Fashion Revolution ha ideato una campagna sociale con l’obiettivo di smascherare i doppi standard del settore della moda. Spesso, infatti, dietro a  capi d’alta moda a basso costo si cela lo sfruttamento del lavoro minorile, inammissibile nel mondo occidentale, ma diffuso nei paesi in via di sviluppo, proprio nella supply chain dei brand dell’occidente. All’insegna del motto “Who made my clothes?” nasce l’iniziativa: “The Child Labour Experiment – Una forza lavoro contro il lavoro forzato” una serie di video che svelano le reazioni degli esponenti dell’industria del fashion alle richieste di lavoro da parte di bambini.

 il video che documenta la campagna:

I consumatori europei rimangono scioccati quando vengono messi di fronte alle foto che mostrano dove vengono prodotti i capi di abbigliamento, e in quali condizioni. Le donne e i bambini cuciono senza sosta e vengono pagati soltanto 13 centesimi all’ora, inoltre, la maggior parte lavora anche se affetta da malattie che potrebbero rivelarsi mortali. Ma come reagisce l’industria della moda quando i bambini fanno domanda per un lavoro in Europa? Per scoprirlo, Fashion Revolution ha effettuato un esperimento nel periodo antecedente la Fashion Revolution Week, che si tiene in tutto il mondo dal 18 al 24 aprile 2016, con l’obiettivo di dimostrare che il lavoro minorile è sempre sbagliato. Ha coinvolto cinque bambini di Berlino tra i 10 e i 12 anni, e ha chiesto loro l’impensabile: fare domanda per lavorare per alcuni marchi di moda. Prima di iniziare, i bambini hanno parlato apertamente di lavoro minorile al fine di sensibilizzare maggiormente sul tema, in seguito, hanno inviato richieste di lavoro, si sono sottoposti a colloqui telefonici e hanno anche fatto domanda direttamente a numerosi negozi di moda a Berlino. Le reazioni sono state registrate con una telecamera nascosta e, ovviamente, i bambini sono stati ovunque respinti perché troppo giovani per lavorare.

#whomademyclothes per contrastare il lavoro minorile

Secondo l’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) più di 170 milioni di bambini nel mondo sono vittime di sfruttamento. Molti di loro fanno tessuti e capi di abbigliamento per soddisfare la richiesta europea e americana, e di tutti gli altri paesi con clienti dell’industria della moda. “Con il “Child Labour Experiment” speriamo di attirare l’attenzione e far capire alle persone che i consumatori stessi detengono una parte importante di potere per porre fine al lavoro minorile. Non si tratta di quali vestiti comprare o non comprare, ma di essere curiosi e scoprire #whomademyclothes. La trasparenza è il primo passo per trasformare quest’industria”, afferma Annett Borg, Country Coordinator di Fashion Revolution Germany.

È possibile condividere il video della campagna con l’hashtag #whomademyclothes per diffondere un chiaro messaggio contro il lavoro minorile.

Fashion Revolution
Fashion Revolution

Follow-up sulla campagna The 2 Euro TShirt” per una moda etica

Compreresti una t-shirt per 2 euro se sapessi le condizioni in cui è stata prodotta? L’anno scorso Fashion Revolution ha posto questa domanda durante un esperimento nel periodo precedente il Fashion Revolution Day 2015. Un sabato è stato installato un distributore automatico pieno di magliette da 2 euro in Alexanderplatz a Berlino, dove si trovano molti negozi low cost e retailer. Dopo aver scelto la t-shirt – ma prima di pagarla – è stato mostrato agli acquirenti un breve filmato che mostrava come era stata prodotta. Successivamente, è stato chiesto loro se desiderassero davvero acquistare la maglietta. Nove su dieci hanno risposto no. Il video “The 2 Euro T-shirt: a Social Experiment” è diventato virale e ha accumulato più di 7 milioni di visualizzazioni finora. Nel giugno 2015 ha vinto il premio di bronzo al Festival internazionale della creatività Leoni di Cannes.

Qui il video :

Background

Dal 18 al 24 aprile, in tutto il mondo si terrà la Fashion Revolution Week in memoria delle oltre 1.100 vittime del crollo della fabbrica Rana Plaza in Bangladesh del 24 aprile 2013. Persone provenienti da 70 paesi prenderanno parte a eventi, flashmob, workshop e a una campagna selfie che consisterà nell’indossare i propri vestiti al contrario. Inoltre, posteranno le foto sui social network accompagnate dagli hashtag #FashRev e #whomademyclothes. Il Fashion Revolution Day è stato ideato da Carry Somers, un pioniere del movimento del commercio equo, e fondatore del marchio Pachacuti. Con un team di coordinamento internazionale composto da designer, giornalisti, attivisti e accademici provenienti dal settore della moda, ma non solo, il Fashion Revolution Day costituisce un movimento che cerca il dialogo pubblico per discutere di nuove soluzioni e sostenere un cambiamento nell’industria tessile.

[information] visitare il sito www.fashionrevolution.org o www.facebook.com/fashionrevolutiongermany.org[/information]