Mother Mary, il nuovo film di David Lowery, è un’esperienza sensoriale totalizzante, una vertigine cinematografica che travolge con la sua estetica sospesa tra il gotico contemporaneo e il videoclip d’autore.
E’ uno dei film più audaci e visionari degli ultimi anni, un’opera che trasforma il mondo del pop in una liturgia emotiva fatta di desiderio, dolore e identità spezzate.

La storia 

Prodotto da A24 e scritto dallo stesso Lowery, il film racconta l’incontro-scontro tra Mother Mary, superstar globale della musica interpretata da Anne Hathaway, e Sam Anselm, geniale fashion designer incarnata da Michaela Coel.

Le due donne, un tempo inseparabili sul piano creativo e personale, si ritrovano dopo anni di silenzi e ferite irrisolte alla vigilia del ritorno sulla scena della cantante. Da qui prende forma un confronto magnetico e disturbante, in cui ogni dialogo diventa confessione, ogni sguardo un regolamento di conti.

Un mix di stili cinematografici 

Ma ridurre Mother Mary a una semplice storia di rivalità artistica sarebbe un errore. Lowery costruisce infatti un’opera stratificata e ipnotica, capace di fondere il melodramma psicologico con il cinema musicale e persino con suggestioni horror.

Il regista, già autore di film come The Green Knight, utilizza la macchina da presa come uno strumento emotivo: i movimenti sono fluidi, quasi rituali, mentre le scenografie assumono una dimensione metafisica. Il vecchio fienile dove si consuma gran parte della vicenda diventa così uno spazio mentale, un luogo infestato dai fantasmi del passato e dalle ossessioni delle protagoniste.

L’aspetto più sorprendente del film è però la sua capacità di trasformare l’immaginario pop in qualcosa di profondamente tragico e spirituale. Mother Mary parla della fama come forma di martirio contemporaneo: la protagonista di Anne Hathaway è una diva consumata dalla propria immagine pubblica, adorata come una santa ma svuotata interiormente.
Il riferimento alle grandi icone pop del nostro tempo è evidente — da Taylor Swift a Lady Gaga — ma Lowery evita ogni imitazione diretta e costruisce una figura originale, fragile e disturbante.

Anne Hathaway, una protagonista fragile e commovente 

Ed è qui che Anne Hathaway offre probabilmente una delle interpretazioni più coraggiose della sua carriera. L’attrice abbandona qualsiasi comfort zone e si consegna completamente al personaggio, oscillando continuamente tra vulnerabilità e delirio narcisistico. Hathaway canta, danza, si espone emotivamente fino quasi all’autodistruzione, regalando una performance fisica e psicologica impressionante.

Ogni scena sembra attraversata da una tensione elettrica che rende Mother Mary insieme divina e umanissima.

Michaela Coel, un’interprete misurata e intensa 

Se Hathaway rappresenta il volto luminoso e decadente della celebrità, Michaela Coel è invece il cuore oscuro e silenzioso del film. La sua Sam Anselm è una donna che ha scelto l’isolamento per sopravvivere al trauma di un rapporto creativo tossico. Coel interpreta il personaggio con una sottrazione magistrale: pochi gesti, silenzi calibrati, uno sguardo capace di raccontare più di mille battute. La chimica tra le due attrici è devastante, e proprio dal conflitto tra i loro corpi e le loro energie nasce la forza emotiva dell’opera.

La colonna sonora 

Anche sul piano musicale Mother Mary raggiunge risultati straordinari. Le canzoni originali, nate dalla collaborazione tra Jack Antonoff, Charli XCX e FKA twigs, non sono semplici inserti pop ma vere estensioni narrative dei personaggi. I brani amplificano il tormento interiore della protagonista e contribuiscono a creare quell’atmosfera sospesa tra concerto, sogno e seduta spiritica che rende il film così unico.

La parte visiva 

Visivamente, Mother Mary è pura estasi cinematografica. I costumi, le luci, le scenografie e la fotografia costruiscono un universo glamour e decadente, dove ogni dettaglio sembra carico di simbolismi religiosi e riferimenti all’arte contemporanea. La moda non è semplice estetica ma linguaggio emotivo: gli abiti diventano armature, confessioni, strumenti di potere. Non sorprende che il film stia già influenzando il dibattito estetico attorno al cinema musicale contemporaneo.

Con Mother Mary, David Lowery firma un’opera destinata a dividere il pubblico ma anche a lasciare un segno profondo nel panorama cinematografico contemporaneo. È un film che osa, che sfida le convenzioni narrative e che trasforma il melodramma pop in una riflessione feroce sull’identità, sul culto della celebrità e sulla dipendenza affettiva.

Ma soprattutto è un film che vive grazie alle sue due protagoniste: Anne Hathaway e Michaela Coel dominano ogni inquadratura con interpretazioni magnetiche, intense e indimenticabili.

Visionario, provocatorio e profondamente emotivo, Mother Mary non è soltanto cinema: è un’esperienza ipnotica che si imprime nella memoria molto tempo dopo i titoli di coda.

MOTHER MARY

di David Lowery

Con Anne Hathaway, Michaela Coel, Hunter Schafer, Jessica Brown Findlay

Durata: 112 minuti

DAL 14 MAGGIO AL CINEMA DISTRIBUITO DA I WONDER PICTURES IN COLLABORAZIONE CON WISE PICTURES