A proposito di IVA

A proposito di IVA

  Nello scorso articolo abbiamo visto come nei 28 paesi facenti parte dell’Unione Europea ci siano la bellezza di 10 diverse aliquote IVA. Naturalmente per ogni paese parliamo dell’aliquota principale, senza considerare quelle ridotte, come avviene da noi per alberghi e ristoranti (10%) o altre aliquote particolari. Dieci aliquote diverse sono un bel numero, se

 

Nello scorso articolo abbiamo visto come nei 28 paesi facenti parte dell’Unione Europea ci siano la bellezza di 10 diverse aliquote IVA. Naturalmente per ogni paese parliamo dell’aliquota principale, senza considerare quelle ridotte, come avviene da noi per alberghi e ristoranti (10%) o altre aliquote particolari.

Dieci aliquote diverse sono un bel numero, se consideriamo che i paesi, come detto sopra, sono solo 28. Praticamente tutti i percentili da 17 a 27 hanno il loro paese di riferimento, con l’eccezione del 26, che evidentemente non suscitava simpatia in alcun paese. Al 17% troviamo il solo Lussemburgo e al 18% c’è Malta. Germania Cipro e Romania hanno optato per il 19% mentre al 20 e 21% ci sono due gruppi di sei paesi ciascuno. Meno affollate le aliquote al 22% (Italia e Slovenia), al 23% (Irlanda, Polonia e Portogallo), al 24% (Finlandia e Grecia) e al 25% (Croazia, Danimarca e Svezia). Sola, in testa a questa classifica di aliquote europee, l’Ungheria, con il 27% di IVA.
Tutti i dati esposti provengono da una ricerca del gruppo socialista al Parlamento Europeo e sono stati presentati dalla stampa nei giorni scorsi. Accanto all’elenco delle aliquote IVA nei 28 paesi dell’Unione, c’è una serie di dati di stima, tutti riferiti agli anni 2016 e 2017, sulla pressione fiscale e sull’evasione fiscale negli stessi 28 paesi.
Per quanto riguarda l’IVA, uno degli hobby preferiti dei cittadini dell’Unione sembra essere quello dell’evasione di questa imposta, con una top five fra i 28 paesi che, secondo le stime esposte dalla ricerca, è composta da Romania (35,9%), Grecia (29,2%), Italia (25,9%), Slovacchia (25,7%) e Polonia (20,8%). A questi evasori seriali fanno seguito due gruppi di nove paesi ciascuno. Il primo comprende i paesi in cui l’evasione varia dal 14,2% al 10,2%, e il secondo i paesi in cui l’evasione varia dal 9,7% al 4%. Infine i cinque paesi più virtuosi, con i livelli minimi di evasione dell’IVA: Malta (2,7%), Spagna (2,7%), Croazia (1,2%), Svezia (1%) e Lussemburgo (0,9%).
Questa serie di dati, pur con i limiti della ricerca basata su stime, ci porta a due considerazioni. 
Prima: i cittadini di Lussemburgo, Svezia, Croazia, Spagna e Malta sono tutti di specchiata onestà, per cui l’evasione dell’IVA qui non trova cittadinanza.
Seconda: in questi paesi i sistemi di controllo ci sono e funzionano, il pericolo di essere scoperti è talmente elevato da rendere poco appetibile l’eventuale guadagno, per cui anche la tentazione viene ridotta al minimo fisiologico.
Da queste due considerazioni però ne deriva una terza: se è possibile realizzare un sistema di controlli che funzioni e riduca l’evasione dell’IVA a livelli fisiologici, perché in Italia e negli altri quattro paesi in testa in questa poco edificante classifica, questo non si fa? Su circa 140 miliardi di gettito IVA stimato per l’Italia nel 2018, il 25 e più per cento (oltre il 30, secondo il Mef) ci potrebbe mettere al riparo dalle manovre finanziarie che annualmente ci perseguitano.
Qualche anno fa una campagna pubblicitaria contro lo spreco di energia concludeva ogni puntata con lo slogan: “Risparmiare energia si può. Basta volerlo”. Che sia così anche per la caccia agli evasori?

Posts Carousel



Latest Posts

Top Authors

Most Commented

Featured Videos