Il NO referendario monito per i futuri governi

Il NO referendario monito per i futuri governi

Ogni tornata elettorale è sempre una fulgida manifestazione di democrazia e di libertà; è la più lampante espressione di volontà e di progetto di una nazione. Il referendum di ieri ha assunto un connotato elevatissimo, di quali progetti, quali speranze, quale stato d’animo stiano vivendo gli Italiani Un segnale chiaro, inequivocabile; un monito a tutta la classe politica non solo alla

Ogni tornata elettorale è sempre una fulgida manifestazione di democrazia e di libertà; è la più lampante espressione di volontà e di progetto di una nazione.
Il referendum di ieri ha assunto un connotato elevatissimo, di quali progetti, quali speranze, quale stato d’animo stiano vivendo gli Italiani
Un segnale chiaro, inequivocabile; un monito a tutta la classe politica non solo alla parte governativa che ha attribuito alla tornata referendaria un vero e proprio giudizio sul suo operato, assegnandole anche una valenza ipotecaria per i mesi futuri.
Ne escono con le ossa rotte, Renzi & C.
Ne escono con le ossa rotte tutti i filo-europeisti, filo globalizzazione nazionali e extranazionali.
C’era da aspettarselo, visto la lunga onda che ha investito buona parte delle democrazie occidentali; dalla Brexit, all’elezione di Trump, e anche la vittoria di Van der Bellen in Austria è solo il “canto del cigno” dell’europeismo e globalizzante ormai agonizzante (alle prossime elezioni nazionali non potendo esserci l’alleanza di tutte le forze politiche, la destra di Hofer vincerà a mani basse). 
Un segnale dei popoli contro la globalizzazione egemonizzante che sta distruggendo il futuro, ma soprattutto la speranza.
Un “genocidio” del sentimento che è il “motore” dell’esistenza umana (neppure durante le guerre mondiali fu così annichilito nelle menti dei cittadini).
Questo gigantesco NO, non è solo un voto che boccia la riforma costituzionale, esprimendo la volontà di difesa della Carta e dei diritti; è un avvertimento a tutte le compagini dell’emiciclo politico.
Cambiali in bianco non saranno più firmate.

Da oggi, il voto dei cittadini italiani ha una valenza “ipotecaria” per tutti coloro che siedono e siederanno sugli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama; per il nuovo inquilino di Palazzo Chigi (Renzi ha intenzione di rassegnare le sue dimissioni); per tutta la classe dirigente di qualunque istituzione locale o nazionale.

L’atteggiamento da pifferaio magico non funziona più.
Gli italiani hanno espressamente dimostrato che detestano le prebende, marchette, pre-elettorali elargite a piene mani in questi ultimi mesi (è evidente quale effetto abbiano sortito).
Questi Governi della Seconda/ Terza Repubblica sono la peggior copia dei tanto vituperati esecutivi della Prima Repubblica.
I Governi del cosiddetto “CAF” (Craxi, Andreotti, Forlani) condannati dalla storia, e non solo, emblema della corruzione della classe politica, crearono un debito pubblico spaventoso e ipotecarono il futuro delle generazioni a venire, garantendo, tuttavia, un welfare e un tenore di vita dignitoso non svendendo il Paese e la sovranità popolare alle istituzioni sovranazionali, vere e proprie tirannidi o alle potenze egemoni sullo scacchiere internazionale (emblematico il caso di Sigonella del 1985).
Ora il debito pubblico è addirittura aumentato rispetto quei decenni, nonostante il “controllo” dei tassi di interesse dei titoli di stato e il benessere, il welfare, i diritti dei lavoratori sono stati letteralmente annientati.
Vi è in atto un’invasione migratoria tesa alla sostituzione del popolo italico.
Una situazione non più tollerata.
La volontaria sordità di certa classe dirigente sia stata definitivamente spazzata via.
La volontà di riappropiazione della nostra sovranità sia alquanto chiara.
Ebbene, se ne rammentino i candidati alle prossime tornate elettorali.
Siano consci che i programmi, gli atti, le decisioni dovranno essere indirizzate a ridisegnare un futuro più roseo per i loro connazionali; ridestare in loro quella speranza seppellita da anni di crisi e di svendita dei nostri “tesori”, del nostro “made in Italy”, delle nostre eccellenze.
Riconsiderare e rispettare pedissequamente e concretamente quanto declama l’articolo 1 della Costituzione (L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, la sovranità appartiene al popolo…..), che seppur non oggetto del referendum confermativo di ieri, è stato, in questi anni, disatteso, vilipeso, sacrificato sull’altare della globalizzzazione finanziaria.
Ecco, si riparta da quelle rilevanti e fondamentali parole; siano il faro per coloro che amministreranno il nostro Paese.
Siano portatori del bene comune.
Siano coloro che ripuliscano l’ Italia dalla corruzione, dal malaffare, dagli interessi economici dominanti e ci facciano sperare ancora nel futuro.    
 
Massimo Puricelli
Castellanza(VA)

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