Supercoppa italiana in Arabia

Supercoppa italiana in Arabia

La Lega calcio ha deciso unilateralmente che per i prossimi anni la supercoppa italiana verrà disputata in Arabia Saudita per espandere il prodotto calcio italiano in mercati facoltosi. Cifre alla mano, 7 milioni per edizione che il Paese dei petrodollari verserà nelle casse di via Rosellini. Mercati facoltosi, espansione del calcio verso nuove frontiere, costante

La Lega calcio ha deciso unilateralmente che per i prossimi anni la supercoppa italiana verrà disputata in Arabia Saudita per espandere il prodotto calcio italiano in mercati facoltosi. Cifre alla mano, 7 milioni per edizione che il Paese dei petrodollari verserà nelle casse di via Rosellini.
Mercati facoltosi, espansione del calcio verso nuove frontiere, costante e, sembrerebbe inarrestabile, aumento degli ingaggi e del costo dei cartellini dei calciatori.
Nuove frontiere, nouvelle vague, che poi di così nuovo non è visto che, da oltre 20 anni, la supercoppa italica viene disputata in terra straniera.
Si iniziò nell’agosto 1993 a Washington tra Milan e Torino; si disse che si voleva pubblicizzare il nostro calcio nel Paese dove si sarebbero disputati i mondiali nell’anno successivo ed era una vetrina importante per dare lustro a tutto il movimento.
Quindi nessuna novità eclatante si direbbe.
Beh, di eclatante vi è un aspetto: un “assordante silenzio” da parte dei tifosi e dei mass-media.
Sì, perchè, in quella lontana estate di 25 anni fa, la decisione di far disputare la Supercoppa all’estero suscitò un’ ondata di proteste e malumori nell’animo dei tifosi.
“Grazie per la pagliacciata di Washington” così recitava un enorme striscione esposto a Como dalla curva milanista durante un amichevole precampionato; oltre ad una serie di cori offensivi rivolti a Lega calcio, Figc e società Milan.
All’estero andate fare le amichevoli, le gare ufficiali devono essere disputate dove i tifosi possono sostenere i propri beniamini, perchè il calcio siamo noi. Così riecheggiava negli ambienti curvaioli di quei tempi.
La notizia di ieri non ha suscitato nessuna protesta, perchè tanto è un ulteriore tassello di cosa sia diventato oggi il calcio.
Per chi è un nostalgico, magari amante del calcio vero, consiglio la visione del film Pelè, meglio di un corroborante antidepressivo.
Guardando quella pellicola mi chiedo quanto durerà il “giocattolo calcio moderno” visto che ormai tutto è degradato ad una sorta di circo mediatico di un enorme ologramma virtuale artefatto, sofisticato, adulterato.
La “ginga” del calcio è ormai defunta e con lei anche il calcio DOC.
La gastroenterite è ormai dilagante ed endemica.
Una vera e propria pandemia.
 
Massimo Puricelli
Castellanza(VA)

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