[dropcap]L[/dropcap]a vendita degli articoli di lusso è fortemente influenzata dai canali digitali, mentre l’80% dei consumatori desidera provare una shopping experience omnichannel con i brand. Lo svela lo studio “Digital or Die: The Choice for Luxury Brands” pubblicato da The Boston Consulting Group in occasione della Milano Fashion Week.
Scopriere un capo navigando in rete, ordinarlo sul sito di un brand, andare a provarlo in boutique mentre si può ammirare l’anteprima digitale della nuova collezione e esprimere la propria opinione in merito sui social: non è una attività ed esclusivo appannaggio dei Millennials. Anche il 75% dei baby boomers e dei consumatori più maturi si professa capace di interagire su più canali con i brand, una percentuale vicina a quella dei Millennials (85%).
Questo emerge dallo studio “Digital or Die: The Choice for Luxury Brands” pubblicato da The Boston Consulting Group e condotto intervistando oltre 10mila consumatori in 10 Paesi – Italia inclusa. L’importanza del digitale per la maggior parte dei consumatori deve spingere le aziende del lusso a trovare nuovi strumenti per attrarre e coinvolgere una clientela sempre più ampia

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Nicola Pianon, Senior Partner e Managing Director di BCG, coautore dello studio commenta:

“Il digitale è una delle migliori notizie per le aziende del lusso in un momento in cui non ci sono più tanti negozi da aprire e tanti consumatori da conquistare. È un amplificatore molto forte. Tuttavia è faticoso perché è un giudice oggettivo. Inoltre per saperlo usare al meglio è necessario pensare non a una strategia digitale, ma una strategia dell’azienda che tenga conto del digitale . Oggi si tende ad assumere un chief digital strategy ma le tematiche di prezzo, di stock o di riconoscimento del consumatore riguardano tutta l’azienda non solo lo strumento-internet” .

L’esperienza omnichannel non significa soltanto la trasformazione delle abitudini dei consumatori dall’acquisto in negozio a quello online, riguarda anche la creazione di un ecosistema che soddisfi diversi bisogni. Ad esempio il 31% dei consumatori desidera un servizio di delivery integrato, il 24% vorrebbe invece poter usufruire delle stesse promozioni su tutti i canali. I brand devono quindi essere in grado di “andare in contro” ai clienti lungo tutto il percorso di vendita e armonizzare l’intera customer experience.
In dettaglio, BCG ha rilevato che il 41% dei luxury shoppers cerca beni e servizi online e li acquista online, mentre il 9% fa il percorso inverso. L’e-commerce vale oggi il 7% del mercato globale del lusso, ma si prevvede che nel 2020 questa quota salirà al 12%.
Il digitale non è monopolio dei Millennials. In Russia e Giappone è la clientela più matura dei luxury shoppers ad utilizzare maggiormente delle nuove tecnologie. Certo i più giovani hanno una maggiore confidenza con la rete. Il 60% di questi valuta un Italyprodotto online, il 60% condivide contenuti su beni e servizi, il 43% va in cerca di sconti e promozioni, anche quando si trova all’interno di un negozio.

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Italia e Francia, tradizionalmente associati con il lusso, meritano un discorso a parte. In entrambi i paesi permane una certa preferenza per l’esperienza in-store. Solo il 31% dei francesi ha dichiarato di aver condotto una ricerca online prima di fare l’ultimo acquisto di lusso. E gli italiani? Anche nel nostro Paese si continuano a preferire i canali acquisto tradizionali.

Secondo Pianon “Certamente accade a causa di un ritardo infrastrutturale ma penso che in questi dati abbia un peso anche l’esperienza che i negozi italiani e francesi sanno offrire”.