A Palazzo Pisani Moretta, “The Only True Protest Is Beauty” presenta oltre 200 opere tra moda, arte e artigianato. In un percorso che si snoda tra le sontuose sale settecentesche

Lo sguardo si perde tra la bellezza del Palazzo Pisani Moretta, affacciato sul Canal Grande, e gli abiti, le sculture, le fotografie, gli oggetti di design. Un mix calibrato ma insolito e provocatorio tra il passato e il presente. Un invito a considerare la bellezza come forza capace di far riflettere e provocare.

La mostra, “The Only True Protest Is Beauty”, aperta fino al 4 ottobre e curata dalla Fondazione Dries Van Noten insieme a Geert Bruloot, si sviluppa in oltre 20 stanze tra piano terra e Piano Nobile, riunendo più di 200 opere tra moda, design, arte, gioielleria, fotografia, vetro e ceramica. 

Diversamente da solito, non esiste un percorso espositivo né una gerarchia tra discipline. Si procede lasciandosi guidare dalla bellezza, affascinati da tutto ciò che circonda. Ma ponendosi nell’ottica di considerare la bellezza non come risposta ma come domanda.

La bellezza in tutte le sue forme

Nel portego, una scultura monumentale di Peter Buggenhout fa capire subito al visitatore cosa deve aspettarsi . Quest’opera infatti, lo introduce al delicato equilibrio tra contemplazione e turbamento che attraversa tutto il percorso espositivo.

 Salendo, il dialogo si stratifica. Gli affreschi e gli stucchi settecenteschi dialogano con opere contemporanee. Le fotografie di corpi addormentati di Steven Shearer convivono con gioielli Memento Mori e una selezione di haute couture. Spiccano le silhouette cupe e archettoniche di Comme des Garcons e Cristian Lacroix, tra cui l’iconico abito con croce apparso sulla copertina di Vogue nel 1988. In particolare, le silhouette di Christian Lacroix rivelano costruzioni quasi barocche, in sintonia con l’ornamento del palazzo.

Le creazioni di Rei Kawakubo per Comme des Garçons presentano volumi scultorei, forme irregolari. Come l’abito cerimoniale di una dogaressa, l’ultima robe de mariée realizzata da Christian Lacroix.

Attorno alla moda, una costellazione di opere

Vetro, ceramica, metallo e materiali organici dialogano con la haute couture. Tra loro le ceramiche della scultrice giapponese Kaori Kurihara, i lavori in vetro di Ritsue Mishima e Alexander Kirkeby, Ritsue Mishima  e Armand Louis per Wave Murano Glass.

Accanto ad artisti e creativi affermati non mancano talenti emergenti, come il designer palestinese Ayham Hassan, la cui pratica, plasmata dalla sua vita in Cisgiordania, mette in mostra il suo concetto di resilienza attraverso una materialità cruda e radicata.

Degne di nota le composizioni di Ann Carrington realizzate con elementi metallici di scarto, l’assemblage scultoreo di Misha Kahn (Friedman Benda), inserita nell’alcova della cappella. E i vasi nati dal deposito di minerali di Isaac Monté e le Tube de trichoptère di Hubert Duprat dove gli insetti utilizzano materiali preziosi come oro, perle, rubini e diamanti al posto di sabbia e rami per costruire le proprie corazze.

Stefania Lupi