Roma città Eterna. Roma caput mundi.
Roma è la città in cui in poche ore si ripercorre la storia di millenni, la storia delle civiltà, la storia del genere umano. 
In qualunque strada, viale, viottolo, vicolo si vive un continuo “flash-back” nel passato prossimo o remoto.
La capitale è un “museo infinito” con i suoi centinaia di siti archeologici, monumenti, palazzi, musei.
Un voluminoso tomo di storia, arte, architettura, scienza, ecc., che nessuna altra nazione, e, tanto meno, città possiede.
Ecco, questa è la “Roma antica”, preziosa, un tesoro di inestimabile valore; ma, come tutti i tesori rari sono “fragili”.
La “fragilità” di Roma antica è messa a repentaglio dalla Roma “vecchia”.
No, non l’aspetto ancora più vetusto della città, ma i vecchi vizi che da decenni sono un aspetto altrettanto caratteristico della metropoli capitolina.
Ascoltando e leggendo la cronaca locale e le lamentele dei cittadini riportate su innumerevoli organi di stampa, non si riesce a percepire esattamente come sia grave la situazione della vita reale, della”quotidianità” se non vivendola anche solo per pochi giorni.
Gli annosi problemi che attanagliano Roma sono realmente così gravi che non è allarmismo quello che viene denunciato ripetutamente.
Al seguito del mio amato e derelitto Milan anche per la finale di coppa Italia, ho colto l’occasione per fare “il turista” e visitare la Capitale e sincerarmi se fosse veritiero tutto quanto ho letto e sentito riguardo il degrado che la sta distruggendo.
Appena si entra nel territorio urbano, lasciando il GRA, non si può non notare le “famose” buche disseminate in ogni strada carrabile o pedonale.
Voragini più o meno profonde, più o meno larghe, che rendono la percorribilità alquanto difficoltosa e pericolosa per gli autoveicoli, tanto che è una gincana continua “scegliendo” di incappare in quelle che almeno all’apparenza appaiono meno “abissali” o in quelle in cui è rimasto un minimo di rattoppo sgretolato.
Lascio immaginare che razza di sollecitazioni subisce l’auto tanto che ho pensato che le “buche di Roma” siano apprezzate solo da meccanici, gommisti e carrozzieri a cui, evidentemente, non manca il lavoro.
Situazione “vecchia” tanto che leggende metropolitane dicono che alcune buche sono così vetuste da risalire al periodo dell’ impero.
Ironia.
Un’ ironia che fa sorridere e che è una caratteristica dei cittadini romani; del resto la città ha dato i natali al più grande “ironista” della storia, Ettore Petrolini.
E allora sorrido anche io un po’ amaramente (come per le opere di Petrolini) leggendo i tabelloni luminosi disseminati sui viali principali della città che ci ricordano che il 25% dei decessi stradali sono vittime i motociclisti.
Sorrido perchè mi sembra una percentuale troppo bassa visto lo schifo del manto stradale e il traffico allucinante che attanaglia tutta l’Urbe.
Il traffico.
Mi lamento da anni di Milano, e anche della mia piccola/media città, Legnano (60mila abitanti) per il traffico negli orari di punta e poi mi basta percorrere Roma per due giorni per capire che differenza ci sia.
Una congestione viabilistica da portare alla pazzia.
Una caos biblico in ogni strada con l’assenza totale di cartelloni segnaletici direzionali indicanti i vari quartieri, per le autostrade, le tangenziali, per raggiungere le altre città (almeno quelle del Lazio).
Il nulla più assoluto.
Si dirà: siamo ormai una generazione digitalizzata/informatizzata dotata di apparecchi digitali da orientamento (navigatori, smartphone, ecc.) come i GPS e si pretendono cartelli segnaletici ?
Peccato sia sufficiente una strada interrotta per mandare a farsi benedire questi dispositivi e allora ci si trova come in mezzo all’oceano Pacifico sopra una zattera alla deriva.
Volete un esempio ?
Eccolo.
Per raggiungere il parcheggio delle auto riservato alla tifoseria milanista (piazzale Clodio) non c’è nessuna indicazione nemmeno a pochi metri dall’area di sosta, tanto che solo chi è dotato di un buon spirito di orientamento e di “osservanza” (parafraso un termine pronunciato dal romanissimo Enrico Montesano nel film “Febbre da cavallo”) può “centrare” l’ingresso, altrimenti si finisce in cima a Monte Mario.
Ma l’apice di cosa sia l’allucinate e devastante traffico romano l’ho vissuto all’uscita dallo stadio Olimpico alla fine della finale di coppa Italia 
Strade chiuse da numerose transenne che interdivano il passaggio, vigili urbani che a qualunque richiesta di informazione rispondevano di seguire la “massa dei veicoli incolonnati” (scommetto che se avessi chiesto di andare sulla Luna mi avrebbero risposto con la medesima frase).
Se si cercava una “via d’uscita” ci si ritrovava in qualche vicolo senza uscita da cui era difficoltosa anche fare manovra.
Per cercare di superare il Tevere, per raggiungere la zona orientale della città, era consentito attraversare solamente un paio di ponti (forse volevamo che si guadassero le acque limacciose del “biondo fiume”), creando una colonna di autoveicoli che si muovevano (muoversi è una parola non proprio adeguata alla situazione) con una lentezza da bradipo.
Morale per percorrere 5 chilometri e raggiungere la zona Nomentana dove soggiornavo non sono state sufficienti 2 ore e mezza (dalle 23:30 alle 2,10).
Odo già la critica che mi farete. E utilizzare i mezzi pubblici ?
Beh qua mi faccio un’altra risata amara.
Solo due linee di metropolitana (a Milano ce ne sono 4 con la metà della popolazione e del territorio rispetto la Capitale) e linee di superficie vetuste e costantemente in ritardo (ma non il “quarto d’ora accademico”, anche oltre mezzora !).
Tanto è  vero che all’area di sosta riservata per i tifosi non appena ho domandato quando sarebbero partite le navette per lo stadio mi è stato risposto che fin tanto che si fosse raggiunto un numero sufficiente (almeno 60 persone) non sarebbe partito nessun autobus. In quell’istante sostavano almeno 150 persone.
Ecco appunto.
E allora a piedi fino allo stadio se non altro godendo di una piacevole brezza da Nord che rinfrescava l’opprimente e precoce calura estiva che ci ha percosso per l’intera giornata.
Ovviamente all’uscita, dopo la partita, di queste “navette” nemmeno una traccia; nulla, desaparecidos, e altra camminata per 1,5 verso il parcheggio, dove erano stati rimossi i bagni chimici (immaginate che colore avesse il selciato dopo l’espletameto dei bisogni fisiologici).
Situazione “vecchia” di 30 anni quando mi recavo a vedere il Milan in Europa (altri tempi ahimé, ora mala tempora currunt), allorchè le “navette” erano ancora “in fieri”, e magari accadeva che si attraversasse il parco di Vienna, il Prater, completamente al buio più totale all’uscita dallo stadio.
Così come sono “vecchie” le barrire che dividono in due settori la curva.
Roba da anni 80. Roba inutile e roba di “vecchi” stadi (le barriere vengono tolte ovunque).
E “vecchia” è anche la sporcizia disseminata ovunque.
Sacchi dei rifiuti adiacenti i palazzi e cassonetti vetusti e arrugginiti che dovrebbero consentire una minima raccolta differenziata ma, guardano all’interno (il fetore, lo lascio alla vostra immaginazione) si nota che di differenziato ci sono solo i colori di ogni genere di robaccia.
Purtroppo la “vicenda rifiuti” a Roma è cosa “vecchia” tanto che seppur la discarica di Malagrotta è stata dismessa (era ed è la discarica più grossa d’Europa), ancora oggi crea seri pericoli perchè non è stata ancora effettuata alcuna bonifica e nessuna messa in sicurezza.
E’ evidente che questi “vecchi” problemi sono causati anche dall’orda turistica che si riversa sulla città sulle sue fragili “antichità”, ma non essere riusciti a trasformare questa risorsa in denaro “sonante” senza chiedere ulteriori aumenti dei fondi governativi per “Roma capitale” deve essere la priorità che dove seguire il nuovo sindaco che sarà eletto il prossimo mese di Giugno.
Ecco il nuovo sindaco dovrà trasformare Roma da “vecchia” città , in “antica” città.
Una responsabilità gravosa e credo non così attuabile visto la situazione, seppur dai centinaia e centinaia di manifesti elettorali si leggono fantasmagoriche promesse.
Sarebbe stato preferibile che quei manifesti fossero stati meno numerosi tanto più che anche loro contribuiscono al degrado allo sporco della città, perchè strappati, affissi su mura storiche, o davanti a scorci di “storia”.
 
Massimo”old-football”Puricelli
Castellanza(VA)