E’ uno strano Paese, il nostro.

Premesso che, la viceministra Castelli non eccelle in diplomazia e non la si può considerare una statista, ma la frase pronunciata qualche giorno fa, riguardo la crisi che attanaglia il settore della ristorazione, consigliando i ristoratori di considerare la possibilità di riconvertirsi verso altre attività economiche, ha suscitato un pandemonio mediatico.
Una vera e propria sollevazione popolare.
Una levata di scudi, soprattutto, da chi si professa un sostenitore del libero mercato.
L’aspetto grottesco (uso un termine edulcorato, ma il vocabolo appropriato sarebbe schifoso e umiliante) della vicenda è dato dal fatto che per decenni si sono chiusi interi settori economici, con migliaia di lavoratori senza più lavoro, in “virtù” dell’ ‘innovazione tecnologica, della “santificata” delocalizzazione, del “totem” concorrenza estera basata su dumping fiscale, manodopera schiavizzata.
La “magnifica” globalizzazione ha prodotto questo sfacelo, ma nessuno (o in pochi) hanno gridato allo scandalo.
Stesso silenzio irritante, allorché si umiliano migliaia di laureati e diplomati in materie non al passo coi tempi o inflazionate dall’elevato numero di iscritti.
In maniera più o meno velata, molti di coloro, che si stanno stracciando le vesti in difesa dei ristoratori (che, ricordo sommessamente, quale fossero i lauti introiti incamerati negli ultimi anni pre-covid), hanno mortificato, avvilito, offeso la dignità, l’impegno, i costi economici sostenuti, gli anni trascorsi sui libri e nelle aule, inseguendo un sogno, un’ambizione, un progetto di vita.
Gli stessi cultori del libero mercato, ci hanno raccontato, che l’Italia non produce PIL e sviluppo anche per il motivo che sussiste una penuria di laureati e diplomati nel nostro Paese rispetto le Nazioni più evolute.
Come sopperire ?
Facendo giungere laureati e diplomati dai Paesi extra UE, senza dirci quale siano i livelli di preparazione di quelle scuole e di quegli atenei di nazioni che noi “ricchi” occidentali consideriamo sottosviluppati.
Uno dei tanti aspetti della globalizzazione mondialista, terzomondista.
A priori e “dogmaticamente” tutto quanto è straniero deve essere valorizzato, aiutato, privilegiato.
I laureati e i diplomati extra Ue posseggono competenze, bagaglio culturale e capacità superiori dei nostri giovani e meno giovani considerati “choosy” “bamboccioni” se non addirittura inetti.

Del resto, la nuova filosofia economica imperante delle elite ordoloberiste ha sostituito la produzione con il consumo sfrenato nel più alto edonismo.

Una filosofia che ha trasformato, da tre decenni, l’impianto economico del nostro Paese.
La Repubblica Italia è attualmente fondata sulle vacanze, sul turismo, sul divertimento (usando un termine cool, “entertainment”).
Non ci resta che adottare il nuovo stemma, che andrebbe a sostituire la stella, la ruota dentata, il ramoscello d’ulivo, il ramoscello di quercia.
Dovrebbe essere così, composto: un rollercoaster, una cabina, un ombrellone, un chiringuito.
Benvenuti nel Paese dei balocchi, direbbe Carlo Collodi.
Noi, però, ci infervoriamo, se i Paesi “frugali” non si fidano dell’ Italia.e non ci concedono miliardi a fondo perduto.
Già,. proprio a “fondo perduto”.
Massimo Puricelli
Castellanza(VA)