Dottoressa Porrini, che ruolo ha oggi la ricerca scientifica in Roche?

Le attività di Ricerca e Sviluppo rappresentano un imperativo strategico della nostra azienda da oltre un secolo traducendosi negli anni in soluzioni concrete in grado di cambiare il corso naturale di diverse patologie gravi per le quali non esisteva una cura. Con questo stesso spirito continuiamo anche oggi ad investire in importanti programmi di ricerca orientati principalmente alla personalizzazione delle terapie, attraverso l’identificazione delle differenze genetiche, per rispondere alle esigenze specifiche dei singoli pazienti. Lo facciamo forti del nostro know how che ci permette di combinare le competenze farmaceutiche e quelle diagnostiche per sviluppare nuovi farmaci, sempre più efficaci e sicuri, capaci di fare veramente la differenza nella vita di milioni di persone.
Quali sono i principali ambiti di ricerca sui cui state lavorando oggi?
Da sempre la nostra attenzione è rivolta alle gravi patologie per cui non esiste una cura o dove esiste un forte bisogno ancora insoddisfatto. In questo senso i nostri sforzi di ricerca abbracciano numerose aree dall’oncologia alle neuroscienze, dall’ematologia alle malattie rare e la reumatologia. Basti pensare che al momento abbiamo oltre 70 molecole in fase di investigazione, di cui 9 in fase 3 di studio su 34 nuove indicazioni, 19 farmaci in fase 2 per 9 indicazioni e ben 43 molecole nella fase iniziale di studio per 23 nuove indicazioni. A queste si aggiunge un farmaco per cui siamo ora in attesa di registrazione per 5 nuove indicazioni. Tra le aree in cui al momento stiamo concentrando i maggiori sforzi di ricerca sicuramente rientrano l’onco-ematologia, le malattie rare e le neuroscienze con studi importanti sull’Alzheimer, Parkinson e Sclerosi Multipla.
Dottoressa, qual è il contributo dell’Italia al programma R&D del Gruppo Roche?
Il nostro Paese gioca sicuramente un ruolo da protagonista in questo percorso di avanzamento scientifico. Questo grazie a solidi investimenti ed alla collaborazione con centri di ricerca e giovani scienziati italiani che siamo convinti rappresentino una delle eccellenze del nostro Paese, da tutelare e valorizzare. Ad oggi abbiamo in Italia oltre 153 sperimentazioni attive in area oncologica e 19 studi clinici in corso, con il coinvolgimento di circa 75 Centri, nell’area del sistema nervoso centrale. Ma il nostro impegno si spinge oltre la ricerca e lo sviluppo delle nostre molecole, perché siamo convinti dell’enorme valore della ricerca indipendente. E il Premio Roche per la Ricerca, che dal 2016 finanzia i migliori progetti di studio frutto delle idee e della passione di giovani ricercatori italiani indipendenti, ne è un esempio concreto.

Stefania Bortolotti