La Maison Pierre Cardin rende omaggio ad una creatività unica con Palazzo Cardin a Venezia. Un museo in un palazzo storico nel sestiere Santa Croce, che un tempo era la residenza veneziana di Pierre Cardin
Un palazzo storico nel sestiere Santa Croce a Venezia. Un tempo residenza veneziana di Pierre Cardin. Un luogo che non è un semplice museo. È tutto ciò che rappresenta la creatività e il mondo di un visionario. Un omaggio che Rodrigo Basilicati-Cardin rende a suo zio e mentore.
Uno spazio alla memoria e al genio di Pierre Cardin che offre un’immersione senza tempo nel suo universo, dove ogni opera racconta la storia di un creatore che ha spinto in avanti i confini della moda, del design e dell’architettura.

© Filippo Ciappi/AP Content Services for Pierre Cardin
Pierre Cardin: da Treviso a Parigi
Pierre Cardin nasce il 2 luglio 1922 a San Biagio di Callalta, vicino a Treviso, con il nome di Pietro Costante Cardin. Ancora bambino si trasferisce con la famiglia in Francia per sfuggire al fascismo.
Il passato svela il futuro
Quando si aprono le Porte del Palazzo, un magnifico giardino accoglie il visitatore e lo introduce in un’atmosfera magica. Che svela, una volta salito lo scalone che introduce nelle sale, il patrimonio storico di Pierre Cardin. Non solo abiti, ma anche disegni, mobili, oggetti di design.
Distribuito su quasi 1000 m2, il Palazzo Cardin svela più di 350 opere – creazioni storiche e contemporanee, disegni originali, pezzi di alta moda, mobili, lampade e oggetti di design creati tra il 1950 e il 2020.
Sotto la cura di Andrea Burroni, il percorso celebra una visione che ha sconvolto la moda tanto quanto le arti decorative, lo spettacolo e l’architettura. Una visione che Pierre Cardin riassumeva in queste parole: « La sartoria, per me, è l’occasione per continuare la mia carriera di architetto. Un vestito è come una casa, bisogna sentirsi a casa. Ogni modello che concepisco è una costruzione architettonica e scultorea; l’unica differenza è che le forme si muovono ».
L’allestimento non segue una cronologia, ma segue l’evoluzione dagli anni ’60 ai ’90 passando dalle leggendarie silhouette geometriche della Space Age usate sul set di Star Trek, dai visori trasparenti e dagli abiti in vinile fino ai prototipi di robes électroniques a circuiti luminosi usati sul set. Per poi evolvere verso le forme più sinuose e esplosive degli anni ’80 e i preziosi abiti da sera degli anni ’90.
Il museo mette anche in luce le famose “Sculture utilitarie” – mobili, lampade e oggetti – la cui modernità radicale continua a ispirare architetti, designer e artisti, ben oltre gli anni ’60. Un’influenza sostenuta dalla volontà di Rodrigo Basilicati-Cardin, presidente della Maison Pierre Cardin, di offrire al pubblico una visione costantemente rinnovata del design universale. Sedute, tavoli, lampade e contenitori trasformano l’ambiente in un paesaggio continuo, governato dallo stesso vocabolario geometrico degli abiti.
Stefania Lupi



