Quando l’ideologia pervade anche il calcio

Quando l’ideologia pervade anche il calcio

Talvolta l’ideologia politica pervade il giornalismo, e la realtà dei fatti viene offuscata, o meglio, viene raccontata in maniera miope. Non immune da questo aspetto della cronaca è anche il calcio. Nuova sigla ultrà della Juve: “ecco i neo fascisti nemici del calcio moderno”. Così titolava “Repubblica” nell’edizione on line del 23 ottobre. L’articolo di

Talvolta l’ideologia politica pervade il giornalismo, e la realtà dei fatti viene offuscata, o meglio, viene raccontata in maniera miope.

Non immune da questo aspetto della cronaca è anche il calcio.
Nuova sigla ultrà della Juve: “ecco i neo fascisti nemici del calcio moderno”.
Così titolava “Repubblica” nell’edizione on line del 23 ottobre.
L’articolo di Paolo Berizzi, inviato a Palazzolo sull’Oglio (BS), narra l’escalation del neo gruppo di tifosi juventini “Nemici del calcio moderno” nella curva Sud Scirea dell’Allianz Stadium.
A suffragare la loro influenza nel tifo ultrà bianconero, ci sarebbe l’endorsement da parte dei Viking, ultras coinvolti nell’inchiesta della Procura di Torino per la nota vicenda legata all’estorsione dei biglietti alla Juve, le infiltrazioni neonaziste e i legami con l’ ndrangheta.
Saluti romani, simboli legati al Ventennio, e, soprattutto, nemici del calcio moderno.
Nemici del calcio moderno, un elemento preponderante delle tifoserie di estrema destra, perchè essere contro il calcio moderno vuol significare essere contro la globalizzazione che ha investito il mondo pallonaro e quindi contro l’arrivo di giocatori stranieri che “uccidono” i vivai riducendo la quota di italiani.
In sintesi, per “Repubblica”, il calcio moderno o, meglio definirlo, il nuovo “entertainment” che ha soppiantato il vecchio football , è il simbolo dell’ integrazione, dell’accoglienza, della solidarietà, della pace nel mondo, dell’ uguaglianza tra i popoli, dell’ applicazione dei diritti fondamentali dell’uomo, del raggiungimento e della realizzazione dell’ etica suprema e perfetta.
Così ci fa intendere la testata del direttore Verdelli.
Probabilmente il direttore Verdelli, e il suo inviato, Berizzi, hanno una visione parziale e limitata di cosa sia realmente il calcio moderno e cosa rappresenti concretamente.
In sintesi.
Il calcio moderno, o nuovo entertainment, è la rappresentazione più lampante delle storture della globalizzazione selvaggia figlia del più spietato neoliberismo delle elite finanziarie.
Premesso che non sussiste nessun complotto demoplutocratico (mi scuseranno i giornalisti di Repubblica se utilizzo questo termine tanto in voga durante il Ventennio fascista, ma visto che anche il calcio e il tifo viene ricondotto solamente ad un livello ideologico-politico, mi omologo), è bene espletare i tratti salienti del nuovo calcio.
Giocatori percettori di stipendi milionari; procuratori senza scrupoli che incassano in una sola sessione di mercato oltre 500 milioni in commissioni (sessione dell’ultimo scalcio mercato 2019); società pallonare quotate in borsa; diritti televisivi miliardari elargiti dalla pay-tv a cui sono state consegnate le “chiavi del calcio”, e conseguentemente piena libertà di imposizione di orari, calendari, di campionati e coppe; prezzi dei biglietti e abbonamenti lievitati costantemente raggiungendo cifre più consone a boutique di alta moda; mercificazione dei valori sportivi, da anni immolati sull’altare del conio monetario.
La macchina del calcio moderno, del nuovo entertainment ha demolito o è intenta a demolire i “santuari” del vecchio football, sostituendoli con i nuovi stadi-supermercato, con cui poter più facilmente fidelizzare i clienti-tifosi.
Profitto, introiti, guadagni a 9 cifre, questa è la nuova mission del calcio moderno, è il vero core-business.
Non la conquista di trofei, ma la generazione di plusvalenze, e la produzione di dividendi, questo è il target del calcio moderno; non acquisti di giocatori per coppe e campionati, ma solo la conquista di nuovi mercati.
E’ evidente ( per “Repubblica”, non è così), che tutti coloro che non si omologano alla nouvelle vague, che osteggiano questa devastazione dello spirito sportivo, e che non vogliono essere fidelizzati e etertodiretti dal marketing, non hanno nulla a che vedere con fascismo, nazismo, razzismo.
Di più.

E’ una battaglia sociale, una battaglia di libertà.

Un tempo sarebbe stata definita “progressista”, antireazionaria, a difesa delle masse proletarie, a favore dell’emancipazione del popolo oppresso dalla potenza e dalla ingordigia del capitale e dei “padroni”.
Già, un tempo, allorché la vecchia sinistra era la rappresentate del popolo lavoratore.
Ora, invece, questa nuova sinistra, la sinistra anche di “Repubblica”, è intenta a rappresentare solo le zone ZTL, i viaggi intercontinentali in business class, gli edge funds, le stock options, e ora, udite, udite, anche il calcio moderno con i giocatori-azienda, i tycoons miliardari, le multinazionali degli enemedia, i procuratori milionari che con le loro laute commissioni acquistano isole nel mare Egeo, esotici resort caraibici o polinesiani, con buona pace per i lavoratori salariati che sono stati estromessi da questo entertainment di lusso.
Noblesse oblige.
Massimo Puricelli
Castellanza(VA)

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