Crisi economica, disoccupazione, debito pubblico, deficit, stagnazione, terminologie tecniche economiche ormai di utilizzo comune da parte della popolazione.

Termini che indicano il disagio e la preoccupazione che investe e pervade la maggior parte delle persone.
Uno “stato d’animo” certificato dall’ Istat (l’ente statistico di ricerca) tramite l’ indice di fiducia delle famiglie e delle imprese che viene comunicato ogni mese.
Siamo propri sicuri che l’economia, la precarietà lavorativa siano i soli e preponderanti problemi di questa nostra società contemporanea ?
Certamente le incognite legate agli aspetti economici sono reali, tangibili, vere e preoccupanti, tuttavia non sono prevalenti, osservando la quotidianità della nostra società.
Del resto nel corso del secolo scorso crisi economiche anche importanti hanno colpito l’economia mondiale, basti pensare a quanto accadde nel 1929, durante la cosiddetta Grande Depressione; la tragedia della II Guerra Mondiale che provocò la distruzione della ricchezza di decine di nazioni; la crisi petrolifera dell’inizio degli anni 70; la crisi monetaria del 1992,; ecc.
Un elemento odierno differisce rispetto a quei periodi, un profondo individualismo sociale.  
La vera e predominante preoccupazione globale attuale sono l’isolazionismo, l’ egocentrismo, o con un termine più vetusto, il menefreghismo che ha impregnato la psiche di molti.
La nostra è una società ormai “liquida” (definizione quanto mai calzante del sociologo polacco Bauman), dove i “punti di riferimento” e i valori fondanti che per oltre un secolo hanno caratterizzato la comunità umana, sono stati distrutti dalla globalizzazione selvaggia figlia della modernità che ha come “valore” solo l’individualismo sfrenato che conduce all’apparire in un involucro di edonismo e cinismo.
Dalla cronaca quotidiana emergono decine, centinaia, di comportamenti frutto del parossistico menefreghismo di massa.
Esempi più recenti.
Infermiere ospedaliere di un reparto di pediatria intente ad applicarsi lo smalto sulle unghie durante l’orario di servizio, disinteressandosi del pianto disperato e lacerante di un bambino ricoverato in una stanza adiacente.
Decine (più probabilmente migliaia) di “selfie’ s men and women” che immortalano la loro presenza laddove accadono o sono accadute disgrazie e incidenti che hanno causato morti e feriti.
Così si assiste quotidianamente a “pellegrinaggi” e turismo di massa per scattare selfie nei luoghi colpiti da terremoti, alluvioni, frane, e capannelli attorno alla zona di un incidente stradale.
Uno “sciacallaggio virtuale” contro cui è stato necessario affiggere cartelli di monito per un minimo decoro e rispetto nei confronti del dolore delle vittime.
Un poliziotto tedesco ha “invitato ironicamente” alcuni “sciacalli virtuali”, intenti a scattare foto e a riprendere la scena di un incidente mortale a scendere dal loro mezzo per avvicinarsi al cadavere per ottenere una migliore esposizione.
Oltre all’ammenda comminata a questi gaffer (gaffer è il neologismo utilizzato in Germania per definirli lo “sciacallo virtuale” che ama immortalare incidenti stradali gravi), l’agente della stradale li ha redarguiti verbalmente producendo disagio e profondo imbarazzo ai novelli, digitali, avvoltoi.
Del resto, la vita quotidiana è ormai bypassata attraverso i supporti digitali.
Con postura cifotica, non più per ragioni di studio o di lavoro, la vista e l’udito dell’ “uomo digitalizzato” sono ormai utilizzati per gran parte della giornata a fissare e ad ascoltare uno schermo di un “device” che produce la realtà virtuale che ha pervaso le menti delle persone, che ha obnubilato le capacità cognitive.
Anche a piedi o in sella ad un velocipede a due ruote, l’ attenzione è destata solo dalle immagini del mondo virtuale che estranea dal contesto e dal momento contingente.
Conseguenza logica: socializzazione virtuale che crea solo rapporti virtuali, dove impera l’egocentrismo.
Una condizione più social e meno sociale, come ha declamato Papa Francesco durante l’omelia di Pentecoste.
Una condizione preoccupante in un’ omologazione di massa worldwide ben distante dalla massima filosofica Cartesiana del cogito ergo sum.
Automi in carne e ossa assimilabili, inevitabilmente, all’intelligenza artificiale.
Che dire: oltre che il presente anche futuro roseo si prospetta all’orizzonte…
Massimo Puricelli
Castellanza(VA)