Intelligenza artificiale e tempo sono stati i protagonisti della seconda edizione di Talent of Being Human – TBH 2026
Il Forum ideato da Alessandra Riva, amministratore delegato di āvalore, l’11 e 12 settembre ha riunito al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano manager, imprese, professionisti, docenti e testimonial.
La domanda da cui è partito il confronto è tanto semplice quanto decisiva: se l’intelligenza artificiale ci permette di recuperare tempo, come scegliamo di utilizzarlo?
È questo il nuovo nodo della trasformazione del lavoro. Per anni l’innovazione tecnologica è stata associata soprattutto alla possibilità di aumentare la produttività, ridurre le attività ripetitive e ottenere risultati in tempi sempre più brevi. Con l’AI generativa e l’automazione, però, il tema cambia prospettiva: il tempo conquistato dalla tecnologia diventa una risorsa da governare, non soltanto un vantaggio da contabilizzare.
TBH 2026: quando l’intelligenza artificiale incontra il valore del tempo
Ispirato liberamente a Momo di Michael Ende, TBH 2026 ha scelto di spostare l’attenzione dalla semplice efficienza a una questione più ampia: la responsabilità di decidere come utilizzare il tempo liberato dall’intelligenza artificiale.
Il Forum ha intrecciato formazione, neuroscienze, cultura d’impresa, innovazione, arte e responsabilità sociale attraverso un percorso articolato in quattro momenti: Il Tempo Interiore, Il Tempo Rubato, Il Tempo Ritrovato e Il Tempo Restituito.
Un viaggio che ha portato il pubblico dal rapporto personale con il tempo fino alla dimensione delle organizzazioni e della società.
Il tempo secondo il cervello: percezione, memoria e presenza
Il primo atto, “Il Tempo Interiore”, ha affrontato la dimensione soggettiva del tempo.
Vincenzo Russo, dell’Università IULM e del Behaviour and Brain Lab, ed Erica Francesca Poli, medico psichiatra, psicoterapeuta e counselor, insieme ad Alessandra Riva, hanno approfondito il modo in cui cervello e corpo costruiscono la nostra percezione del tempo.
Non esiste, infatti, soltanto il tempo misurato dall’orologio. Esiste anche quello vissuto, ricordato e percepito: una dimensione che influenza attenzione, memoria, benessere e qualità della presenza.
Un tema particolarmente rilevante in un contesto professionale sempre più caratterizzato da notifiche, riunioni, multitasking e flussi continui di informazioni.
Quanto costa davvero il tempo che sprechiamo?
Il secondo atto, “Il Tempo Rubato”, ha acceso i riflettori su tutto ciò che sottrae spazio alle persone: l’accelerazione permanente, la cultura dell’urgenza e il sovraccarico di attività.
A rendere concreto il tema è stata “Il Mercato delle Possibilità”, un’esperienza collettiva nella quale le settimane della propria vita diventavano una sorta di valuta con cui acquistare desideri e possibilità.
Un modo diretto per trasformare in esperienza una domanda spesso rimossa: quanto del nostro tempo siamo disposti a spendere per ciò che consideriamo davvero importante?
Il confronto è proseguito con Luca Casadei, autore, imprenditore e ideatore del podcast One More Time, e Marco Balich, creative director e produttore di grandi eventi internazionali, che hanno affrontato il valore delle storie e delle esperienze condivise.
Anche Davide Gambardella, formatore AI, consulente di digital marketing e comico, ha messo in evidenza una delle contraddizioni della rivoluzione digitale: strumenti progettati per farci risparmiare tempo possono, se utilizzati senza consapevolezza, incidere sulle nostre capacità cognitive e sulle relazioni.
Intelligenza artificiale e lavoro: il tempo liberato diventa cultura aziendale
Il terzo atto, “Il Tempo Ritrovato”, ha portato il discorso direttamente dentro le organizzazioni.
Alessandra Riva, attraverso “Dare forma al Tempo”, ha individuato tre possibili trappole temporali: un passato capace di condizionare il presente, un presente dominato dall’emergenza e un futuro che sembra arrivare prima ancora di essere realmente costruito.
La riflessione si è poi spostata sulle imprese con la tavola rotonda “Quando il Tempo diventa Cultura”, moderata da Cecilia de’ Guarinoni di Air Liquide.
Al confronto hanno partecipato Roberto Saliola di Manageritalia, Sergio Luciano di Economy e Investire, Davide Manstretta di BlackRock e Laura Bartoli di NTT DATA.
Al centro, una questione sempre più concreta per manager e aziende: come reinvestire il tempo umano che l’intelligenza artificiale può rendere disponibile?
La risposta non riguarda soltanto la produttività. Il tempo recuperato può diventare formazione, creatività, relazione, innovazione e capacità di prendere decisioni.
Erica Francesca Poli ha quindi approfondito il rapporto tra AI, percezione e identità attraverso l’intervento “Lo specchio magico”, riportando il confronto sulla relazione tra tecnologia e consapevolezza individuale.
Dal tempo produttivo al tempo restituito agli altri
Con “Il Tempo Restituito”, il quarto atto ha allargato ulteriormente la prospettiva.
Il tempo non è stato considerato soltanto come una risorsa personale o aziendale, ma anche come dono, investimento e forma di cura.
Edoardo Stoppa e Juliana Moreira hanno raccontato il proprio impegno sociale, mentre Oscar Pasquali di Generation Italy ha affrontato il tema dell’investimento sulle nuove generazioni e del collegamento tra formazione e mondo del lavoro.
La collaborazione con LILT e con la Pigiama Run ha portato invece al centro la partecipazione e la presenza come strumenti concreti di attenzione verso gli altri.
Ascoltare per ritrovare il proprio ritmo
La conclusione del Forum è stata affidata alla musica.
Giuseppe Califano e Daniel Kollè hanno guidato il pubblico in un’esperienza collettiva nella quale l’ascolto dell’altro è diventato parte integrante della costruzione di un ritmo comune.
Un finale coerente con il messaggio dell’intera manifestazione: nell’epoca dell’accelerazione tecnologica, fermarsi ad ascoltare può diventare una scelta tutt’altro che passiva.
Il futuro dell’AI passa anche dalla capacità di scegliere
TBH 2026 ha così riportato il dibattito sull’intelligenza artificiale a una dimensione profondamente umana.
La vera questione non sembra essere soltanto quanto tempo la tecnologia riuscirà a farci risparmiare, ma che cosa saremo capaci di fare con quel tempo.
Se l’AI può automatizzare una parte crescente delle attività, alle persone e alle organizzazioni resta una responsabilità decisiva: stabilire quali attività meritano ancora il nostro tempo, quali relazioni vogliamo coltivare e dove indirizzare le energie liberate dalla tecnologia.
È proprio qui che il concetto di Talent of Being Human assume il suo significato: governare l’innovazione senza affidare alle macchine ciò che richiede ancora – e soprattutto sempre di più – consapevolezza, relazione e capacità di scegliere.


