Abbiamo incontrato Anela, dj producer toscana che propone techno scatenata. “Phoenix”, una delle tracce dell’omonimo EP che ha pubblicato recentemente su IAMT Red, mette energia ed è decisamente ipnotica. “E’ un brano che mette insieme techno berlinese, dark e hard techno”, spiega Anela. “Ha un mood che mi rappresenta bene: la cassa spinge forte ma anche c’è anche vivacità nella melodia. Proprio la melodia l’ho scritta durante il mio ultimo viaggio ad Amsterdam. Appena scesa dall’aereo, ho iniziato a canticchiarla nel tragitto tra la scaletta ed il terminal. Ho registrato tutto sul telefonino e poi, arrivata in studio, ho provato a buttare giù l’idea”. Tra le label su cui Anela pubblica la sua musica, oltre a IAMT Red, ci sono BlackKat, Reload Black ed Autektone Dark.

Nata in Belgio e cresciuta in giro per l’Europa, Anela oggi vive a Firenze ed è stata resident del Mind di Vinci (Firenze). Qui ha diviso il mixer con artisti di livello internazionale come Luigi Madonna, Mattia Trani, Fatima Hajji, Roberto Capuano e tanti altri. Attraverso i suoi social (su instagram.com/anela_dj_official/ ha più di 90.000 fan) racconta la sua vita, che non è fatta solo di musica. “La mia famiglia, ovvero mio marito e le mie due figlie sono davvero fondamentali per me”, racconta Anela. “Con mia figlia più grande, Jenny, che ha quasi 18 anni, abbiamo in comune la passione per il cucito e ci cuciamo abiti su misura. Studia moda, ovvero sta facendo lo stesso percorso di studi che ho fatto io. Con l’altra mia figlia, Michelle, 16 anni e mezzo, invece mi alleno, visto che come me è molto appassionata di fitness. Ho ottenuto diversi attestati come personal trainer, ma in questo momento a livello professionale mi dedico al 100% alla musica. Voglio capire dove posso arrivare”.

Che musica ascolti? E come scegli ciò che proponi nelle tue serate?

Ascolto di tutto, navigo dalla classica al pop. In particolare, mi piace ascoltare brani del passato, ad esempio dei primi anni 2000, oppure Trentmoller, Villalobos, Magda, Betoko… Senza dimenticare i classici di Giorgio Moroder o quelli dei Kraftwerk, artisti che hanno determinato la nascita o la crescita di nuovi generi musicali. La scelta dei brani nelle mie serate cambia in base al pubblico che incontro, il mio umore, al tipo club… In generale però, preferisco proporre musica di nicchia.

A cosa stai lavorando in questo momento?

Sto lavorando un in particolare a due tracce. Una è composta esclusivamente da djembé suonati ‘live’ da un gurppo di percussionisti. Nell’altra traccia invece la linea melodica, molto acuta, è cantata live da una voce bianca femminile, su una una mia produzione techno. E’ una traccia potente, ma anche sensuale e morbida alle mie orecchie. Piu passa il tempo, più mi rendo conto di voler creare sonorità innovative. In studio ci sono giorni si e giorni no, non me lo spiego neanche io perché. A volte ho mille idee e mille pensieri da mettere in pratica. A volte invece, anche se mi applico, non viene fuori niente niente.

Hai iniziato la tua carriera come modella ma ben presto sei passata alla console. Più precisamente, alla techno…

Quello che ho avuto per la techno è stato un vero e proprio un colpo di fulmine. Sono entrata in un club durante una serata techno e in un attimo ho capito che avrei scelto di dedicare la mia vita a tutto questo. Il primo disco che ho comprato è uno dei tanti capolavori di Mario Più. forse perché quando ho deciso di iniziare il mio percorso musicale in console c’era proprio lui, il “Marione nazionale”, l’uomo che ha creato capolavori come “Dedicated” e “Communication”. Ascolto però tutti e tutto; anzi, cerco di spaziare il più possibile per avere un quadro completo della situazione musicale. Ogni artista infatti deve trovare la sua strada per essere se stesso ed esprimere le proprie emozioni.

E’ un periodo molto difficile per dj e artisti per via della pandemia di Covid-19. Come vedi la situazione?

E’ una situazione molto complicata. E’ naturale, a volte, avere paura, perché alla fine di questa guerra, perché di guerra si tratta, le persone nel mondo non saranno più le stesse. Il nostro stile di vita non potrà far altro che cambiare. Torneremo a ballare, ma ci vorrà del tempo e lo faremo in un mondo diverso. Partiremo da zero, non ci sarà forse la diversità abissale che c’è oggi fra “grandi” dj e “piccoli” dj. Probabilmente ci saranno serate in cui i dj saranno tutti allo stesso livello! Aspettando che la situazione torni ad una nuova normalità, continuerò a lavorare sulle mie produzioni. Non vedo l’ora di poterle suonare e far ballare il pubblico, ovvero fare il lavoro che ogni dj, in ogni continente, sogna di fare.

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