Un Satyricon che fa pensare

Un Satyricon che fa pensare

Grande successo al teatro grande di Pompei per la prima assoluta dello spettacolo di Francesco Piccolo con la regia di Andrea De Rosa nell’ambito della rassegna “Pompeii Theatrum Mundi” Nei giorni scorsi è andato in scena al teatro grande del Parco Archeologico di Pompei la prima assoluta dello spettacolo Satyricon di Francesco Piccolo, ispirato a

Grande successo al teatro grande di Pompei per la prima assoluta dello spettacolo di Francesco Piccolo con la regia di Andrea De Rosa nell’ambito della rassegna “Pompeii Theatrum Mundi”

Nei giorni scorsi è andato in scena al teatro grande del Parco Archeologico di Pompei la prima assoluta dello spettacolo Satyricon di Francesco Piccolo, ispirato a Petronio, con la regia di Andrea De Rosa. Lo spettacolo, il terzo di quattro, è nell’ambito della rassegna “Pompeii Theatrum Mundi 2019” promossa dallo Stabile di Napoli. Un pubblico prevalentemente di giovani  ha gremito ogni ordine di posti delle gradinate dell’anfiteatro. Appena entrati nel teatro all’aperto, si viene subito colpiti dalla scenografia di Simone Mannino, interamente ricoperta di fogli dorati come dello stesso colore erano i cuscini sparsi sul palcoscenico. Al centro, su di una pedana, un wc anch’esso dorato, come se fosse un trono, appena nascosto da una tenda formata da sottili nastri. Il luogo sarà la postazione di Trimalcione, il bravissimo Antonino Iuorio, da dove pronuncerà i suoi tristi monologhi in romanesco, solo apparentemente edonistici. Lo spettacolo si presta a varie interpretazioni. Di primo acchito lo spettatore si sarà domandato qual è il motivo di incomodare Petronio e la sua pur frammentaria opera se nel lavoro teatrale a lui ispirato nulla richiama il Satyricon, né la trama, né la scenografia, né i personaggi ad esclusione dei nomi di alcuni. Lo spettatore più attento, magari imbevuto di una cultura classica per aver studiato al liceo i grandi autori greco-latini avrà colto il messaggio più profondo che l’autore vuole trasmettere della decadenza che invade ogni campo della nostra società, ora come già nella Roma imperiale. I dieci attori vestono abiti moderni, quasi caricature di vari personaggi del mondo di oggi. Il prologo è affidato a tre giovani annoiati della propria esistenza che ripetono a turno una cantilena: “che facciamo, voglio scopare, il problema è con chi avere un rapporto”. Decidono poi di andare a una festa con cena pomposa del ricchissimo quanto rozzo Trimalcione. Uno alla volta compaiono sulla scena i vari personaggi che cominciano a ballare, una danza ritmica scandita da un metronomo che continuerà per tutta la durata dell’atto unico. Quando Trimalcione, indossando una vestaglia dorata, inizia a inneggiare al cibo, ecco che gli fanno eco tutti gli altri attori che menzionano fantastiche e improbabili portate culinarie. Sul proscenio una giovane ragazza, dal nome Fortunata e moglie di Trimalcione, la brava Noemi Apuzzo, si denuda completamente a simboleggiare la purezza che si contrappone a tanta materialità. A lei sono affidati i monologhi moralisti come quello sugli animali che non chiedono niente e danno tutto il loro amore. Interrotta da segni di disapprovazione degli altri attori. Segue una dissertazione sul caffè e sulla bontà della pizza napoletana raffrontata a quella che si prepara a Roma.

Satyricon
regia Andrea De Rosa
Disegno Luci Pasquale Mari
fotografie di mario spada
prod. Teatro Stabile di Napoli

Trimalcione racconta ora la sua storia di liberto: da schiavo al servizio di un padrone (e di una padrona …!) per quattordici anni diventando indispensabile: “il cervello del mio signore” che alla sua morte gli ha lasciato tutti i suoi ingenti beni. Segue un monologo che è una vera lezione di economia spicciola sulle ragioni del profitto. Dice Trimalcione: «non capisco chi elargisce dei soldi per andare al mare, quindi preferisce il mare. Io preferisco fare soldi. I soldi non servono per avere altre cose». Sprezzanti le considerazioni sui ricchi e sui poveri: «se essi non ci fossero, cosa ci rimarrebbe?». A chiederselo è il nostro particolare personaggio, che ha incrementato i suoi beni con la costruzione delle navi. Segue una carrellata di luoghi comuni e frasi apparentemente senza collegamento recitate a turno da tutti i personaggi, che intanto continuano a ballare. Concludendo con il riconoscimento finale dell’umana fragilità. Intanto la ragazza anoressica, una convincente Serena Mazzei, continua con i suoi finti conati di vomito a sentire nominare pietanze succulente. La triste battuta di Trimalcione “portateme a magnà” serve ad esorcizzare l’arrivo dell’inevitabile morte che sente avvicinarsi. I personaggi incuranti di ciò continuano a discutere, o meglio dicono di fare quattro chiacchiere sulle feste a cui partecipare, scelta difficile perché c’è sempre “quella più bella delle altre”. Ecco il richiamo al film “La Grande Bellezza” con Toni Servillo  diretto da Paolo Sorrentino è evidente. Tutti concordano che “adesso tutto è decadenza”. Questo è il vero filo conduttore che unisce tutti i pezzi dello spettacolo, il collante che unisce tutti i personaggi con le loro manie ed il loro piccolo mondo: una decadenza che si avverte e di cui tutto lo spettacolo trasuda e al grido: “decadenza, tutto il paese è corrotto” lo spettacolo si avvia alla sua tragicomica conclusione. Dal wc fuoriesce una schiuma che ricopre tutto e tutti mentre Trimalcione affida alla moglie Fortunata il suo testamento durante una danza mortale «il mio corpo – dice – dovrà essere cibato dai miei eredi e uno schiavo dovrà custodire il mio sepolcro per evitare che ci cachino sopra». Il finale, ovviamente a sorpresa, come tutti i finali che si rispettino, vede il suicidio di Trimalcione che si taglia le vene e scende nella tomba. Solo Fortunata piange il benefattore che in vita si è prodigato per tutti facendoli mangiare, bere e divertire. Fortunata viene convinta dagli altri personaggi a partecipare ad un’altra festa. La battuta finale racchiude tutto il senso del pregevole spettacolo: “perché si può cambiare?”.

Un Satyricon che fa pensare

Satyricon
regia Andrea De Rosa
Disegno Luci Pasquale Mari
fotografie di mario spada
prod. Teatro Stabile di Napoli

 

Lo spettacolo è interpretato da Noemi Apuzzo (Fortunata), Alessandra Borgia (La signora disperata), Francesca Cutolo (La donna delle canzoni), Michelangelo Dalisi (L’intellettuale), Flavio Francucci (Encolpio), Antonino Iuorio (Trimalcione), Serena Mazzei (La ragazza anoressica), Lorenzo Parrotto (Ascilto), Anna Redi (L’attrice impegnata), Andrea Volpetti (Gitone).
Le scene e i costumi sono di Simone Mannino; il disegno luci di Pasquale Mari; sound designer G.U.P. Alcaro; le coreografie sono di Anna Redi; la produzione è del Teatro Stabile Napoli-Teatro Nazionale, Teatro di Roma-Teatro Nazionale, Fondazione.

 

Harry di Prisco

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