La Caduta del Muro di Berlino: Stato Sociale e Stato Socialista

La Caduta del Muro di Berlino: Stato Sociale e Stato Socialista

9 Novembre 1989, caduta del Muro di Berlino. -Trentanni dal quell’ evento epocale che stravolse gli equilibri geo-politici del Pianeta. Come era logico attendersi, sono iniziate le commemorazioni, i ricordi, gli aneddoti, le revocazioni storiche. Carta stampata, Televisioni, internet,  i mass-media sono inondati da servizi, filmati, opinioni, giudizi storici, politici, di cosa rappresentò l’abbattimento del Muro

9 Novembre 1989, caduta del Muro di Berlino. -Trentanni dal quell’ evento epocale che stravolse gli equilibri geo-politici del Pianeta.

Come era logico attendersi, sono iniziate le commemorazioni, i ricordi, gli aneddoti, le revocazioni storiche.
Carta stampata, Televisioni, internet,  i mass-media sono inondati da servizi, filmati, opinioni, giudizi storici, politici, di cosa rappresentò l’abbattimento del Muro e della contrapposizione tra Capitalismo e Comunismo, tra Nato e Patto di Varsavia, il conflitto tra USA e URSS e le nazioni loro alleate, denominata Guerra Fredda.
Dibattiti e prese di posizioni, ancora oggi, vedono contrapporsi due ideologie, due visioni del Mondo, eredità di quelle società che caratterizzarono il XX Secolo e gli anni successivi la Seconda Guerra Mondiale.
Non poteva non schierarsi il TG3.
L’orientamento politico-ideologico della redazione del TG del Terzo Canale Rai è arci nota.
Definito anche come “TeleKabul”, per l’osservanza fedele all’ideologia comunista negli anni a guida Sandro Curzi, la linea editoriale non è mutata; il retaggio storico è rimasto inalterato anche in questa epoca digitale 4.0.
Ripercorrendo quei giorni di tre decenni fa, il TG3 sforna servizi di approfondimento dell’inviata a Berlino, Barbara Gruden, concittadina della collega Botteri (ora in Cina), che intervista ex cittadini della DDR, la Repubblica Democratica Tedesca, in altre termini, la Germania dell’Est, la Germania comunista, che raccontano la loro vita ante e post Muro.
Un signore di mezz’età, affetto da “Ostalgie” (la nostalgia per la Germania dell’Est e tutto quanto ha rappresentato), in un misto di rimpianto, amarezza e orgoglio decanta gli anni vissuti sotto l’egida della DDR, dove tutto quanto necessario al sostentamento delle persone veniva garantito dallo Stato e la società era permeata da un vivida attività sociale, dove nessuno si sentiva escluso o solo; una sostanziale differenza rispetto la “nuova Germania riunificata” intrisa di capitalismo, dove primeggia solo individualismo e algidi rapporti umani.
Per, evidenti ragioni di pari opportunità, il servizio giornalistico prosegue con il racconto di un’ imprenditrice, titolare di un’ azienda di alta tecnologia informatica che apprezza la libertà economica e imprenditoriale reperita dopo la caduta del Muro, ma declamando con assoluta sicurezza e convinzione, che il suo successo, in ambito imprenditoriale, sia dovuto alla totale parità di genere che ha vissuto e acquisito durante la sua infanzia e adolescenza con il governo Honecker.
Governo Honecker, legato da amicizia fraterna, “un rapporto amoroso” (basta ricordare il famoso bacio con l’omologo sovietico  Breznev) con Mosca, ma più prosaicamente e realisticamente eterodiretti dalla grande potenza comunista. 
Durante queste interviste, le immagini dei volti dei due narratori vengono intercalate da storiche immagini di vita del loro passato e la le inquadrature di una compiacente Gruden che approva un’ evidente mimica facciale i loro ricordi, le loro opinioni, le loro nostalgie, pardon “ostalgie”.
In sintesi.
La DDR, Il Patto di Varsavia, il blocco Sovietico, furono esperienze non del tutto negative.
Di più.
Quella nazione, quele alleanze erano il regno dello “stato sociale”.
I cittadini beneficiavano di ogni genere di assistenza da quella sanitaria a quella scolastica; dal lavoro garantito, ai servizi di trasporto efficienti e capillari.
Tutto il contrario delle odiate nazioni “capitalistiche” occidentali.
I loro “cugini” dirimpettai della Repubblica Federale Tedesca, la “gollista” Francia, la “vaticana” ‘Italia, la perfida albione, Gran Bretagna.
Tutti gli alleati del mostro borghese e capitalista USA, male supremo del Mondo.
Così ci fa capire il TG del Terzo canale Rai.
Un quadro storico idilliaco.
Peccato che la “Storia” di quegli anni del XX secolo racconti altro.
Raccontino altro, le migliaia di cittadini che risiedevano al di là del Muro.
Raccontino altro, libri e film, come la pluri-premiata pellicola, “Le vite degli altri” del regista Von Donnersmarck.
Ambientato nella Berlino Est degli anni 80, il dramma cinematografico, fa rivivere l’atmosfera tetra, angosciante, illiberale, e la triste quotidianità delle esistenze di quei cittadini, letterati, impiegati, tecnici, o, semplici operai, ingabbiate dalle ferree regole della dittatura comunista, che impediva qualunque espressione di dissenso e soggette al controllo totale e continuo della famigerata e temuta Stasi (la polizia politica segreta).
Una società, quella della DDR pervasa da delatori, spie, controllori al servizio della ideologia comunista, al “credo” comunista, dove le principali libertà umane erano negate, e dove le condanne e le pene per i reprobi, erano indirizzate non solo alla restrizione della libertà personale, ma anche all’ annichilimento della psiche, allo stigma sociale e famigliare.
Una società dove la corruzione, l’abuso di potere, l’ostentazione della forza, della supremazia, era la consuetudine.
Una falsa uguaglianza dei cittadini era il dogma assoluto.
Si appellavano “compagni”, seppur alcuni erano più “compagni” di altri, perchè all’appellativo “compagno”, seguivano i titoli, “commissario”, “presidente”, “direttore”, ecc., dei vari organi statali e parastatali ,impregnati dal più assoluto dirigismo.
Una nazione dove non era possibile esprimere la volontà popolare tramite libere elezioni.
Una nazione dove il tenore di vita era bassissima e dove i generi di prima necessità era scarsi e di bassa qualità.
Anche uno shampoo era un “lusso” che pochi potevano permettersi perchè considerato un oggetto voluttuario.
Oggetti voluttuari reperibili nei cosiddetti Intershop, accessibili solo ai dirigenti del Partito, che pagavano con le “mattonelle blu” (così definiti i tanto agognati marchi della Germania Occidentale).
Intershop, una specie di paradiso inarrivabile per la maggioranza della popolazione.
Cittadini a cui era negata la libertà di movimento, tanto meno la possibilità di recarsi all’estero; centinaia furono uccisi dalle raffiche di mitra dei cecchini della polizia di confine, mentre cercavano di passare “oltre cortina”.
Peggio.
Una società dove ogni lamentela, ogni gesto di ribellione veniva soffocato duramente con la detenzione nei campi di “rieducazione” .
Luoghi di detenzione per tutti coloro che venivano catalogati come “Asoziale”, come cittadini non “pienamente socialisti”, e pertanto meritevoli di indottrinamento adeguato.
Un indottrinamento dall’asilo alla pensione ad opera del SED (il Partito di unità socialista).
Come i giovani ritenuti “difficili”, solo perchè ascoltavano musica occidentale, manifestavano idee liberali, o semplicemente, non erano omologati ai dettami del regime. 
Internati nei Jugendwerkhof, 150 strutture disseminate in tutta la Germania Est dove venivano perpetrati stupri sistematici, digiuni forzati, isolamenti.  
La DDR, orgogliosa della sua industria di Stato che generò uno spaventoso inquinamento dell’aria e delle acque che le autorità mantennero segretato fino alla caduta del Muro.
Segreti orribili come le decine di medicine testate su ignari pazienti catsandone decessi o gravi patologie.
Uno Stato, la DDR, come tutti i regimi, dove il finto welfare era espressione del totale controllo delle vite dei cittadini (meglio definirli sudditi) e dove la forza e la potenza arcigna era ostentata.
Un ostentazione non solo politica e militare, ma anche sportiva con l’utilizzo del “doping di stato” per la conquista delle numerose medaglie olimpiche, necessarie alla propaganda di regime.
Quelle medaglie, immagine di successo, di potere, mostrava solo una “faccia”, e ne celavano un’ altra che, anni dopo si palesò.
Centinaia di donne, ex atlete, che improvvisamente cambiarono sesso; uomini e donne affetti da gravi neoplasie e disturbi psichici; decine di atlete e atleti morti prematuramente o abbandonati nella più profonda povertà.
Un esperienza storica terribile conclusasi con il crollo del Muro, a cui diede un contributo fondamentale l’ ultimo Segretario generale dell’ URSS , Michail Gorbaciov.
Secondo alcuni studiosi, Gorbaciov comprese che il regime comunista e il blocco sovietico erano giunti alla fine, per ragioni economiche e sociali.
Altri, invece, considerano la sua Perestroika. una  “rivoluzione” non del tutto compiuta.
Una tesi sostenuta, anche, dallo storico Giuseppe Vacca con il suo ultimo libro, “La sfida di Gorbaciov”, in cui viene messa in evidenza come l’ultimo oligarca sovietico fu il fautore della creazione di un nuovo ordine mondiale che soppiantasse il bipolarismo , Ovest-Est, e la minaccia nucleare, inserendo la Russia e gli Stati “satelliti” nel contesto mondiale , più solidale, più “internazionale” e di un Europa con caratteristiche di integrazione degli Stati membri, di un Europa più socialdemocratica.
Già l’Unione Europea che 30 anni or sono era considerata una sorta di demonio e di inferno per le classi lavoratrici.
Quella area geografica denominata CEE, la Comunità degli Stati aderenti ad un contratto di progetti economici e sociali con eguali poteri e funzioni.
Una Comunità dove lo stato sociale e i suoi cardini erano ad appannaggio di tutti i cittadini considerati di pari grado e dignità.
Un liberalismo-sociale che ha creato benessere per milioni di europei che ebbero la fortuna di vivere nella parte occidentale del Continente, nonostante, secondo la vulgata comunista, fossero soggiogati dall’ “imperialismo capitalista americano”.
La CEE nel 2009 è stata sostituita dall’Unione Europea, un progetto di lungo corso risalente proprio agli anni immediatamente successivi la caduta del Muro, basti pensare agli accordi di Maastricht del 1992, con cui si stabilirono i nuovi criteri politici ed economici della futura “Unione”.
Criteri che stabiliscono la cessione di autorità e poteri nazionali alle Istituzioni transnazionali.
In buona sostanza, quello che non è riuscito alla rivoluzione comunista russa, rischia di essere realizzato tramite la nuova Istituzione Europea denominata “Unione Europea”.
Unione, un termine che richiama antichi spettri provenienti delle steppe russe.
Il timore attuale è quello che si aggiunga anche l’aggettivo “sovietico” anche se non formalmente, ma sostanzialmente se si ricalca il progetto di Gorbaciov e della nomenklatura comunista o utilizzando un’espressione politicamente corretta “socialdemocratica”.
“Unione sovietica Europea” figlia, erede, della rivoluzione proletaria dell’ Internazionale comunista di Lenin.
Un Istituzione confederale di stati membri, di repubbliche, in realtà con una guida egemonica di pochi Stati, magari di un solo Stato, che detiene e amministra i poteri fondamentali esecutivi, legislativi, giudiziari applicati “tout court”.
Le analogie con quelle esperienze storiche del XX secolo sono molte.
Nella DDR & C. un falso, uniforme, univoco “stato sociale” riduceva in povertà e privava della libertà i cittadini e i lavoratori riducendoli a meri “ingranaggi” dell’economia statale comunista.
Ora la nuova Confederazione trans-nazionale schiavizza i cittadini a cui vengono negati sempre più i diritti dello stato sociale, e alienandoli ai nuovi potentati da cui dipende la loro esistenza e il loro futuro.
La storia insegna, senza alcun dubbio, purchè non si ascoltino le “veline storiche” di certi mass-media, molto in linea con i vetusti e defunti organi di stampa quali TASS,  Pravda,  Aktuelle Kamera, ADN (Allgemeiner Deutscher Nacrichtendienst).
Massimo Puricelli
Castellanza(VA)

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