A Rovigo soffiano suggestivi venti d’Oriente

A Rovigo soffiano suggestivi venti d’Oriente

Palazzo Roverella ha aperto le porte alla suggestiva mostra “Giapponismo, venti d’Oriente nell’arte Europea. 1860-1915”. Palazzo Roverella di Rovigo apre le porte, o meglio le sale, fino al prossimo 26 gennaio ad una bella mostra – curata da Francesco Parisi e allestita per iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con il Comune

Palazzo Roverella ha aperto le porte alla suggestiva mostra “Giapponismo, venti d’Oriente nell’arte Europea. 1860-1915”.

Palazzo Roverella di Rovigo apre le porte, o meglio le sale, fino al prossimo 26 gennaio ad una bella mostra – curata da Francesco Parisi e allestita per iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi – dedicata all’influenza che l’arte giapponese ha avuto sulla cultura figurativa europea tra 800 e 900.
Una effervescente pagina della storia dell’arte europea e mondiale. Le 258 opere si dispiegano nei saloni del Roverella e sono disposte per influenza e area geografica.
Un percorso di grande fascino ed eleganza, che attraverso le opere di grandi artisti europei come Van Gogh, Gauguin, De Nittis, Degas e Bonnard, porta il visitatore alla scoperta di un’arte nuova nata dai capolavori, dalle suggestioni e dalle innovazioni che il Sol Levante ha saputo regalare alla cultura occidentale. Il termine che ben sintetizza questo importante filone artistico è “Le Japonisme” che in italiano si può tradurre come “Giapponismo”,  espressione di un gusto che a partire dal 1860 ha avuto strascichi per tutto il Novecento e ha influenzato la scena culturale dell’Europa. Dapprima ne rimase coinvolta,  la ricca borghesia internazionale, poi, con l’avvento della cultura Liberty e modernista sempre più attenta  ai valori decorativi dell’arte giapponese, diventò patrimonio collettivo. E fu un trionfo che ha contaminato ogni ambito dell’espressione artistica in tutta l’Europa e non si è più sopita: ancora oggi, quasi due secoli dopo l’apertura di quello scrigno, il Sol Levante continua a regalare alla cultura occidentale gemme preziose a cui ispirarsi. 

Quattro tappe come quattro sono state le grandi Esposizioni Universali 

Le Esposizioni Universali, a partire da quella di Londra nel 1862 e alcuni viaggi compiuti dagli artisti in Oriente, hanno contagiato lo stile e le scelte iconografiche di molti dei più grandi artisti occidentali.
Questa moda artistica per gli oggetti d’arte giapponesi è, come ha spiegato Parisi, “Una mania collettiva che invade i mercati europei e soprattutto Londra e Parigi, con una sorta di confusione perché il gusto giapponese si riversava in due filoni: le giapponiserie e il giapponismo”.
Per quanto riguarda le giapponiserie, nel mercato inglese avevano iniziato a circolare oggetti quali paraventi e ventagli che venivano anche inseriti dai pittori nei loro quadri ad imitazione di una pittura di tipo orientale.
Le stampe Ukiyo-e hanno influenzato l’arte occidentale, soprattutto i pittori impressionisti, per diventare un fenomeno conosciuto con il nome di japonisme (o giapponismo).
Il curatore evidenzia come si parta quindi dalle giapponiserie per poi arrivare “ad un approfondimento dei processi creativi e delle stampe giapponesi, usandone tavolozze e prospettive, con produzioni di xilografie e uso dei colori all’acqua”.
Il focus della mostra è sviluppato in quattro principali sezioni con l’esposizione del gusto Japonisme che si diffonde in diverse nazionalità europee: Inghilterra, Francia, Paesi Bassi, Germania, Austria, Boemia, Moravia e Italia.
Nei saloni di Palazzo Roverella, accanto ai capolavori di Gauguin, Touluse Lautrec, Van Gogh, Klimt, Kolo Moser, James Ensor, Alphonse Mucha si potranno ammirare le tendenze giapponiste nelle opere degli inglesi Albert Moore, Sir John Lavery e Christopher Dresser; e  i francesi Pierre Bonnard, Paul Ranson, Maurice Denis ed Emile Gallé; i belgi Fernand Khnopff e Henry Van De Velde e ancora degli italiani Giuseppe De Nittis, Galileo Chini, Plinio Nomellini, Giacomo Balla, Antonio Mancini, Antonio Fontanesi e Francesco Paolo Michetti con il suo capolavoro La raccolta delle zucche.
Anche l’Italia infatti si lascia sedurre dall’arte del sol levante. Manifesti, cartellonistica, vasi e piatti, il mobilio e il paravento di Galileo Chini sapientemente esposti ne sono una dimostrazione. Inoltre anche l’artista impressionista Giuseppe De Nittis che cominciò a interessarsi all’arte giapponese e le sue opere, improntate a un’intonazione cromatica delicata e avvolgente, sottolineano la passione per il Giappone. Neppure Francesco Michetti, Athos Casaini, Anselmo Bucci e Giacomo Balla furono indifferenti al richiamo del Giapponismo.
Infine gli appassionati della cultura orientale potranno ammirare al Palazzo Roverella -grazie alla collaborazione di Rossella Menegazzo, esperta e studiosa di Storia dell’Arte e Filosofie dell’Asia Orientale – le xilografie di donne in kimono di Keisai Eisen e Utagawa Kuniyoshi; l’ onda marina di Katsushika Hokusai, il mare e i pesci e gli uccelli di Utagawa Hiroshige; libri illustrati e perfino un’aragosta in ferro snodabile.

La mostra rimarrà aperta fino al 26 gennaio 2020, sette giorni su sette.

Dalle audioguide gratuite con percorsi per adulti e bambini, alle visite guidate nel fine settimana, ai laboratori domenicali per bambini e ragazzi. Sono tanti i servizi che Palazzo Roverella offre ai suoi visitatori. E una novità: la nuova card di Palazzo Roverella (per tutte le informazioni visitare il sito www.palazzoroverella.com/notizie/palazzo-roverella-card/).

Dorina Cocca

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