La caccia opportunità lavorativa ? Solo crudeltà e anacronismo

La caccia opportunità lavorativa ? Solo crudeltà e anacronismo

Il Convegno organizzato da Federcaccia sezione di Milano/Monza Brianza sabato 2 marzo ha affrontato una tematica riguardante la possibilità di creare posti lavoro legati all’attività venatoria. Carenza di personale nei parchi nazionali pari a circa l’ 80%, che potrebbe essere compensato da personale proveniente dall’ambito dei cacciatori, “veri amanti della natura”, così sostiene l’associazione. Si scopre così, che i cacciatori

Il Convegno organizzato da Federcaccia sezione di Milano/Monza Brianza sabato 2 marzo ha affrontato una tematica riguardante la possibilità di creare posti lavoro legati all’attività venatoria.

Carenza di personale nei parchi nazionali pari a circa l’ 80%, che potrebbe essere compensato da personale proveniente dall’ambito dei cacciatori, “veri amanti della natura”, così sostiene l’associazione.
Si scopre così, che i cacciatori debbono essere considerati una vera e propria categoria di elevata benemerenza, perchè, si evince dal convegno, che oltre a svolgere attività sportiva al pari di calciatori, ciclisti, maratoneti, sciatori, nuotatori, ecc., (tanto che Federcaccia fino all’anno 2000 faceva parte del CONI), e i più fervidi e appassionati difensori della fauna, della biodiversità, dell’ecosistema, hanno insito la capacità di creare decine di posti di lavoro nel nostro Paese così carente nel produrre opportunità lavorative in questi ultimi anni.

Peccato, però, che l’idilliaca immagine di questo “sport” che viene costantemente divulgata dai praticanti, sia ben diversa.

Un’ attività ormai demodè che la maggioranza dell’ opinione pubblica vorrebbe abolire (secondo un sondaggio Ipsos il 79 % degli italiani è favorevole all’abolizione), ma che gli appassionati pervicacemente difendono strenuamente, rivestendola di ogni sorta di “abito presentabile”: da quello sportivo a quello ambientalista.
Due “abbigliamenti” lontani dalla vera essenza della caccia.
Innanzitutto i cacciatori in Italia sono un’esigua minoranza.
Secondo i più recenti dati sarebbero  570 mila; circa l ‘ 1% della popolazione e in continua decrescita.
L’attività venatoria si svolge dalla fine di settembre a fine gennaio.
In soli 4 mesi, gli incidenti derivanti dall’attività venatoria generano decine di morti e feriti (nella stagione 2017/18, 30 morti e 84 feriti sia tra cacciatori sia tra “civili” estranei all’ attività); non quantificabile il numero di animali uccisi (si stimano milioni di animali selvatici uccisi).

Questi dati chiariscono in maniera lampante cosa produca in termini di sicurezza e di danni questo anacronistico e crudele “sport”.

Sport, beh,  un eufemismo.
La “competizione sportiva” si svolge tra un essere bipede che imbraccia armi sofisticate e letali per “sconfiggere” un essere animale “armato” solamente delle doti che Madre Natura gli ha donato. La vittoria finale conquistata: mettere fine alla sua libera esistenza.
Una vera e propria “truffa sportiva” la si potrebbe definire, visto l’ingiusta e sproporzionata disparità di forze in campo.
Ma non solo.
Analizzando “il secondo abbigliamento” che i cacciatori ci propinano, e cioè la componente ecologica-ambientale, è facile scoprire le mentite spoglie.  
La caccia ha provocato, il cosiddetto inquinamento da saturnismo, ovvero avvelenamento dell’ecosistema da parte del piombo contenuto nei pallini delle cartucce sparate dai fucili.
La Commissione Europea ha commissionato alla ECHA (l’agenzia che si occupa dello studio delle materie chimiche) uno studio riguardo l’inquinamento prodotto dai pallini in piombo. 
Il risultato è stato sconcertante.
Oltre due milioni di uccelli muoiono per avvelenamento da piombo.
Con un danno enorme per l’ecosistema e logicamente per l’essere umano.
Ormai compresa la vera “natura” della caccia, e smascherata la patina verde e iridata pubblicizzata per anni, ecco che si cercano altre vie, altre edulcorate immagini per cercare di salvare il tiro al bersaglio contro inermi esseri senzienti.
Quale aspetto sociale interessa maggiormente la popolazione in questi anni di crisi ?
La mancanza di lavoro.
Ed ecco che il settore venatorio diventa un’ opportunità importante per la creazione di posti di lavoro e far così rifiatare il nostro anemico PIL.
Del resto, nel calcolo del PIl italico fanno parte anche attività non propriamente lecite come la vendita di stupefacenti e la prostituzione, quindi à la guerre comme à le guerre.
Già, perchè di guerra si tratta dove si verificano l’estinzione di diverse specie animali, la distruzione della biodiversità.
Sarebbe opportuno, invece, che si estinguesse la caccia, vetusto, anacronistico, crudele, pericoloso, letale “sport”  
Massimo Puricelli
Castellanza(VA)

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