi causati dall’herpes zoster, noto come fuoco di Sant’Antonio.  Ma la vaccinazione scongiura questo rischio. Il primo referente è il medico di medicina generale. 

Secondo un’indagine internazionale condotta da Ipsos per GSK, una persona su due in buona salute in Italia non conosce la pericolosità dell’Herpes Zoster (noto come Fuoco di Sant’Antonio) e soprattutto fra i 50 ed i 60 anni ne sottovaluta i rischi.

Herpes zoster: chi sono i soggetti a rischio?

Le probabilità di sviluppare l’Herpes Zoster aumentano  con l’avanzare degli anni. Ma anche situazioni  come diabete, malattie reumatologiche o condizioni che comportano uno stato di immunodepressione come le terapie per patologie onco-ematologiche, rappresentano un fattore di rischio, a prescindere dall’età.

Nel nostro Paese le malattie croniche interessano il 40,5% della popolazione italiana (24 milioni), mentre le persone affette da almeno due patologie croniche sono 12,2 milioni.  Eppure, secondo il sondaggio Ipsos, considerando chi  soffre di cronicità di questo tipo, emerge un livello di conoscenza decisamente basso: solo il 49% conoscono l’Herpes Zoster o hanno solo qualche vaga informazione al riguardo.

Herpes zoster: la vaccinazione mette al sicuro ed è alla portata di tutti 

“La vaccinazione in età adulta e avanzata – commenta Enrico Di Rosa, direttore del Servizio “Igiene e Sanità Pubblica” della ASL Roma 1, e presidente della Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) – rappresenta una strategia di sanità pubblica fondamentale per il singolo e per la comunità. Gli over 65 italiani rappresentano il 23% della popolazione totale, e nel 2050 si prevede che ne costituiranno fino al 35%”.

Uno studio condotto dagli esperti di Altems Advisory (Università Cattolica del Sacro Cuore) rivela che “se raggiungessimo gli obiettivi di vaccinazione previsti dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale, risparmieremmo 10 miliardi di euro annui di spese sanitarie, mancata produttività e altri costi correlati – aggiunge Di Rosa-  In quest’ottica la vaccinazione contro l’Herpes zoster è una soluzione per fare fronte ai bisogni medici della comunità e della popolazione per continuare ad essere attiva e produttiva”.

Il medico di medicina generale è il primo referente per i cittadini 

Il medico di fiducia è la prima fonte di informazione e durante questa settimana dedicata alla conoscenza del Fuoco di Sant’Antonio è possibile ricevere i consigli degli esperti.   “Il medico di medicina generale è il primo punto di riferimento per i cittadini soprattutto per i pazienti anziani e per i pazienti fragili, per malattie e conseguenti terapie o per le precarie condizioni sociali – sottolinea Tecla Mastronuzzi, Medico di Medicina Generale di Bari, responsabile nazionale della Macroarea Prevenzione della SIMG – La malattia  può modificare la salute dei pazienti, rendendo necessario il ricovero in ospedale, con un grande impatto sulla spesa sanitaria e sulla qualità di vita del singolo”.

Secondo un recente studio  il tasso di incidenza di ospedalizzazioni per Zoster è 20 volte maggiore negli over 79 e 11 volte maggiore nei soggetti tra i 70 e i 79 anni, rispetto a quelli che hanno meno di 50 anni. Lo stesso studio parla di una incidenza di mortalità pari all’1,7% durante il ricovero.

Herpes zoster: il pericolo delle complicanze 

“Le complicanze e le conseguenze dell’herpes zoster non terminano con la manifestazione clinica della malattia – conclude Mastronuzzi – Conosciamo bene la nevralgia post herpetica che può durare mesi se non anni e le temibili conseguenze del coinvolgimento oculare. E sappiamo che nel paziente con herpes zoster aumenta in rischio di eventi cardiovascolari e neurologici. La vaccinazione è fondamentale per prevenire la riattivazione della malattia, ma anche il decadimento delle condizioni generali di salute associato a questa condizione”.

Stefania Lupi