NERO SU BIANCO  Carte d’archivio raccontano Leonardo

NERO SU  BIANCO   Carte d’archivio raccontano Leonardo

Una mostra dedicata a Leonardo, tra le molte di alto livello fiorite in Italia e all’estero in occasione del V centenario, si avvale di alcuni dei documenti più rari, spesso inediti, che coprono un arco temporale di quasi sei secoli accompagnati da un allestimento multimediale di grande effetto che coinvolge tutti i visitatori. Realtà aumentata

Una mostra dedicata a Leonardo, tra le molte di alto livello fiorite in Italia e all’estero in occasione del V centenario, si avvale di alcuni dei documenti più rari, spesso inediti, che coprono un arco temporale di quasi sei secoli accompagnati da un allestimento multimediale di grande effetto che coinvolge tutti i visitatori. Realtà aumentata e nuove tecnologie danno spessore alla ricerca documentale sul mondo e sull’eredità di Leonardo, in un dialogo stimolante.

Il titolo NERO su BIANCO, incisivo nella sua brevità, allude a qualcosa di definitivo, che rimane nel tempo, una sorta di “Scripta manent”, caro agli amanti delle citazioni classiche.

Degna cornice dell’evento è l’Archivio di Stato, il Palazzo in via Senato, dove, per volere  dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria già nel secolo diciottesimo, furono accorpate in un’unica sede le documentazioni prodotte dai principali uffici governativi e camerali dello stato.
Oggi l’incredibile patrimonio è costituito da 50 chilometri lineari di scaffalature che contengono fondi cartacei o membranacei prodotti da istituzioni statali fin dall’età sforzesca, ma non mancano documenti più antichi risalenti all’epoca longobarda.
L’Archivio di Stato è l’organizzatore principale della mostra, in collaborazione con il Polo Museale della Lombardia e con il Museo del Cenacolo Vinciano.
A presentare l’evento alla stampa sono stati Benedetto Luigi Compagnoni Direttore Archivio di Stato, Filippo Del Corno Assessore alla Cultura, Giovanni Battista Sannazzaro Curatore mostra e Michela Palazzo Direttrice Museo del Cenacolo Vinciano.

Superato l’ingresso nella facciata dalla superficie concava disegnata e realizzata  da Francesco Maria Richini, architetto delle fabbriche ecclesiastiche, ci si trova  in un primo cortile delimitato da un doppio ordine di colonne architravate.
Quattro sale, una al piano terreno e tre al primo piano sono state selezionate per ospitare la mostra. Il percorso tematico si svolge mettendo a fuoco vita, opere, luoghi e personalità di Leonardo, collegando una selezione di cinquanta e più documenti alle immagini di opere cui si riferiscono, all’insegna di tecnologie 2D e 3D e touch screen che rende il percorso interattivo.
La prima sala ha per titolo “Leonardo a Milano”. A una grande mappa cittadina disegnata nel 1722 da Giovanni Filippini appare affiancata una mappa digitale esplorabile, grazie a un touch screen in alta definizione, così da permettere di individuare i luoghi frequentati da Leonardo e collegarli ai documenti custoditi  nell’Archivio di Stato.

La seconda sala è dedicata a “La Vergine delle rocce e l’Ultima Cena, la storia documentata”. Qui il reale, cioè i documenti, e il virtuale, un filmato immersivo, si incontrano, amplificando il coinvolgimento emotivo.
Particolare risalto è dato a una lettera del 1785 firmata dal collezionista Giacomo Melzi che documenta come La Vergine delle rocce, non considerata autentica, fosse venduta a un acquirente inglese.  Alla scottante tematica dei problemi conservativi dell’Ultima Cena è dedicata una lettera datata 1799 di Giuliano Traballesi, allora professore di Pittura all’Accademia di Brera, che ne lamenta un ennesimo intervento rovinoso.
Nel secolo seguente le memorie sull’argomento, conservate all’Archivio di Stato sono oltre 1700.
Nella terza sala intitolata “Leonardo e le altre opere: l’eredità”, priva di allestimenti multimediali, spicca una missiva del 1496 in cui Ludovico il Moro dichiara di voler rimpiazzare con il famoso Perugino, un altro pittore ,in cui si riconoscerebbe Leonardo, reo di aver interrotto bruscamente l’esecuzione di alcuni affreschi.
Altro tema trattato è la discussa eredità che Salaì, il discepolo di Leonardo abilissimo a eseguire copie, lasciò alle sorelle.

La quarta sala dal titolo “Firmato: Leonardo da Vinci” appare valorizzata da una suggestiva scenografia con tendaggi mossi dal vento su cui scorrono effetti di ombre, perfino un gatto che richiama la fauna del Castello Sforzesco, mentre voci recitano frasi di Leonardo.
Vi è mostrata la firma di Leonardo, scritta da sinistra verso destra nella lista allegata al contratto per la Vergine delle rocce. Il foglio notarile che porta la rarissima firma, giunto fino a noi leggibile solo in parte, è mostrato nella sua interezza, nella ricostruzione digitale attraverso il menu di ricerca del touch screen presente nella prima sala, dove è possibile vedere la riproduzione del documento orginale, la versione con luce UV che rende intuibile il testo dilavato dall’umidità.
Il prodigioso restauro digitale è frutto di elaborazioni eseguite da Culturanuova, di indagini diagnostiche condotte dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e del finanziamento di Fastweb.

Miracoli dell’era attuale, degno tributo al genio di Leonardo. Ridimensionato e reso più umano da una curiosità. A fianco dei risultati delle indagini diagnostiche multispettrali effettuati sull’unica firma di Leonardo oggi conosciuta è stato rivelato anche il responso della perizia grafologica che riconosce in lui un carattere mutevole d’umore, per di più complessato. Forse a causa della condizione di figlio illegittimo. 

Testo e foto di Maria Luisa Bonivento

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