Inasprimento delle pene e tolleranza zero contro chi getta acido

Inasprimento delle pene e tolleranza zero contro chi getta acido

Il Giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Busto Arsizio, Piera Bossi, ha rigettato la richiesta di patteggiamento di cinque anni di reclusione avanzata dai difensori dell’imputata, Sara Del Mastro, accusata di aver sfigurato con l’acido, il suo ex fidanzato, Giuseppe Morgante, la sera dello scorso 7 maggio a Legnano. Il Giudice ha esplicitato il suo

Il Giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Busto Arsizio, Piera Bossi, ha rigettato la richiesta di patteggiamento di cinque anni di reclusione avanzata dai difensori dell’imputata, Sara Del Mastro, accusata di aver sfigurato con l’acido, il suo ex fidanzato, Giuseppe Morgante, la sera dello scorso 7 maggio a Legnano.

Il Giudice ha esplicitato il suo rigetto, ritenendo la pena non congrua.
L’ennesimo caso di aggressione di ex amanti che sfogano la loro rabbia e attuano la loro vendetta con il più ignobile e meschino gesto nei confronti dei loro ex compagni/compagne.
Gettare acido sul volto e sul corpo di una persona è un atto criminale aberrante, che manifesta la più orribile e profonda crudeltà insita nell’animo umano.
La vita delle povere vittime viene devastata non solo nel fisico (numerose sono gli interventi chirurgici che devono subire), ma nella psiche e nello svolgimento delle normali incombenze quotidiane.
Lo sdegno dell’opinione pubblica per la proposta di patteggiamento di 5 anni è stato forte, come era logico attendersi in un Paese dove vigono valori di civile convivenza.
In reati come la fattispecie, tuttavia, le pene comminate finora non sono mai adeguate al crimine commesso. 
Neppure i 20 anni inflitti a Luca Varani che sfigurò la sua ex fidanzata, l’avvocatessa Lucia Annibali, possono essere ritenuti congrui.
Con gli sconti di pena, i permessi premio, previsti dal codice, l’effettiva condanna verrà ridotta sensibilmente.
Contro tali crimini efferati, vigliacchi e crudeli, devono essere promulgati nuovi articoli del codice penale previsti per questo genere di reato.
E’ necessario e urgente attuare la stessa azione di contrasto e, soprattutto, di deterrenza, che vi fu contro i sequestri di persona a scopo di estorsione e contro i lanci di sassi dai cavalcavia di strade ed autostrade.
Negli anni 70/80 il nostro Paese era funestato dal rapimento di bambini, uomini, donne da parte delle organizzazioni i criminali (l’Anonima sequestri sarda, l’ndrangheta, la mala romana).
Un giro d’affari miliardario ai danni di innocenti persone che riconquistavano la libertà solo a seguito del pagamento di ingenti cifre da parte dei parenti.
Non sempre il tragico sequestro (che poteva durare anche diversi mesi), terminava con la liberazione.
La cronaca di quegli anni ci raccontava come molte povere vittime venivano uccise dai loro carnefici o perdevano la vita per le disumane condizioni in cui vivevano il loro stato di prigionia (in taluni casi non sono mai stati rinvenuti nemmeno i corpi, come nel caso del povero Andrea Cortellezzi di Tradate).
L’inasprimento delle pene (ora sono previsti da 25 a 30 anni reclusione) e il blocco dei beni dei famigliari delle vittime, hanno visto estinguersi questo genere di reato.
Stessa politica repressiva per il lancio dei sassi dai cavalcavia.
La corte di Cassazione nel 2005 a seguito di numerosi atti criminali che funestarono il Paese alla fine degli anni 90 (il caso più  emblematico, triste e agghiacciante, fu l’uccisione di Maria Letizia Berdini nelle vicinanze di Tortona nel dicembre 96 per un folle “gioco” di alcuni abitanti della zona, che diede il via all’emulazione di questo reato in varie parti d’ Italia), stabilì (sent.5438/2005) che costituisce tentativo di omicidio il lancio di sassi da un cavalcavia sulla strada sottostante.
I casi non sono scomparsi, purtroppo, ma la normativa attuale svolge una funzione deterrente non di poco conto.
La stessa “politica legislativa e giudiziaria” deve essere intrapresa nei confronti di quei criminali vigliacchi, vili e infami che gettano acido contro donne e uomini, per qualunque motivo, perchè nessuna giustificazione è accettabile, neppure di tipo psichiatrico.
Si preveda la comminazione di una pena detentiva per coloro che si ritengono colpevoli di tale reato, non minore di 25 anni con applicazione del carcere duro per i primi anni di reclusione.
Pugno duro, tolleranza zero, si definisca come si vuole, questa battaglia di civiltà e di salvaguardia delle vite delle persone.
Urgente che lo Stato agisca in tal senso, perchè non è tollerabile rivedere in futuro i volti sfigurati, ma soprattutto le anime devastate delle povere vittime.
Massimo Puricelli
Castellanza(VA)

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