Scontro tra vittime di mala sanità e medici: urgente una soluzione

Scontro tra vittime di mala sanità e medici: urgente una soluzione

Allarme dei medici chirurghi. Secondo il presidente dell’ordine (ACOI) P. Mariani non ci saranno più chirurghi nelle sale operatorie degli ospedali italiani per i sempre più numerosi contenziosi giudiziari civili e penali intentati dai pazienti (300 mila cause giacenti nei tribunali italiani, 35 mila intentate ogni anno). “L’ 80% dei chirurghi non entrano in sala operatoria

Allarme dei medici chirurghi.
Secondo il presidente dell’ordine (ACOI) P. Mariani non ci saranno più chirurghi nelle sale operatorie degli ospedali italiani per i sempre più numerosi contenziosi giudiziari civili e penali intentati dai pazienti (300 mila cause giacenti nei tribunali italiani, 35 mila intentate ogni anno).
“L’ 80% dei chirurghi non entrano in sala operatoria sereni perchè ci sentiamo aggrediti; è un fenomeno insopportabile per noi e per le nostre famiglie”, così declama il presidente di ACOI.
Si considerano sotto attacco i medici chirurghi (ma, non solo loro, anche ortopedici e ginecologi).
E’ la visione di quello che è diventata la sanità nel nostro Paese, almeno così sostengono i medici; anche perchè il 95% dei procedimenti penali e il 70% di quelli civili si concludono con un proscioglimento.
Dati reali, ma che non sono esplicativi dei numerosissimi casi di mala sanità che colpiscono o hanno colpito i pazienti.
Questo è ormai un “contenzioso” tra medici e pazienti; è una questione delicata, delicatissima, da cui scaturiscono reali tragedie.
La responsabilità di un medico (seppur scaturisca solo in minima parte in imperizia da quanto emerge dalle statistiche giudiziarie) è una responsabilità enorme.
Come si può facilmente capire, l’ errore medico in cui si riscontra dolo, colpa, negligenza grave, non provoca una tragedia immane che va ad intaccare la serenità famigliare di un individuo e della sua famiglia, perchè ne cancella o devasta l’esistenza.
Chi ha realmente ha vissuto un caso di mala sanità ne porta i segni indelebili per tutta la vita, o, peggio, il risultato nefasto porta a passare ad “altra vita” (sicuramente “una vita migliore”, una vita in altra dimensione).
La mala sanità è una tragedia di cui le vittime e i loro congiunti non riescono a darsi pace; nemmeno se si ottiene giustizia.
Non si può avere la pace nel cuore quando le ferite indelebili nel fisico e nella psiche sono state causate dalla superficialità di un professionista che ha prestato il “giuramento di Ippocrate”.
Un giuramento attualizzato nel 2007 dal comitato centrale della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi che mette al centro della professione medica la difesa della vita del paziente, della cura somministrata in scienza e coscienza senza distinzione di razza, religione, ceto sociale.
Una dedizione basata su profonda responsabilità, scrupolo e impegno. 
La volontà di perseguire un rapporto con il paziente che crei un’alleanza terapeutica fondata sulla fiducia e reciproca informazione. 
Fiducia, dedizione, capacità, i capisaldi della professione medica.
Una professione delicata che comporta oneri e responsabilità lautamente e giustamente retribuiti.
Di più.
Un bravo medico oltre a percepire un introito economico elevato, conquista un prestigio nel contesto sociale dove esercita la sua professione e dove vive.
Onori e riconoscimenti sacrosanti per chi ha nelle proprie mani la vita di un essere umano.
Un essere umano che vive una condizione di debolezza; un presupposto inconfutabile che pone il paziente come la parte debole di questo rapporto; in virtù di ciò deve avere la massima tutela anche giudiziaria.
Tante le proposte di soluzioni giacenti; assicurative, conciliative, ecc.
In realtà “lo scontro” tra la mala sanità e la difesa dell’ ordine medico potrebbe essere lenito trovando una conciliazione con l’introduzione di semplici soluzioni.
Tra queste, ve ne una, definiamola “preventiva”, già attuata in alcune realtà sanitarie: corsi obbligatori di “empatia e di ascolto” per tutti i sanitari.
Lezioni di “umanizzazione”, così vengono definiti i corsi impartiti ai futuri medici presso l’università statale di Milano, per mettere al centro del percorso formativo non solo le competenze diagnostiche e terapeutiche, ma anche le competenze legate all’ascolto e alla comprensione per stabilire un rapporto profondo con il paziente.
Un medico “empatico” riesce a gestire e a trattare meglio la malattia, grazie anche e, soprattutto, al paziente che riesce meglio ad affrontare la malattia e ad evitare acutizzazioni della stessa.
Un maggior ascolto del paziente e dei famigliari agevola la diagnosi e l’applicazione delle terapie più consone perchè lo stesso paziente e i suoi conviventi hanno una diretta e migliore comprensione dei sintomi e dell’andamento della patologia 24 ore su 24.
Un aspetto fondamentale per la medicina, questa stretta collaborazione fondata sull’ anamnesi “fornita dal paziente e dai suoi congiunti.
Del resto questo è un aspetto annoso, che fu sottolineato con una famosa battuta del film di A. Sordi “Professor Dottor Guido Tersilli primario della clinica villa Celeste convenzionata con la mutua” sequel del fortunato “Medico della Mutua” della fine degli anni 60, “…è molto più rilevatore l’occhio del paziente, di quello clinico del medico…”.
Purtroppo non sempre questo accade.
Talora si considerano le osservazioni, i dubbi del paziente e dei suoi famigliari come un intralcio, come fuorvianti per la diagnosi del medico curante.
E’ certo che la maggior parte delle operazioni mediche chirurgiche siano effettuate con dovizia e capacità che conducono ad esiti positivi.
Così come molte cause civili e penali intentate nei confronti dei medici e delle strutture ospedaliere siano quanto meno fantasiose senza alcun supporto probatorio.
Un problema generato dalla scarsa competenza e conoscenza della materia di taluni legali, oltre che dalla mancanza di un sufficiente numero di medici legali che ricoprano la figura di consulenti di parte e di consulenti giudiziari, a cui si aggiunge l’annosa lentezza della nostra Giustizia.
Tutto ciò produce una seconda “ferita” nell’animo del paziente e dei suoi famigliari che debbono affrontare i costi cospicui, le fatiche di una causa civile o penale, oltre a riesacerbare il dolore generato dalla patologia.
Solamente chi ha vissuto questo Golghota può capire quale umiliazione si viva se si è vittima di mala sanità.
Si è vittima due volte.
Si viene colpiti dalla malattia e da coloro che devono portare a guarigione.
La sensazione di essere stati traditi e abbandonati al nefasto destino, è enorme.
Un Paese che si vuole definire civile dovrebbe celermente migliorare la sanità, ridurre al minimo gli errori medici, e dare supporto alle vittime della mala sanità.
Una prospettiva che non pare essere imminente.
Non è più tollerabile l’assenza dello Stato.
E’ necessario un efficace intervento degli organi governativi preposti che forniscano le migliori soluzioni ed eliminare o quanto meno ridurre al minimo gli errori medici, garantire i giusti risarcimenti alle vittime, tutelare la professione medica.
Massimo Puricelli
Castellanza(VA)  

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