A Verona la clinica dei robot

A Verona la clinica dei robot

Un nuovo giorno, una nuova storia, una nuova sfida  Tutte le avventure possiedono un antefatto. E non fa eccezione l’origine della vicenda robotica della Clinica San Francesco di Verona  – ora il Centro di Ortopedia Robotica di riferimento a livello europeo, nonché uno dei più importanti a livello mondiale – e del Dottor Piergiuseppe Perazzini.

Un nuovo giorno, una nuova storia, una nuova sfida 

Tutte le avventure possiedono un antefatto. E non fa eccezione l’origine della vicenda robotica della Clinica San Francesco di Verona  – ora il Centro di Ortopedia Robotica di riferimento a livello europeo, nonché uno dei più importanti a livello mondiale – e del Dottor Piergiuseppe Perazzini. La Clinica è all’avanguardia nella chirurgia protesica robotica di ginocchio e anca. E’ stata la prima struttura in Europa ad utilizzare il Rio della Mako, il sistema robotico più innovativo per l’impianto di protesi di ginocchio e anca.
E’ una storia che ha inizio a metà del 2010: Ripercorriamo l’incipit anche direttamente dalla voce del medico veronese. Il suo percorso di avvicinamento alla chirurgia robotica spinto dalla curiosità derivante dalla novità di questo ramo operativo e dalla consapevolezza della difficoltà di posizionare un impianto protesico compartimentale con una certa ripetitività e precisione.

“Ho saputo di tale metodica – racconta il Dottor Perazzini che sopperiva a questa difficoltà; a questi limiti nella esattezza, nella efficienza ed efficacia del posizionamento ed ho cercato di avvicinarmi per cercare di capire se avrebbe potuto risolvere tali lacune. Dalle prime informazioni che avevo ricevuto mi era forse una metodologia in grado effettivamente di colmare il gap o il limite delle tecniche preesistenti fino a quel momento. Essa prevedeva la sostituzione di uno (o più di uno) dei compartimenti del ginocchio, non di una protesi totale”.171115-170803-p96a0060

 

E in seguito a quelle prime impressioni e valutazioni il chirurgo veronese decise di intraprendere un viaggio al fine di far visita presso l’azienda MAKO a Fort Lauderdale, Florida (USA). Così inizia il suo tragitto di avvicinamento alla tecnica chirurgica grazie a delle simulazioni su ossa sintetiche di plastica (per comprendere esattamente il suo funzionamento). Oltre alla citata società nella medesima trasferta statunitense, il Dottor Perazzini presenzia a delle sessioni insala operatoria presso Fort Lauderdale e rispettivamente al seguito dei Dottori Roche e Bukall per visionare la applicazione reale sul paziente.

“ Da lì cominciai a capire quali erano le potenzialità – prosegue – feci dei controlli ambulatoriali successivi, in modo da poterne vedere anche l’effetto pratico, capii il loro approccio a questo tipo di procedura. Essi hanno evoluto il concetto di “rapidità di recupero” ottenibile con tale tipologia estremizzando in senso positivo – il concetto di priorità di ricovero al punto di dimettere il paziente nell’arco della stessa giornata, ovviamente in casi selezionati (non in tutti). Tale tipo di approccio nella realtà a me pareva fosse eccessivo, nel senso che il paziente italiano non era (o non è) ancora preparato per il tipo di orientamento: ciononostante la metodica americana ha grandi possibilità”.171115-170804-p96a0132

 

La robotica nella chirurgia protesica ortopedica di anca e ginocchio
Il medico ha illustrato nel dettaglio il sistema robotizzato Rio della ditta americana Mako Surgical. Esso rappresenta lo strumento in grado di inserire protesi al ginocchio con la tecnica mini-invasiva e all’anca con altrettanta altissima precisione, garantendo un pieno recupero in tempi ridotti rispetto alla chirurgia tradizionale. Il “padre” del citato robot e Responsabile dell’Unità Funzionale di Ortopedia della Clinica San Francesco ha effettuato 1.086 interventi con l’ausilio del ‘braccio meccanico’. Il Dottor Perazzini ha svelato i segreti e le potenzialità del robot Mako, un’occasione di aggiornamento per quegli operatori che, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione, devono seguire le patologie che colpiscono in età avanzata (in particolare quelle a carico di ossa e articolazioni), oltre alle lesioni di origine sportiva che costringono all’immobilità e ad una seconda operazione. Nell’ambito dell’anca oggi un software guida un braccio ad altissima precisione, manovrato direttamente dal chirurgo ortopedico. In tale modalità viene ridotto al minimo il margine di errore nel posizionamento della protesi, decisivo per prevenire instabilità e lussazioni della protesi stessa, frequente causa di un secondo intervento. Il programma “studia” prima dell’intervento l’articolazione da operare e i suoi dati geometrici, anatomici e biomeccanici. Questi assicurano poi una precisione millimetrica il taglio sul collo femorale, l’alesatura, la modellatura dell’acetabolo dell’anca, nonché l’impianto della protesi. Per quanto riguarda il ginocchio il sistema tratta le patologie degenerative che interessano un compartimento articolare. Viene eseguito un perfetto bilanciamento legamentoso, ottenendo un posizionamento ideale dell’impianto. La mini invasività e la scomparsa totale del dolore consentono un immediato inizio della rieducazione motoria del decorso postoperatorio. I tempi di degenza si riducono ad una media di 2 giorni e il recupero funzionale dell’articolazione diviene più semplificato. Dulcis in fundo nuove future applicazioni si scorgono per la “Clinica dei robot” di via Monte Ortigara. “Sarà presto possibile – anticipa il chirurgo ortopedico – l’intervento protesico robotico per tutte le principali articolazioni, dalla spalla, alla caviglia e anche per la protesi totale del ginocchio”. (fonte House Journal della Clinica San Francesco)
Il ‘robot chirurgo’ entra in sala operatoria anche per le protesi d’anca
L’équipe di ortopedia e traumatologia della Clinica San Francesco esegue una serie di interventi di chirurgia dell’anca per curare le patologie più invalidanti di questa articolazione. L’attività si è gradualmente sviluppata negli anni seguendo principi di innovazione tecnologica e mini-invasività. Oggi i chirurghi dell’anca della Clinica applicano artroprotesi di diversa tipologia (materiale costruttivo, disegno, accoppiamenti nelle superfici di scorrimento) e filosofia (risparmio osseo con preservazione del collo femorale e di rivestimento) ed eseguono interventi in artroscopia, una tecnica molto diffusa per le altre articolazioni ma assai meno per quanto riguarda l’anca. Questa tecnica sta dando ottimi risultati nella cura di patologie selezionate ed i chirurghi della Clinica hanno accumulato un’ampia casistica che permette di verificare l’efficacia della tecnica.foto_header_01

 

ARTROSCOPIA DI ANCA
L’artroscopia d’anca è una tecnica chirurgica che si è notevolmente sviluppata nel corso degli ultimi anni. Si tratta di una metodica che consente di valutare e trattare patologie intra ed extra articolari, avvalendosi di una telecamera e di strumenti mini-invasivi, introdotti attraverso incisioni di 5 mm di lunghezza; questo comporta un notevole risparmio di sangue ed un rispetto dei tessuti molto maggiore e di conseguenza  molto meno dolore per il paziente, oltre che tempi di ricovero più limitati. Presso la Clinica San Francesco esistono  competenze chirurgiche  e tecnologie  che consentono di eseguire tale metodica ai massimi livelli; un membro dell’equipe chirurgica, fra l’altro,  è stato fra i primi in Italia ad utilizzare l’artroscopia in un’articolazione profonda e complessa come quella dell’anca e si dedica con successo allo studio di tali patologie, attraverso un’intensa attività scientifica e congressuale. Il Conflitto Femoro-Acetabolare (FAI) rappresenta l’indicazione più frequente per un’artroscopia d’anca. Si tratta di anomalie morfologiche a carico del collo femorale e/o dell’acetabolo che, se non trattate, provocano un danno alla cartilagine articolare, sfociando inevitabilmente nell’artrosi d’anca. Il FAI, nelle sue manifestazioni iniziali, si osserva soprattutto in soggetti giovani (20-45 anni) di entrambi i sessi. È stato dimostrato che l’attività fisica intensa può predisporre al FAI, ma anche patologie dell’infanzia possono favorire l’insorgenza del conflitto. I sintomi sono caratterizzati da dolore, tipicamente in sede  inguinale, ma talvolta irradiato in regione glutea o trocanterica, provocato da manovre di flessione ed intra-rotazione dell’anca. Grazie alla tecnica artroscopica è possibile eliminare il conflitto e trattare, con la riparazione o la ricostruzione, lesioni del labbro acetabolare (simile al menisco del ginocchio), struttura fondamentale per l’integrità dell’articolazione dell’anca. L’artroscopia può essere utilizzata anche per asportare corpi mobili intra-articolari, come conseguenza di lussazione d’anca o di malattie come la condromatosi, per valutare e trattare il dolore persistente dopo l’impianto di un’artroprotesi d’anca o per eseguire release dell’ileo-psoas o del tensore della fascia lata nei casi, rispettivamente, di anca a scatto interna od esterna. Infine, in artroscopia, si possono trattare patologie legate all’instabilità dell’anca e ricostruire il legamento rotondo nei casi in cui quest’ultimo subisca una rottura provocata da un singolo o multipli traumi. In associazione o meno alla metodica artroscopica  viene utilizzata la “core decompression” nel trattamento  dell’osteonecrosi della testa femorale dell’anca; si tratta di svuotare per via percutanea sotto controllo radiologico, ed eventualmente artroscopico articolare, la zona di necrosi ossea (sofferenza circolatoria della testa femorale) creando i presupposti per una rigenerazione tissutale al fine di prevenirne il collasso strutturale. L’indicazione a questa tecnica è riservata solo ai casi iniziali di patologia.

ARTROPROTESI DELL’ANCA
L’équipe di Chirurgia dell’Anca effettua interventi di artroprotesi dell’anca per curare i casi di artrosi più gravi che portano a una riduzione importante della mobilità articolare e nelle fratture del collo del femore dell’anziano.Vengono utilizzate protesi di diversa morfologia (rette, anatomiche, a conservazione del collo, di rivestimento), prevalentemente non cementate, di diverso materiale (leghe di metalli, titanio, idrossiapatite, ecc) e con superfici di scorrimento completamente in ceramica, miste in polietilene e ceramica/metallo a seconda dello specifico caso clinico. La filosofia seguita è quella di utilizzare protesi a risparmio tissutale osseo, preservando il collo del femore grazie a design innovativi ed, in casi molto selezionati, salvando tutta la testa femorale. La grande innovazione della Clinica San Francesco  nell’ambito della protesica dell’anca sta nell’applicazione di una metodica robotica di efficacia superiore. Per approfondire le tecniche robotiche applicate vedere la pagina dedicata – Chirurgia Robotica di Anca e Ginocchio290216-163557-fotofacciataclinica01

 

La Clinica San Francesco si distingue nel panorama della sanità regionale per l’elevato grado di umanizzazione, la qualità delle prestazioni, la capacità professionale degli operatori, l’alto livello tecnologico delle apparecchiature e il massimo comfort offerto ai pazienti. La Diagnostica della Clinica San Francesco viene effettuata con tecnologie di ultima generazione. Il personale si impegna ad offrire ad ogni paziente un servizio di qualità seguendo principi di efficienza e completezza della diagnosi. I chirurghi ortopedici eseguono interventi in artroscopia, una tecnica che permette un risparmio significativo di tessuti e arreca meno disagio al paziente rispetto alle tecniche tradizionali. Presso la Clinica si eseguono interventi di chirurgia generale e vascolare. Gli interventi vengono eseguiti in sale operatorie moderne e gestite in maniera efficiente grazie ad una programmazione accurata.

Per informazioni e prenotazioni:
Telefono: 045- 8378111 – 045-8378173 dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 15.00 – E-mail chirurgiarobotica@grupposanfrancesco.it

www.clinicasanfrancesco.it

Mariella Belloni

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